Immigrati, solo il 10% è già in regola

07/04/2003



          Lunedí 07 Aprile 2003
          Immigrati, solo il 10% è già in regola

          Sanatoria Bossi-Fini – Record negativo a Roma, dove è stato chiuso il 3,7% delle pratiche, mentre Bologna ha superato il 30%

          FRANCESCA PADULA


          Più lenti di così è difficile andare. La sanatoria dei lavoratori extraUe già s’incaglia nella burocrazia – salvata in extremis dal lavoro in affitto – e nel complicato meccanismo di smistamento messo a punto (700 mila pratiche raccolte prima nei Centri di elaborazione delle Poste a Roma e da qui rinviate con il contagocce alle Prefetture di tutta Italia). Risultati deludenti: meno del 10% dei kit presentati a novembre si è trasformato in contratti di soggiorno conclusi. Come se non bastasse, arriva il «subentro», deciso per risolvere i numerosi casi di perdita involontaria del posto di lavoro (con la regolarizzazione in corso), a rimescolare ancora le carte. Sbaglia chi crede che aver risolto questo problema potrà accelerare i tempi. Tutt’altro. La circolare del ministero del Welfare emanata alla fine della settimana scorsa, era attesa e voluta non solo dalle associazioni degli imprenditori e dai sindacati (il Patto raggiunto a Milano e rifiutato inizialmente dal ministro Maroni ha fatto da apripista), ma anche dagli uffici territoriali del Governo che stanno esaminando le pratiche. Non c’è dubbio, però, che agli intoppi finora incontrati se ne aggiungeranno altri legati alle nuove disposizioni (si veda l’articolo a fianco). Le notizie raccolte dalle 14 città monitorate dal Sole-24 Ore del lunedì sono tutt’altro che rassicuranti sui tempi di smaltimento. E i sindacati hanno buon gioco nel mettere il dito nella piaga. Il problema, segnala ad esempio segretario della Cgil di Verona, Roberto Fasoli «nasce dall’enorme discrepanza tra i dati telematici, in possesso della Questura, e quelli cartacei che la Prefettura riceve dal centro di Napoli». Sono centinaia le domande bloccate perché non corrispondono i dati anagrafici (nomi e cognomi in particolare) tra le pratiche della Prefettura e quelle cui la Questura dà il nullaosta: l’istruttoria delle pratiche va a rilento e l’obiettivo più volte annunciato dal sottosegretario Mantovano – chiudere la regolarizzazione entro fine anno – si allontana. «È ora che qualcuno si prenda la responsabilità di abbandonare i mezzi informatici che hanno generato i maggiori errori e che entrambe le istituzioni lavorino sul cartaceo» conclude Fasoli. Un rinforzo, in qualche città, arriva dal lavoro interinale (a febbraio il Governo ha deciso un’iniezione di 1.250 "missioni" di lavoratori interinali). A cominciare da Roma dove il "gigante" (forse) si è svegliato. La città con il numero più alto di pratiche (poco meno di 110mila) e il record negativo di produttività (3,7% di contratti di soggiorno), si è accorta che con i ritmi tenuti nei primi mesi avrebbe chiuso la sanatoria tra qualche anno e ha preso alcune contromisure per accelerare. Grazie anche agli 85 lavoratori interinali in attività dal 18 marzo, oggi sono in funzione 16 sportelli polifunzionali. Fino a un mese fa erano solo due. Da oggi a Brescia (che ha già chiuso quasi un quarto delle pratiche) l’ex caserma Randaccio, sede unica dello sportello immigrazione, sarà potenziata in termini di locali e personale: 17 lavoratori interinali per la Prefettura, 10 per la Questura. E anche a Torino (con un quinto di contratti conclusi) gli sportelli sono destinati a raddoppiare: quelli attivi sono sei, tutti in Prefettura, dalla prossima settimana il numero passerà a 10 (3 in Prefettura e 7 presso l’Inps), ma da fine aprile potrebbero diventare 12. L’incremento degli sportelli è possibile anche dall’assunzione di alcuni lavoratori interinali, in organico dal 15 marzo.