Immigrazione. La sanatoria chiude un occhio sulla casa

16/09/2002





14 settembre 2002

NORME E TRIBUTI
IMMIGRAZIONE
La sanatoria chiude un occhio sulla casa

Prende forma la circolare del ministero del Welfare sull’emersione di colf, badanti e lavoratori subordinati extracomunitari irregolari


ROMA – Salvo palesi anomalie, non sarà fatto nessun controllo né sulle condizioni economiche del datore di lavoro domestico né sull’alloggio offerto all’extracomunitario da regolarizzare. È quanto precisa la bozza di circolare del ministero del Lavoro e delle politiche sociali – pronta per l’inizio della prossima settimana – che dà, tra l’altro, il definitivo via libera ai contratti di lavoro part time e l’addio anticipato al libretto di lavoro. Controlli con il contagocce. Al momento della stipula del contratto di soggiorno l’operatore della direzione provinciale del Lavoro «non è previsto che debba curare alcun approfondimento né sulla capacità economica o sulle esigenze del datore di lavoro né sulle caratteristiche dell’alloggio offerto». Questo sia «in ragione della natura speciale della legge, sia perché la dichiarazione di emersione o legalizzazione avviene su rapporti di lavoro già in corso; è da ritenere pertanto che la parte datoriale sia nelle condizioni economiche per assicurarne la prosecuzione». Nessun controllo, quindi, ma non in tutti i casi. La bozza di circolare precisa infatti che «nonostante la legge non preveda espressamente la verifica della capacità reddituale del datore di lavoro, vista l’importanza di questo criterio (di cui verosimilmente si occuperà l’emanando regolamento di attuazione), particolare attenzione dovrà essere posta ai casi che sollevano dubbi sull’effettività dei rapporti di lavoro che si vorrebbero fare emergere». Potrebbe, per esempio, essere il caso «di un numero abnorme di rapporti dichiarati da un solo datore di lavoro». Ma si tratta di ipotesi «da circoscrivere ai casi palesemente suscettibili di simulazione» di fronte alle quali l’incaricato dovrà sospendere i propri adempimenti, accantonare la pratica e rimetterne l’esame all’ufficio di appartenenza. I tre mesi prima della legge Bossi-Fini. Come già precisato dal ministero dell’Interno (circolare 14 del 9 settembre 2002), la circolare del ministero del Lavoro confermerà poi l’interpretazione restrittiva sulla durata del rapporto di lavoro ai fini della regolarizzazione. E sottolineerà così che questo «deve essere iniziato almeno tre mesi prima dell’entrata in vigore della legge 189/02 ed essersi svolto con continuità in quel lasso di tempo». Visto che la legge Bossi-Fini è entrata in vigore il 10 settembre 2002, questo significa che il rapporto di lavoro deve essere iniziato tra le parti almeno dal 10 giugno scorso. Lo sportello polifunzionale. Quanto alla fase conclusiva della procedura – quella cioè della stipula del contratto di soggiorno e del rilascio del permesso di soggiorno – in ogni prefettura verrà costituito uno "sportello polifunzionale". Al quale collaboreranno le direzioni provinciali del Lavoro, mentre a livello centrale, a breve, sarà attivato un servizio di call center in grado di assicurare la massima assistenza a tutti gli interessati. Via libera al part time. La bozza di circolare ricorda che il datore di lavoro può stipulare con il lavoratore il contratto di soggiorno per lavoro subordinato a tempo indeterminato o di durata minima di un anno. E mentre viene così indirettamente confermata l’esclusione delle collaborazioni coordinate e continuative, la porta del part time sembra aprirsi definitivamente. La bozza richiama infatti genericamente le previsioni dei contratti collettivi nazionali di riferimento e richiede, nel contratto, l’orario di lavoro (richiesta inutile in caso di tempo indeterminato). Il libretto di lavoro. La bozza di circolare del Lavoro precisa infine che durante la procedura di regolarizzazione sono sospesi gli obblighi di rilascio del libretto di lavoro. «È noto – vi si legge infatti – che sta per giungere a conclusione l’iter procedurale che abroga la relativa disciplina». L’eventuale richiesta del libretto potrebbe dunque rivelarsi inutile e «comunque il mancato rilascio in sede di stipula del contratto non pregiudica l’instaurazione del rapporto di lavoro».
N.T