Imprese 200mila posti a rischio

19/05/2010

Nel settore industria non è ancora scattato il ”cessato allarme”. Tutt’altro. Perché nei prossimi due, tre anni soltanto una impresa su tre potrà uscire dalla crisi e riportarsi in linea di volo. Queste le previsioni della Cisl che ieri ha presentato un rapporto preoccupato e preoccupante sullo stato del settore e che chiede la stipula di un immediato ”Patto sociale” con gli altri sindacati, la Confindustria e il governo per uscire dal pantano. Rapporto, ovviamente, corredato dai numeri: 350.000 posti cancellati in poco meno di un biennio (dal primo trimestre del ’98 allo scorso febbraio); 600.000 persone coperte dal paracadute degli ammortizzatori sociali; altre 150.000-200.000 che il posto di lavoro rischiano di perderlo. Proprio perché il nostro sistema industriale non ha o non è messo nelle condizioni di agganciare la ripresa. Il saldo negativo di posti diventa ancora più pesante se si mettono in conto anche quelli perduti negli altri comparti: il totale arriva a 659.000.
La crisi ha colpito il cuore industriale dell’Italia, cioè Lombardia e Piemonte. La prima regione con il 25,2% degli occupati dipendenti e ed il 35,2% di cassa integrazione; la seconda con il 9,9% degli occupati ed il 16,6% di cassa. In sofferenza naturalmente anche il Mezzogiorno, Puglia e Basilicata in particolare. E poi il Lazio con il 4,9% di occupati e il 7% di ore di cassa. Nel settore metalmeccanico è concentrata la quota più rilevante di cig sia nel 2008 (41,1%) che nel 2009 (55%). Complessivamente la situazione economica è ancora assai pesante: in circa due anni, cioè dall’aprile del ’98 al febbraio scorso, l’industria ha perso il 20% di produzione, il 22% di fatturato e il 24,5% di ordinativi mentre nel 2009 il fatturato estero del comparto manifatturiero si è ridotto vistosamente del 21%. A testimoniare le grandi difficoltà i numeri relativi alla cassa integrazione: il settore metallurgico denuncia un aumento quasi esponenziale di ore autorizzate di cig, ordinaria e straordinaria, con un +854,7%; segue quello meccanico (+411,1%), del legno (+363,3%) ed infine quello chimico, petrolchimico, materie plastiche (+308,1%). Il comparto metalmeccanico concentra la quota più rilevante di cig sia nel 2008 (41,15) sia nel 2009 (55%).
La nostra industria, ha gambe deboli e se non sarà aiutata – lo hanno sottolineato il leader della Cisl Bonanni e il segretario di categoria Luigi Sbarra – rischierà di restare in panne». Servirebbero sostegni alle infrastrutture, nuove politiche del lavoro, deroghe ai patti di stabilità locali. Ma soprattutto una adeguata lotta all’evasione fiscale. «Si tratta – ha puntualizzato Bonanni – di sconfiggere la tendenza al galleggiamento ed alla rassegnazione e di stimolare le migliori energie per coordinare i propri sforzi per un traguardo comune. Il Paese si salva solo con la collaborazione di tutti e non con i continui, inutili litigi».