Impianti Fiat fermi Sciopero per Termini

04/02/2010

Si sono fermati in ogni stabilimento, i lavoratori della Fiat, per difendere il loro futuro in un’azienda che guarda sempre più all’estero. Tutti con lo sguardo rivolto al Sud, dove l’esito della battaglia sindacale, industriale e politica che si combatte a Termini Imerese è destinata a pesare, nel bene o nel male, sull’avvenire nazionale dell’intero gruppo. Quattro ore di stop, dunque, recependo in pieno l’appello alla mobilitazione delle organizzazioni dei metalmeccanici, Fim, Fiom, Uilm e Fismic, in tutti gli stabilimenti del Lingotto contro il piano industriale e contro, appunto, la chiusura dello stabilimento isolano. Uno sciopero che secondo la Fiom ha registrato «significative adesioni che si collocano, nei vari stabilimenti, tra il 50 e l’80% con punte superiori in alcune fabbriche ». Per il coordinatore nazionale auto del sindacato, Enzo Masini, «l’incantesimo si è rotto. La buona adesione che ha avuto lo sciopero e, in particolare, la forte partecipazione che ad esso hanno dato i lavoratori più giovani negli stabilimenti in cui sono presenti in misura significativa, ci dice che i dipendenti del gruppo hanno compreso come all’immagine positiva che circonda il management Fiat non corrisponde una realtà altrettanto positiva per il futuro industriale del gruppo in Italia».
La protesta è stata più dura a Termini dove alla protesta si è sommata la tensione per l’incontro di domani al ministero dello Sviluppo, da cui dovrebbero emergere i dettagli sulle proposte d’interesse per la fabbrica siciliana presentate da alcuni gruppi e fondi d’investimento. E così, i lavoratori siciliani della Fiathanno aderito per oltre l’80%, determinando il blocco della produzione. Gli operai hanno incrociato le braccia dalle 10 alle14 e dalle18alle 22, e in mattinata hanno partecipato al sit-in davanti ai cancelli della fabbrica, dove era presente il leader della Fiom, Gianni Rinaldini. «Termini Imerese non può chiudere – ha detto – in Italia non esiste una sovracapacità, anzi il nostro Paese, in Europa, è l’unico, tra quelli industrializzati, a importare auto perché se ne producono poche rispetto alla richiesta di mercato ». E ha avvertito: «Sergio Marchionne deve sapere che l’immagine della Fiat non rimarrà quella che il gruppo di Torino sta esportando all’estero, si aprirà uno scontro sociale forte». Quanto al governo, nell’ambito del piano di riorganizzazione di Fiat, per il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, «c’è spazio anche per Termini Imerese». Peccato, che sia seguita una frase ambigua: «Siamo pronti ad intervenire con gli ammortizzatori sociali». Scajola ha poi affermato che «se Fiat dovesse confermare la decisione di fermare la produzione, si lavorerà a una diversa indicazione industriale che eviti la chiusura». Sull’ipotesi, però, Rinaldini è stato netto: «Fiat e governo sappiano che non ce ne frega niente di supermercati Auchan, Ikea o strutture cinematografiche. A noi interessa che a Termini si facciano auto».