Immigrati, sono quattro su cento

29/10/2003

 

mercoledì 29 ottobre 2003
 
Pagina 14 – Cronaca
 
 
Presentato il dossier sugli stranieri che vivono e lavorano nel nostro paese.
Tra i neo-assunti 2002 uno su nove è un "migrante"
Immigrati, sono quattro su cento
La Caritas: la crescita s´è accelerata negli ultimi tre anni
          A dicembre prossimo i "regolari" saranno due milioni e mezzo Il ministro Pisanu: una politica di accoglienza e integrazione
          I curatori del rapporto: "Per cause culturali e demografiche, alcuni mestieri appartengono ormai alla popolazione immigrata"

          GIOVANNA CASADIO


          ROMA – Come eravamo diversi. Quando gli stranieri erano 781 mila, nel 1990. E in dieci anni, al traguardo cioè del nuovo millennio, il flusso costante ma non massiccio degli immigrati regolarmente registrati faceva dell´Italia nel club degli otto Grandi, il paese a più basso tasso di immigrazione: 2,4 stranieri ogni cento italiani, 1.388.000 nel 2000. La svolta è arrivata adesso: un aumento di immigrati pari al 50%, quasi 800 mila stranieri in più registrati tra il 2001/2002 e la fine di quest´anno. A dicembre 2003 gli immigrati che lavorano, pagano le tasse, vanno a scuola, hanno riunito le loro famiglie saranno 2.500.000, ovvero più di quattro (4,2) ogni cento italiani. Il dossier Caritas-Fondazione Migrantes, giunto alla tredicesima edizione, parla per questo – in uno scenario internazionale dove sono 175 milioni i migranti nel mondo – di «Italia, paese d´immigrazione». Un´ovvietà?
          Il pregiudizio italiano è che immigrazione sia uguale a emergenza: emergenza clandestini, criminalità, abitativa, d´inserimento. La tesi che la messe di dati forniti dall´ultimo dossier si propone di dimostrare, è che la presenza d´immigrati è un fenomeno strutturale della società italiana. Un´immigrazione normale. Senza ignorarne i problemi, ma che ha nell´integrazione la parola d´ordine, come dice monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas. Anche il ministro dell´Interno, Beppe Pisanu, in un´intervista a Time, alla vigilia del summit con i ministri Ue sul dialogo interreligioso e dopo le polemiche scoppiate sul provvedimento del giudice dell´Aquila che ha imposto di togliere il crocifisso dalla scuola di un piccolo paese su richiesta del presidente dell´Associazione musulmani d´Italia, Adel Smith, esorta: «Sin da oggi dobbiamo pensare a completare le politiche dell´immigrazione con scelte equilibrate e lungimiranti per l´accoglienza e l´integrazione di tutti gli immigrati regolari».
          Le cifre, quindi. Sono 750 mila gli immigrati residenti in Italia da più di sei anni (che hanno perciò diritto alla carta di soggiorno); 350 mila da più di 10 anni (e possono chiedere la cittadinanza, ma le domande sono rallentate e il matrimonio rappresenta nel 91,4% dei casi l´opportunità per diventare cittadino italiano). Un dato importante è che tra i neo assunti del 2002 uno su nove è straniero: 11,5% è l´incidenza pari cioè 659.847 extracomunitari su un totale di 5.762.749. Nel Nordest però spetta agli immigrati un´assunzione su sei, nel Nordovest una su sette. Ci sono poi settori, come quello agricolo in cui la presenza degli immigrati è sempre più forte (quattro su 10 in Puglia, il 50,7% in Trentino Alto Adige e il 51,2% in Sicilia). In generale la forza lavoro straniera è del 5%; 55mila sono gli imprenditori extracomunitari.
          «Per ragioni demografiche e culturali alcuni mestieri appartengono ormai alla popolazione immigrata», osservano Franco Pittau e Ugo Melchionda che con Oliviero Forti hanno curato il rapporto. Melchionda osserva la contraddizione del governo che da un lato prevede con la legge Biagi un mercato del lavoro flessibile, dall´altro con le nuove norme Bossi-Fini sull´immigrazione lega il permesso di soggiorno al lavoro stabile e garantito, rendendo a rischio espulsione chi ha un lavoro interinale, ad esempio. I ricongiungimenti sono 60 mila; gli alunni stranieri pari al 3% della popolazione scolastica; un terzo dei detenuti sono extracomunitari. Il sottosegretario all´Interno, Alfredo Mantovano ha rivendicato il funzionamento della Bossi-Fini in fatto di espulsioni, nonostante gli sbarchi.