Imprese e consumatori: fiducia in rapida discesa

16/05/2005
    domenica 15 maggio 2005

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      Imprese e consumatori: fiducia in rapida discesa

        Barbara Fiammeri

          ROMA • L’Italia è ferma. Ma non da giovedì, quando l’Istat ha diffuso l’ultimo dato in cui conferma per il secondo trimestre consecutivo la diminuzione del Pil. Il male italiano ha origine assai più lontane nel tempo. E il Paese, le famiglie e le imprese, ne è consapevole.
          Scorrendo, anche rapidamente, gli indici di fiducia dell’Isae emerge che tendenzialmente gli italiani sono da tempo « pessimisti » sul loro futuro. Lo erano prima che arrivasse l’attuale Governo e lo sono stati dopo, a parte i rari picchi positivi prodotti soprattutto dalle aspettative generate da alcune novità.

          Negli anni ‘ 90 l’Italia è cresciuta mediamente dell’ 1,5% l’anno contro oltre il 2% della Ue; lo stesso è avvenuto negli anni successivi.
          Ma quel che davvero è preoccupante è la perdita di di mercato.

          Esportiamo sempre meno: sul mercato mondiale nel 1996 avevano una quota del 4,5% adesso siamo intorno al 3%; tutti gli altri nostri concorrenti hanno mantenuto o rafforzato le loro posizioni.

          Anche le ultime rilevazioni che arrivano da Bruxelles segnalano che siamo l’unico Paese che nel periodo 2002 2004 ha perso quasi l’ 1% dell’export; nessuno ha fatto peggio. Contemporanemente ristagna la domanda interna. Insomma. non vendiamo né dentro casa né fuori (contrariamente alla Germania che pur in presenza di consumi interni asfittici è nuovamente tornata a far sentire il suo peso sul mercato estero), la produzione industriale continua a scendere pericolosamente e il futuro, per ora, non promette miglioramenti a breve.

          Almeno a guardare gli indici di fiducia. Gli ultimi messi a disposizione dall’Isae ci ricordano che per le imprese manifatturiere siamo tornati ai minimi degli ultimi due anni e in particolare al luglio 2003. A determinare il calo è soprattutto la caduta degli ordini che si conferma marcata sia sui mercati interni che su quelli esteri. Lo stesso era avvenuto nel 2003 e, risalendo ancora più indietro, nel 1999 e nel 1996. Analogo andamento si presenta sul fronte del commercio. A risentire della crisi in atto non sono solo i dettaglianti ma anche la grande distribuzione che da un mese all’altro ha fatto registrare una perdita di circa otto punti. E se il pessimismo è forte tra produttori e commercianti lo è ancor di più tra i consumatori. Nonostante una lieve risalita del clima di fiducia riscontrato nel mese di aprile ( sempre secondo le indagini Isae), da metà del 2002 si assiste a una discesa rapida dell’indice che si è riavvicinato ai valori dei primi anni ‘ 90.

          Questa perdita di fiducia costante è probabilmente legata non solo a problemi congiunturali. C’è come una generale consapevolezza di essere all’interno di un processo di cambiamento e di non governarlo in alcun modo. Il Paese è fermo non solo economicamente. Il declino demografico non accenna a diminuire e viene tamponato esclusivamente grazie all’afflusso e alle nascite degli immigrati. L’Italia è un Paese che invecchia e che ha deciso di non scommettere sul futuro: l’ultimo censimento del 2001 ci comunica che su 57 milioni soltanto 8 milioni hanno meno di 15 anni.