Imprese e sindacati: penalizzato il Sud

01/10/2004


            venerdì 1 ottobre 2004
            sezione: IN PRIMO PIANO – pag: 2
            Imprese e sindacati: penalizzato il Sud
            Confindustria «delusa» sugli incentivi – Da Comuni e categorie alt ai tagli A fine mese documento congiunto delle parti sociali per sollecitare la fiscalità di vantaggio Gli artigiani: torna la minimum tax

            LINA PALMERINI

            ROMA • L’esordio non è stato un successo. La prima Finanziaria del ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, è stata accolta più da critiche che da consensi e — nel peggiore dei casi — da vere e proprie bocciature. Certo, una manovra da 24 miliardi di euro doveva necessariamente scontentare molti ma, l’effetto che fa, sembra superare — in negativo — ogni aspettativa. In prima linea, ci sono gli enti locali che prevedono un «blocco degli investimenti», una stretta sulle prestazioni sociali, il rischio di dover aumentare la tassazione. Ma l’allarme più forte è per il Mezzogiorno: l’assenza di risorse per lo sviluppo coalizza sindacati e Confindustria che bocciano una «deludente» Finanziaria mentre preparano un documento sul Sud da presentare al Governo. Un testo con poche priorità, tra cui una fiscalità di vantaggio (ma anche il rilancio del turismo e delle infrastrutture) che dia alle aree meridionali la spinta sufficiente per uscire dalle secche. A fine mese ci dovrebbe essere una riunione a porte chiuse — per firmare il documento — tra i vertici delle associazioni datoriali, Cgil, Cisl e Uil.

            La lista dei delusi vede in testa anche le categorie: i commercianti e gli artigiani che, nella revisione degli studi di settore, vedono rispuntare «surrettiziamente la minimum tax» e non escludono, come effetto collaterale, un aumento dell’inflazione. Così — se fino a un po’ di tempo fa — si trovava un filo diretto tra la maggioranza e la platea degli autonomi, con questa manovra si cambia scenario. Non a caso, la Lega si è schierata contro la revisione degli studi di settore. Insomma, già dalla prossima settimana, sulla manovra si aprirà una battaglia parlamentare non semplice per il Governo.

            A dipingere lo scenario più cupo, però, sono gli enti locali. «Le somme spese per le opere della legge Obiettivo sono dentro il limite imposto dal patto di stabilità, che include anche le opere cofinanziate con i fondi strutturali per lo sviluppo del Mezzogiorno», denuncia l’Anci che prevede «un generale blocco degli investimenti con cui si metterà in ginocchio l’attività di ammodernamento di molte città». Il punto è che il Governo si contraddice, osservano all’Anci, perché «mentre il Governo si batte in sede europea per avere meno vincoli sugli investimenti, a livello nazionale ne impone di sempre più stretti». Una morsa che stringe anche su altre spese, osserva l’Anci: «Ci sarebbe un accordo per un incremento dello 0,7% delle risorse per il nuovo contratto — sembra — al prezzo di un blocco delle assunzioni ancora più rigido del passato. Della copertura di questo incremento, però, nella Finanziaria non c’è traccia. Non vorremmo che anche quest’onere venisse scaricato sui bilanci dei Comuni». Più spese equivale a meno prestazioni o più tasse e, da questa equazione, i Comuni vorrebbero sottrarsi.

            Così come vorrebbero fare le province italiane, prese nel mezzo di scelte difficili. «Con questa Finanziaria, le province si troveranno di fronte alla scelta di sfondare il tetto di spesa o di bloccare gli investimenti già in fase di attuazione», dice Lorenzo Ria, presidente dell’Unione delle Province, contestando la decisione di introdurre un tetto di aumento del 4,8%, sulla base del 2003, alle spese degli enti locali. «In questi termini, è praticamente un taglio secco ai servizi e agli investimenti con effetti di paralisi sulla economia locale e sui sistemi delle piccole e medie imprese locali», insiste Ria.

            Si resta nel territorio ma questa volta con gli occhi puntati a Sud. Confindustria e sindacati usano lo stesso linguaggio, hanno le stesse preoccupazioni: legge 488, le infrastrutture. «Abbiamo valutato con delusione — si legge nel comunicato del Comitato per il Mezzogiorno di Confindustria — molte previsioni della Finanziaria che penalizzano le imprese meridionali. Particolare preoccupazione è stata espressa per i possibili effetti di blocco che il limite alla spesa potrebbe generare sulla fruizione degli incentivi della 488/92 da parte di progetti già approvati, blocco che avrebbe effetti molto pesanti sulla certezza dei tempi e sulla fiducia degli imprenditori». Non basta, per le imprese la frenata degli investimenti coinvolgerebbe tutti i settori. «È fortemente contraddittorio, rispetto ai dichiarati obiettivi di sviluppo, il limite di spesa posto anche alle infrastrutture strategiche della legge Obiettivo: tale limite — si legge nella nota confindustriale — appare ancora più penalizzante per le regioni meridionali, in considerazione dello sforzo necessario al recupero del gap infrastrutturale esistente».

            Fianco a fianco, sindacati e imprese si preparano a un negoziato serrato con il Governo. Come ha detto il vice presidente di Confindustria per il Mezzogiorno, Ettore Artioli, «il confronto che si apre ora è probabilmente l’ultima opportunità per decidere se il Sud è veramente una priorità o un facile slogan a cui non corrispondono azioni concrete». È quello che temono anche Cgil, Cisl e Uil che in una nota congiunta non fanno sconti: «La Finanziaria fa cassa tagliando le risorse per lo sviluppo del Mezzogiorno. Il risultato è di paralizzare qualsiasi attività di sviluppo del Paese e del Mezzogiorno».

            E anche le aspettative degli autonomi vengono bruciate da questa Finanziaria. «Le modifiche previste per gli studi di settore rischiano di minare alla base il patto con i contribuenti», dice il presidente di Confartigianato Luciano Petracchi mentre per il presidente della Cna, Ivan Malvasi, le nuove correzioni porteranno a un «aumento dell’inflazione. E se la manovra fosse uno spartito, si ascolterebbe la stessa musica, la stessa «colonna sonora a cui ci ha abituato il Governo dal 2001», dice il presidente della Confesercenti, Marco Venturi che, deluso, commenta «parlano di riduzione di tasse ma poi, con un tentativo occulto, cercano di riesumare la minimum tax». Ora deciderà il Parlamento se cambiare spartito e musica.