Imprenditori di se stessi sogno segreto degli italiani

18/10/2004

            domenica 17 ottobre 2004
            pagina 14

            Indagine Demos Coop per l´Osservatorio sul capitale sociale
            Imprenditori di se stessi sogno segreto degli italiani
            Ma dal lavoro vogliono sicurezza e soddisfazione

            Sempre più bassa l´attrazione per l´occupazione nelle imprese
            Il 29% punta a un posto fisso e il 15% cerca un buon stipendio ma sono anche importanti l´ambiente e i colleghi
            Maggiore disponibilità a liberarsi di vincoli tradizionali come la rigidità degli orari e retribuzioni prestabilite

            LUIGI CECCARINI

            E´ un rapporto complesso quello che lega gli italiani al lavoro. Segno, probabilmente, delle incertezze e delle trasformazioni che lo caratterizzano. I cittadini appaiono divisi tra la ricerca della sicurezza e la domanda di soddisfazione. Aperti alla flessibilità e al mercato, ma attenti alle garanzie dell´impiego pubblico. E´ forte, come sempre, l´aspirazione a "mettersi in proprio" e bassa l´attrazione di un lavoro nelle imprese. La globalizzazione è vista come opportunità per il lavoro. Ma fenomeni ad essa legati – la delocalizzazione e l´immigrazione – suscitano sentimenti di paura e di incertezza. Neanche la valutazione dei contratti atipici stimola un comune sentire. Questo, in sintesi, emerge dalla 5° indagine dell´Osservatorio sul Capitale sociale degli Italiani – curato da Demos per COOP – che si è concentrata sul tema del lavoro come aspetto rilevante nelle relazioni sociali.

            La professione ideale secondo gli italiani dovrebbe anzitutto dare soddisfazione (44%) e permettere di lavorare insieme a persone con cui ci si trova bene (11%). Ma del lavoro, gli italiani, non considerano solo la qualità: cercano anche la sicurezza. Quasi la metà di essi valorizza gli elementi che forniscono certezze materiali. Un lavoro "sicuro" (29%), un buon stipendio (15%). Ma gli italiani quale professione sceglierebbero, se fosse loro possibile? Anzitutto l´attività indipendente, un lavoro in proprio (31%) o la libera professione (23%). Oltre la metà, quindi, se potesse, non lavorerebbe "sotto padrone". Realisticamente, mirano al lavoro autonomo coloro che già lo fanno; inoltre, coloro che hanno un titolo di studio basso e provengono da una famiglia operaia o del ceto medio autonomo. La libera professione, invece, è ambita da persone con una posizione sociale elevata. Un quarto degli intervistati, inoltre, aspira ad un posto pubblico (27%). Di conseguenza, gli italiani orientati alle dipendenze di un artigiano o di una impresa industriale – piccola o grande – si riducono al 20%. Particolarmente limitata è la componente che pensa a un´occupazione nella piccola impresa o presso un artigiano (5%).

            L´idea della flessibilità ottiene un consenso piuttosto ampio. Gli italiani appaiono disponibili a liberarsi di alcuni vincoli tradizionali del lavoro, come tempo e retribuzione prefissati. L´indagine Demos-COOP ha registrato l´inclinazione dei cittadini, specie dei più scolarizzati, a superare la rigidità dell´orario (62%) e dello stipendio (53%), se agganciati, però, a degli obiettivi da raggiungere. Ampia, ma meno diffusa, è la flessibilità rispetto allo spazio; scende intorno al 42% la componente che preferirebbe un lavoro che si possa svolgere, almeno in parte, da casa. E sempre quattro su dieci sono gli italiani che considerano positivo cambiare professione più volte nel corso della vita.

            La flessibilità nell´orario di lavoro di fatto esiste già. Un italiano su cinque lavora in media meno di 36 ore la settimana. Le classiche 40 ore, invece, sono una prerogativa del 29% dei cittadini. La quota si allarga al 54% se consideriamo la fascia delle 36-45 ore lavorative settimanali. Vi è infine un gruppo consistente (22%) che lavora oltre 45 ore, specie tra gli artigiani.

            Il lavoro tuttavia non è solo flessibilità e impegno quotidiano, ma è anche un fattore di considerazione sociale e di definizione dell´identità personale. A questo proposito si registra un 37% di lavoratori che ritengono il prestigio del proprio lavoro in declino. In particolare gli operai e i lavoratori autonomi (40% circa). Riconoscono, invece, di godere di uno status più prestigioso rispetto al passato i professionisti e gli imprenditori. Peraltro è interessante osservare che i "perdenti" nel lavoro si concentrino particolarmente nell´elettorato dei partiti di centro-sinistra. Il contrario avviene fra gli elettori di FI e di AN.

            Diverso è l´atteggiamento espresso dagli italiani verso alcuni fenomeni che caratterizzano il lavoro. L´evoluzione tecnologica, l´integrazione europea, il telelavoro sono percepiti, prevalentemente, come opportunità. Anche la globalizzazione – considerata come internazionalizzazione dei rapporti e sviluppo degli scambi commerciali – è valutata positivamente. Al contrario, l´immigrazione e in particolare la delocalizzazione delle imprese sono viste come minacce per il futuro dell´occupazione. Si tratta di processi che turbano anzitutto i lavoratori adulti e con minori competenze culturali e professionali, mentre preoccupano di meno i giovani e gli studenti. Infine, verso i contratti temporanei nell´opinione pubblica emergono orientamenti contrastanti. Da un lato, sono considerate un´opportunità (in particolare dagli imprenditori e da chi ha meno di 45 anni), dall´altra una minaccia, specie dai soggetti più deboli nel mercato del lavoro; quelli con un basso titolo di studio o i più anziani.