Immigrati, un bollino rosso da cancellare

12/03/2003

              mercoledì 12 marzo 2003
              Italia
              Immigrati, un bollino rosso da cancellare
              Il centrosinistra: via la circolare sulle espulsioni immediate e senza appello. I legali: è incostituzionale

              Massimo Solani
              ROMA Li hanno prelevati da casa nel silenzio assoluto, e portati nel centro di detenzione temporanea senza che avessero possibilità di capire cosa gli stesse succedendo.
              Il loro caso, però, ora sta provocando molto rumore tanto negli ambienti legali quanto nei corridoi del Parlamento.
              Aspra battaglia, infatti, ha promesso un pool di legali del capoluogo
              lombardo che in queste ore sta contestando gli atti della Questura milanese minacciando addirittura di intraprendere delle azioni legali contro gli ufficiali pubblici. Quello che è accaduto, sostengono
              infatti i legali che si stanno occupando degli oltre 20 casi degli
              immigrati in attesa di regolarizzazione ed espulsi, è un atto costituzionalmente illegittimo visto che ai «detenuti» nel centro
              di permanenza temporanea non si è nemmeno presentato
              un magistrato per convalidare il provvedimento.
              Un fatto che, spiegano, violerebbe quanto specificato nell’articolo 13
              della nostra Costituzione dove si specifica che «La libertà personale è inviolabile.
              Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della
              libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge». Ma non finisce qui: il pool di avvocati, infatti, sta preparando una serie di ricorsi in Cassazione
              per quei (rari) casi in cui l’udienza di convalida c’è stata, mentre allo studio c’è anche un azione legale per discriminazione razziale.
              Gli ufficiali pubblici nell’esercizio delle proprie funzioni, stando
              a quanto sostenuto dagli avvocati, potrebbero aver infatti omesso, o compiuto, degli atti lesivi della persona soltanto per motivi razziali.
              Ma se una battaglia minaccia di accendersi sul fronte legale, già in piena deflagrazione è il fronte politico della vicenda. Se infatti i deputati Giuliano Pisapia di Rifondazione Comunista e Luana Zanella dei Verdi avevano già presentato una interrogazione urgente al ministro
              dell’Interno, non meno infuriati sembrano i loro colleghi della Margherita Nando Dalla Chiesa, Mario Cavallaro e Marina Magistrelli che hanno invece depositato una interpellanza che contesta
              il fatto che «le espulsioni vengano eseguite senza una udienza di convalida».
              «Un conto è la Bossi-Fini, un conto le forzature che di essa si fanno sull’onda di un clima molto più ostile di quanto non emerga da un testo uscito dalle Camere alleggerito grazie alla tenacia dei
              centristi e dell’opposizione – ha spiegato Dalla Chiesa -. Ma è proprio grazie a questo clima che delle badanti vengono prelevate da casa senza poter portare con sè nemmeno un cappotto e successivamente
              espulse. Già sulla Bossi-Fini pesavano dei dubbi di incostituzionalità;
              queste circolari ministeriali, poi, sono completamente al di fuori della Costituzione».
              Una opinione che si lega strettamente a quanto dichiarato da Livia Turco, responsabile welfare dei Ds, che ha chiesto il ritiro della circolare del dicembre 2002 con cui si chiedeva l’espulsione immediata
              degli immigrati ai quali la nuova legge non concedeva la regolarizzazione.
              «Ciò – ha spiegato l’ex ministro – provoca una situazione di vera e propria ferocia verso gli immigrati e verso gli italiani. Il governo ritiri questa circolare che, anziché risolvere il problema della regolarizzazione, costituisce un ulteriore strumento per effettuare espulsioni indiscriminate».
              E che queste circolari giochino su un preoccupante vuoto
              di legge lasciato aperto dalla Bossi-Fini lo sostiene anche Giulio Calvisi
              dei Ds che ha sottolineato come a questa legge manchi ancora il regolamento attuativo (era previsto per febbraio) che dovrebbe regolare aspetti importanti quali l’esecuzione delle espulsioni e la concessione del diritto d’asilo. Questa «legge monca», come
              l’ha definita Calvisi, lascia infatti ampia discrezionalità all’azione della pubblica amministrazione, facilitata da circolari ministeriali che generano però sul territorio italiano disparità di trattamento inspiegabili;
              un problema già verificatosi per la possibilità (negata prima, mai chiarita poi) per il lavoratore immigrato di lasciare il territorio italiano in attesa della regolarizzazione, o per il cosiddetto «subentro» (la possibilità di cambiare datore di lavoro in attesa della regolarizzazione)
              che le prefetture di Bologna, Genova e Roma concedono a differenza di quella di Torino.
              Considerazioni che non intaccano invece la sicurezza delle forze della maggioranza secondo cui queste espulsioni «sono legittime e doverose», come ha spiegato il responsabile per l’immigrazione
              di An Giampaolo Landi di Chiavenna, mentre tutto il baccano che ne è nato è stato sollevato dalla «sinistra e da alcuni sindacati che dovrebbero smetterla di stravolgere la realtà», come ha chiosato
              Alberto di Luca di Forza Italia, responsabile della commissione Schengen. Nel frattempo, però, la paura che quanto successo a Milano possa ripetersi altrove sta già dilagando, come dimostra l’allarma lanciato ieri dalla Confederazione nazionale degli artigiani della provincia di Ancona che ha ancora una volta condannato l’applicazione troppo severa della Bossi-Fini. «In prefettura i provvedimenti di respingimento – ha spiegato l’associazione – non sono stati ancora preparati perché si attendono precise indicazioni
              dal ministero degli Interni e dalla questura. Nel giro di pochi giorni
              sapremo se ci saranno bollini rossi e quanti saranno».
              E intanto la Cgil prepara la manifestazione di sabato, che sarà per la pace e contro le discriminazioni e la legge Bossi-Fini.si