Immigrazione. Sanatoria, intesa in vista sui contratti

06/09/2002



          6 settembre 2002


          NORME E TRIBUTI
          IMMIGRAZIONE
          Sanatoria, intesa in vista sui contratti


          ROMA – Si lavora a un compromesso tra "centristi" e Lega Nord per definire le modalità della sanatoria degli immigrati che lavorano in nero nelle aziende, ultimo scoglio da superare prima dell’entrata in vigore della legge Bossi-Fini. Il testo del decreto legge che verrà esaminato questo pomeriggio dal Consiglio dei ministri potrebbe contenere una formulazione in base alla quale si prevede la possibilità di regolarizzare con 800 euro gli extracomunitari occupati in nero ai quali, d’ora in poi, si applicherà un contratto con una durata almeno pari al periodo di validità del permesso di soggiorno, o almeno a un anno. Ebbene, per il ministro del Welfare Roberto Maroni questo equivarrebbe a un contratto a «tempo indeterminato». E anche i "centristi", che con l’emendamento Tabacci avevano sollevato il problema, potranno dirsi soddisfatti perché un anno è pur sempre un tempo determinato. Insomma, la soluzione messa a punto verrebbe incontro sia alle preoccupazioni della Lega (limitare la regolarizzazione solo a chi è assunto a tempo indeterminato) sia alle richieste dei "centristi" secondo i quali non si può far fallire la regolarizzazione e non si possono creare situazioni di disparità tra lavoratori italiani e stranieri, come segnalato anche dal segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, che ha accusato ieri Maroni di «cinismo». Non è escluso che il compromesso si possa tradurre in un esplicito richiamo nello stesso testo del decreto sia alla formula del «contratto a tempo indeterminato» cara a Maroni sia a quella del «contratto di almeno di un anno» cara ai "centristi". Anche di questo hanno parlato a lungo ieri, al termine del Consiglio dei ministri convocato per il varo del Dl taglia-spese, il responsabile delle Politiche comunitarie e massimo esponente dell’Udc, Rocco Buttiglione, con il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, incontro poi allargato al ministro dei Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, e al sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano. Un incontro che svela le nuove strategie dei "centristi": puntare a un rapporto più stretto sull’immigrazione con Alleanza nazionale nel tentativo di contrastare i ripetuti attacchi della Lega Nord. In effetti, il clima tra Lega e Udc resta ancora teso. Il ministro Buttiglione ha respinto al mittente le critiche della Lega al presidente della commissione Attività produttive della Camera, Bruno Tabacci. «Mi aspetterei dalla Lega – ha detto Buttiglione – più rispetto per i colleghi della maggioranza che conducono una difficile battaglia per trovare giusti punti di equilibrio e fare leggi accettabili dalla coscienza del Paese. Basta con questo culto della volgarità». E, sulla regolarizzazione, Buttiglione ha osservato che «c’è un abisso sempre più ampio fra quello che si dice al Bar Padania e quello che domandano gli imprenditori e la gente». Cauto è apparso anche il capogruppo dei centristi alla Camera, Luca Volontè. «Il compromesso che si profila – ha spiegato – non risponde del tutto ai termini dell’accordo fatto alla Camera per ottenere il ritiro dell’emendamento Tabacci, ma non risponde neppure all’assurda idea di creare una disparità di trattamento tra lavoratori italiani ed extracomunitari, che si produrrebbe limitando la regolarizzazione a chi è assunto a tempo indeterminato». A dare man forte ai "centristi" è intervenuto anche il responsabile immigrazione di An, Giampaolo Landi di Chiavenna, secondo il quale «se vogliamo realisticamente procedere alla regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari impegnati nelle aziende italiane è necessario non limitare il processo alla stipula di soli contratti a tempo indeterminato». Ma «quando si arriva agli scontri duri bisogna pur dire da che parte si sta» ha commentato il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ieri in visita a Treviso per esprimere solidarietà al sindaco leghista, Giancarlo Gentilini, dopo la vicenda dell’occupazione del sottoportico del Duomo da parte di una decina di extracomunitari sfrattati dalle loro case. Eppure il mondo del lavoro chiede la presenza di immigrati, specie in agricoltura. Il ministro delle Risorse agricole, Gianni Alemanno, ha rassicurato ieri al Coldiretti che la nuova legge sull’immigrazione non ostacolerà l’ingresso degli stagionali il cui flusso «sarà perfettamente rispondente alle esigenze delle imprese agricole delle diverse regioni».
          Gerardo Pelosi