Immigrazione, duello nella Cdl

26/11/2001

Il Sole 24 ORE.com


    Sulla sanatoria per le colf l’aut-aut della Lega Nord – Ma il Ccd-Cdu avverte: già pronti gli emendamenti

    Immigrazione, duello nella Cdl
    Il ministro Scajola: la nuova legge è buona, ma è aperta a modifiche – La Cisl: 700mila i domestici in nero
    Marco Ludovico
(NOSTRO SERVIZIO)

ROMA – Duello nella maggioranza sul Ddl immigrazione. Il testo è in discussione al Senato, dove stanno emergendo le differenze all’interno della Casa delle libertà. La Lega respinge ogni forma di sanatoria. Su posizioni analoghe – meno intransigenti – Alleanza nazionale. Il Ccd-Cdu, invece, chiede norme per regolarizzare alcune categorie di lavoratori, come le colf. Così Forza Italia ha il ruolo di ago della bilancia, in una materia politicamente molto delicata. E non è un caso che ieri, sull’argomento, siano intervenuti due ministri azzurri. «È una buona legge che potrà permettere di gestire bene il fenomeno, ma è una proposta in fase di discussione e aperta a modifiche», ha detto Scajola, responsabile degli Interni. Mentre Antonio Marzano, ministro delle Attività produttive, ricorda che la posizione del Governo italiano in tema di immigrazione «è sostanzialmente quella di tutti i Paesi di approdo dei flussi migratori». E precisa: «Nessun Paese, neppure gli Stati Uniti, è in grado di ospitare un numero illimitato di persone». Per ora, siamo alle schermaglie iniziali, ma sono colpi di sciabola e non di fioretto. Ieri il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha avvertito: «Siamo nettamente contrari a ogni forma di sanatoria per gli extracomunitari irregolari». Una conferma della posizione dura di Umberto Bossi, vicepresidente del Consiglio e leader della Lega. Ma la dichiarazione del ministro del Welfare è anche una risposta alle manovre del Biancofiore. Spiega Maurizio Eufemi, vicepresidente del Ccd-Cdu al Senato: «Presenteremo due emendamenti. Il primo riguarda la figura dello sponsor, cioè un datore di lavoro o un’associazione imprenditoriale che garantiscano l’assunzione di un lavoratore immigrato in base alle necessità d’impresa. Il secondo emendamento fa riferimento a situazioni già diffuse e consolidate che – sottolinea Eufemi – vanno regolarizzate. Certo, occorre mettere paletti precisi, non vogliamo una sanatoria». Osserva però Maroni: «Non siamo disposti a fare eccezioni. So bene che molte famiglie hanno domestiche straniere non in regola, ma non è detto che le colf debbano essere per forza straniere. Io, per esempio, ho cercato a lungo, ma alla fine sono riuscito a trovare una ragazza italiana. Non è vero, quindi, che non ci sono più italiane disposte a svolgere questo tipo di lavoro». La posizione del Biancofiore è in qualche modo richiamata dalle dichiarazioni fatte ieri dalla Cisl: «C’è in Italia un universo che riguarda 500-700 mila immigrati che lavorano a tempo pieno, curano i nostri vecchi e comportano, per il sistema pubblico, un notevole risparmio economico, visto il ruolo di assistenza sociale che svolgono». E si tratta, precisa la Cisl, di lavoratori in nero: «Un sottobosco di clandestinità e di irregolarità a cui sono condannati centinaia di migliaia di persone». Sul Ddl immigrazione la prossima settimana la commissione Affari costituzionali svolgerà una serie di audizioni delle associazioni imprenditoriali, dei sindacati e dei presidenti degli Enti locali. «Il testo non è blindato e anche noi proporremo dei miglioramenti», dice Andrea Pastore (Forza Italia), presidente della commissione. Le scelte finali del partito di Silvio Berlusconi, però, saranno prese probabilmente nei prossimi giorni, anche perché dovrebbero essere decisive nella discussione di un testo più o meno "drastico" nei confronti dell’immigrazione. Anche dentro Alleanza nazionale ci sono diverse "anime", benché le differenze siano abbastanza sfumate. Una posizione di equilibrio è tenuta da Alfredo Mantovano, sottosegretario al ministero dell’Interno. Le norme del Ddl, dice il sottosegretario, «non sono i 10 comandamenti, si tratta di un testo assolutamente perfettibile ma che ha una sua coerenza logica. Certo, non portano ad alcun risultato né chiusure xenofobe né quel comodo atteggiamento che ignora volontariamente nei fatti i problemi connessi all’immigrazione fino a quando i clandestini non rappresentano un pericolo». Secondo Mantovano, «un obiettivo importante è ridurre a ipotesi assolutamente marginali le intimazioni e rendere effettive le espulsioni. Questo orientamento, d’altra parte, si sta già realizzando. Tra il 15 giugno e il 15 ottobre 2001, nei primi mesi del nuovo Governo, gli allontanamenti effettivi sono aumentati: 28.667 rispetto ai circa 21 mila dello stesso periodo dell’anno precedente, mentre le intimazioni sono diminuite». Più severo è Giuseppe Valditara, capogruppo di An in commissione: «In base ad accordi bilaterali si potrebbe stabilire, per esempio, che i clandestini che hanno subito una condanna penale, oltre a essere espulsi, scontino la pena nel paese di origine. Lo sfruttamento dei minori, inoltre, va sanzionato in modo più esteso. Il testo approvato dal Governo è valido, ma è indubbiamente da migliorare».
Sabato 24 Novembre 2001

 
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