Immigrati, serbatoio di tessere

29/03/2005
    martedì 29 marzo 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 15

    Rappresentanza sindacale / Indagine Caritas Migrantes

    Immigrati, serbatoio di tessere

    RITA FATIGUSO

      MILANO • Il Cofferati del futuro farà comizi torrenziali in un italiano venato di inflessioni latinoamericane, andrà pazzo non per l’opera lirica ma per salsa e merengue e divorerà empanadas a scapito del culatello di Zibello.
      Fantasindacato, si dirà. Ipotesi impossibile. Ma le probabilità che gli immigrati in futuro si facciano largo nel sindacato aumentando il loro peso specifico lievitano sensibilmente se, come rivela il Dossier Caritas/ Migrantes 2004, i lavoratori extracomunitari continuano a offrire linfa preziosa a Cgil, Cisl e Uil.

      In tessere fa il 49% in più negli ultimi tre anni, oltre 13mila in cifre assolute, da 220mila a 333.883 unità. Il 57,4% degli iscritti etnici è al Nord, il 21,1% al Sud e il 18,5% al Centro. Vero boom in « Padania » : la percentuale di iscritti in Lombardia, con 57.480 adesioni, schizza al 17,2% del totale, mentre in Emilia Romagna si attesta sul 15,7% e nel Veneto intorno al 9 per cento. E se ci vorrà del tempo perché gli immigrati si mettano sindacalmente in proprio creando autonome sigle sindacali ( intanto, anche le badanti ucraine scoprono una loro coscienza sindacale e bussano alle porte della Uil) la loro marcia nelle strutture più consolidate si può valutare da una serie di indicatori.

      Il numero dei contratti collettivi nazionali, in pratica una cinquantina, che fanno riferimento esplicito ai diritti degli immigrati. La formazione professionale e i corsi di lingua italiana interessano 25 categorie, in 16 casi si citano le relazioni industriali, gli osservatori e il monitoraggio sui problemi occupazionali, l’inserimento lavorativo e la mobilità. Ferie lunghe e permessi per il rientro in patria sono contemplati in dieci contratti, il congedo matrimoniale all’estero in tre, la conservazione del posto per la chiamata alle armi e la malattia durante il ritorno in patria in due. Ma solo il contratto del settore agricolo dà diritto agli stranieri di usufruire dei servizi sociali e di accoglienza.

      Un’altra spia è che, in cifre, gli iscritti immigrati sarebbero sempre più un buon affare per le casse dei sindacati. Non adeguatamente compensato da sforzi formativi e informativi, almeno secondo quanto si legge sul sito www. stranieriinitalia. it, specializzato nel settore.

      Quando il sito ha provato qualche settimana fa a far due conti, ha azzardato una stima: 55 milioni di euro all’anno. E ha incassato, all’istante, una lettera congiunta dei responsabili delle politiche sull’immigrazione di Cgil, Cisl e Uil ( Pietro Soldini, Oberdan Ciucci e Guglielmo Loy), uniti nel ribadire l’impegno sui diritti e le tutele degli immigrati ma anche nel tentativo di farli crescere tra i quadri sindacali.
      Uno studio della stessa Cgil ha rivelato che su 300mila lavoratori immigrati, i delegati sindacali sono appena 2mila e solo 300 fanno i sindacalisti a tempo pieno. Secondo il Dossier Caritas/ Migrantes significativa è la presenza degli immigrati negli organismi direttivi di Cisl e Uil. La prima, soprattutto, conterebbe 183 stranieri nelle strutture direttive confederali e 655 nelle categorie. In 12 anni il centro studi di Firenze della Cisl avrebbe formato circa 400 sindacalisti immigrati. Ma Stranieinitalia. it non molla: « Troppo pochi — sentenzia —. Almeno il settore immigrazione dovrebbe essere guidato da stranieri, per evitare che una dirigenza italiana finisca per deludere le aspettative dei quadri sindacali stranieri » . Soldini, Ciucci e Loy sono avvisati.