Imprese di pulizia: Quando non bastano tre anni di trattative

08/05/2001

 
 











Quando non bastano tre anni di trattative



Il caso di 600.000 lavoratori delle imprese di pulizia. I ritardi degli imprenditori, inventori di appalti e subappalti

MILANO. L’oro del contratto-lumaca spetta alle imprese di pulizia, 600 mila addetti da tre anni e mezzo in balìa di imbattibili (per fantasia) pretesti dilatori delle imprese. Poi tocca a metalmeccanici (1 milione e mezzo), studi professionali (negoziato interritto), ferrovie (113 mila), enti locali (600 mila), commercio (oltre 1 milione), alimentari (350 mila), aziende elettriche, gas, acqua e artigianato.

Il contratto delle pulizie è un «caso» emblematico sia perché vera artista del rinvio che ha tenuto in scacco il contratto è la stessa Confindustria che detta legge, sia perchè, a sua volta, la tecnica dilatoria nasconde il motivo «inconfessabile» di non intacccare i lauti e facili guadagni di un mare di appalti e subappalti. Prova ne sia che, dopo tre anni di inutile round, il sindacato è riuscito a «snidare» gli imprenditori grazie a Salvi il quale, picchiando sul tavolo il pugno ministeriale, ha stoppato i finti melodrammi padronali. Ma – cronaca fresca del 4 maggio – una volta definiti i punti essenziali della possibile intesa (niente di proibitivo, si poteva fare già tre anni fa), il confronto si è subito arenato sul problema dell’inquadramento. Dice il segretario nazionale Filcams, Carmelo Romeo: «Le aziende hanno inventato l’istituto del sotto-inquadramento di massa, pretendono di retrocedere di livello la stragrande maggioramza degli addetti. Ipotesi per noi inaccettabile, al pari della richiesta di introdurre il doppio regime tra gli attuali e i futuri dipendenti». Se la trattativa, subito interrotta, può riprendere oggi stesso, è perchè il ministro lo ha preteso. Chiede Romeo: «Le imprese vogliono o meno il contratto? Possono dichiarare che lo vogliono, ma nel contempo possono rifiutarlo ponendoci di fronte a condizioni inaccettabili».

Oggi si apre anche la seconda sessione plenaria in Confindustria con la Federalimentari per il contratto dei 350 mila alimentaristi. Spiega il segretario generale Flai-Cgil, Franco Chiriaco, che la richiesta di 140 mila lire vuole recuperare l’inflazione. A differenza dei metalmeccanici, la categoria non chiede la produttività di settore. Chiriaco si attende che gli imprenditori riconoscano il recupero dell’inflazione, la quale, quand’anche restasse ferma da qui a fine anno, non potrà scendere al di sotto di 2,3 punti.

Infine il rinnovo del contratto del commercio. Ieri pomeriggio sono ripresi i confronti, a livello informale, tra le segreterie dei sindacati e le associazioni delle aziende.

g.lac.

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