Immigrazione «mal gestita»

24/05/2004


          sezione: NORME E TRIBUTI
          data: 2004-05-22 – pag: 29
          autore: MANUELA PERRONE
          La Corte dei conti sulla legge Bossi-Fini

          Immigrazione «mal gestita»

          ROMA • Ritardi, inadempienze, provvedimenti provvisori, scarsa programmazione e inadeguata valutazione delle possibilità di garantire sostegno e integrazione a chi arriva in Italia.

            Nella relazione sulla gestione 2002-2003 delle risorse per l’immigrazione, depositata ieri, la sezione di controllo della Corte dei conti affonda il coltello nei "buchi neri" della legge Bossi-Fini. Molte le ombre segnalate dalla magistratura contabile, legate «alla sottovalutazione dell’impegno necessario per attuare la legge, in termini di risorse finanziarie, umane e strumentali». Poche, di contro, le luci, come i segnali di miglioramento dei centri di permanenza temporanea e del rapporto tra gli irregolari trattenuti e quelli rimpatriati.

            Le cifre: al 31 dicembre scorso, gli extracomunitari in possesso di un permesso di soggiorno valido erano 2.193.999. Circa 153mila gli stranieri allontanati, a fronte di 256mila rintracciati in posizione irregolare. Gli immigrati regolarizzati in base alla legge e al Dl 195/02 sono stati 703mila. Nella torta della spesa, "vince" l’attività di sicurezza e contrasto, costata oltre 230 milioni. Circa 102 milioni sono stati spesi per iniziative di sostegno all’immigrazione, più di 40 per la regolarizzazione.

            Un pacchetto di risorse cospicuo, ma mal gestito, secondo la Corte. Tre i mali sotto accusa: «Transitorietà, provvisorietà ed emergenza». La legge 189/02 va completata «con l’indispensabile normativa secondaria di dettaglio e con ulteriori interventi sul piano organizzativo». I ritardi nascono soprattutto «dalla difficoltà di raggiungere le necessarie intese tra le amministrazioni statali competenti, le Regioni e gli enti locali».

            Risultato? «Un approccio step by step», un ricorso eccessivo a ordinanze di protezione civile (otto da marzo 2002), frequenti deroghe alla normativa e una gestione «d’emergenza».

            La maggiore sottovalutazione ha riguardato proprio la regolarizzazione. Dei 40 milioni spesi, solo 18 sono arrivati dal contributo forfettario pagato dai datori di lavoro. «Che — sottolinea la Corte — avrebbe invece dovuto costituire il principale mezzo di copertura dell’operazione». Costringendo a ricorrere ai fondi extra previsti dal Dl 195/02 e agli ordinari stanziamenti di bilancio del ministero dell’Interno.

            A scombinare i piani, il numero di richieste di regolarizzazione, ampiamente superiore alle attese. Al 12 gennaio scorso, su 705.403 istanze presentate, dovevano esserne esaminate ancora 5.525. Quelle trattate sono state accolte al 90 per cento. Sui tempi lunghi impiegati per analizzare le domande, la Corte è più indulgente. E loda le misure «che hanno sopperito alla sottostima degli oneri»: lo sportello unico nelle prefetture, il coinvolgimento delle Poste e il ricorso a prestazioni di lavoro interinale da parte di Lavoro e Interno.

            Non ha funzionato il supporto informatico. Conseguenze: il rinvio dei rilievi dattiloscopici per gli immigrati da regolarizzare; l’inadeguatezza del sistema per l’esame delle richieste d’asilo; il forte ritardo nella realizzazione della sala operativa della direzione generale per l’Immigrazione del dipartimento di Pubblica sicurezza; il mancato avvio dell’anagrafe annuale informatizzata al ministero del Lavoro. Pollice verso anche sulla determinazione dei flussi migratori, avvenuta per lo più confermando le quote degli esercizi precedenti. «Di nessun ausilio» l’affidamento a Italia Lavoro Spa della creazione di un modello per gestire i flussi.

            Nella lotta all’immigrazione clandestina, sembra premiare la strategia di puntare sulla cooperazione bilaterale con gli Stati d’origine. Quanto al sostegno agli immigrati regolari, invece, la Corte critica la carenza di programmazione per l’impiego del "Fondo politiche migratorie". Da ultimo, la nota dolentissima dei richiedenti asilo e dei rifugiati, «seriamente penalizzati» dalla mancata realizzazione dei centri di ospitalità e dai tempi lunghi per ottenere lo status di rifugiato. Per loro, afferma la Corte, si impongono «rimedi urgenti».