Immigrati: sanatoria a «tariffa» unica

30/07/2002


30 luglio 2002

1) Sanatoria a «tariffa» unica
2) Occorre più tempo per avere la carta di soggiorno


Immigrati – Per la regolarizzazione dei lavoratori subordinati previsto un forfait pari a quello delle colf
Sanatoria a «tariffa» unica
La legge entrerà in vigore a settembre e contestualmente saranno fissati gli importi da versare in Posta
ROMA – Il contributo da pagare per la sanatoria dei lavoratori subordinati extracomunitari potrebbe essere identico a quello previsto per la regolarizzazione di colf e badanti. Un importo vicino ai 300 euro che sarà definito, sia per i collaboratori domestici e assistenti familiari, sia per i lavoratori irregolari impegnati nell’industria, nel commercio, nell’agricoltura, da un decreto legge da varare nel Consiglio dei ministri previsto a fine agosto. Giusto in tempo per completare l’attuazione delle nuove disposizioni sull’immigrazione, la cui entrata in vigore, già prevista ai primi di settembre con la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale», a metà agosto, della legge Bossi-Fini, ha aperto ieri una polemica tra Lega e Quirinale per il ritardo nella promulgazione della legge da parte del Capo dello Stato. «Un ritardo – dicono al ministero dell’Interno – che dovrebbe essere accolto favorevolmente da parte dell’utenza. Se l’avvio della sanatoria fosse stato previsto in agosto, buona parte del mese sarebbe andato perso, visto che la maggior parte delle persone sono in vacanza». Ma non è certo solo questo il motivo del ritardo nella promulgazione della nuova legge approvata definitivamente l’11 luglio scorso dal Parlamento e che lascia due mesi di tempo ai datori di lavoro per la sanatoria. «Le nuove regole sull’immigrazione – spiegano al ministero – non introducono disposizioni solo per la regolarizzazione di colf e badanti, ma anche nuovi "raccordi" sia con il Testo unico, sia con le norme sanzionatorie». Sulla sanatoria, la parte più complessa sta nella predisposizione dei modelli a lettura ottica, che gli uffici postali dovranno accogliere per il pagamento del contributo forfettario da parte del datore di lavoro. «E qui – spiegano al ministero – siamo già a buon punto. La modulistica è pronta e mancano le ultime verifiche». Alcune difficoltà, poi, si hanno sia nel diffondere questi modelli nei circa 14mila uffici postali, sia nell’istituzione degli "sportelli polifunzionali", il braccio operativo delle Prefetture-Utg nella procedura di regolarizzazione. Per ogni sportello, composto da un rappresentante della carriera prefettizia, uno dell’ufficio provinciale del Lavoro e uno della Questura, è stata prevista la presenza di un rappresentante dell’agenzia delle Entrate (per l’attribuzione del codice fiscale al lavoratore straniero) e anche una postazione Inps per definire la posizione contributiva dell’interessato. E sempre sul versante contributivo, se da un lato per il ministero dell’Interno non ci sono dubbi sul "periodo" contributivo forfettario (fissato in tre mesi) da versare, dall’altro non si sbilancia sull’eventualità che il ministero del Welfare possa richiedere più "periodi" (come stabilito dall’ultimo periodo del comma 6 dell’articolo 33 della nuova legge) per la sanatoria di colf e badanti: «C’è una volontà politica – chiosano all’Interno – a non richiedere più di tre mesi di contributo forfettario».

Marcello Frisone





Occorre più tempo per avere la carta di soggiorno

Marco Noci

La nuova legge sull’immigrazione estende il rilievo delle impronte digitali non solo ai nuovi lavoratori extracomunitari, ma anche a quelli che già risiedono nel nostro Paese: infatti, l’obbligo scatta anche per lo straniero che chiede il rinnovo del permesso di soggiorno. La precedente normativa (la legge "Turco-Napolitano") prevedeva questa procedura solo per i clandestini.
Permesso di soggiorno. È il titolo che consente agli stranieri di soggiornare in Italia e deve essere richiesto dallo straniero all’ufficio immigrazione della questura, entro otto giorni lavorativi dall’ingresso in Italia. Il termine massimo di validità del permesso di soggiorno che non sia rilasciato per motivi di lavoro è di: tre mesi per visite, affari e turismo; un anno per studio o per formazione; due anni per motivi familiari. Il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro è subordinato alla stipula del relativo contratto denominato «soggiorno per lavoro». La durata di tale tipo di permesso è quella individuata dal contratto di soggiorno anche se, in ogni caso, non potrà superare:
-nove mesi per lavoro stagionale;
-un anno per lavoro subordinato a tempo determinato;
-due anni per lavoro subordinato a tempo indeterminato, per lavoro autonomo.
Cambiano anche i termini per la richiesta del rinnovo del soggiorno che dovrà essere presentata dallo straniero alla questura della provincia di dimora, almeno 30 giorni prima della scadenza, a eccezione: dei permessi di soggiorno per lavoro subordinato a tempo indeterminato (almeno 90 giorni prima della scadenza); dei permessi di soggiorno per lavoro subordinato a tempo determinato (almeno 60 giorni prima della scadenza). Il permesso di soggiorno è rinnovabile per una durata non superiore a quella stabilita con il rilascio iniziale.
Carta di soggiorno. È il documento che, da un lato consente di soggiornare in Italia a tempo indeterminato, dall’altro costituisce, per lo straniero che ne è legittimamente in possesso, un documento di identificazione personale valido per cinque anni dalla data del rilascio. Lo straniero può chiedere il rilascio per sé, per il coniuge (marito o moglie anche se non lavorano) e per i figli minori conviventi se è:
-regolarmente soggiornante in Italia da almeno sei anni (rispetto ai cinque della legge precedente);
-titolare di un permesso di soggiorno per uno dei motivi che consentono un numero indeterminato di rinnovi;
-in possesso di un reddito sufficiente per il mantenimento proprio e degli eventuali familiari; -immune da situazioni penali di condanna di rilievo o da provvedimenti di prevenzione di maggiore gravità.
Ricongiungimento con i familiari. È consentito solo a chi è titolare della "carta" o di permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno per motivi di lavoro subordinato, lavoro autonomo, studio, asilo o motivi religiosi. Lo straniero che richiede il ricongiungimento deve dimostrare la disponibilità di un alloggio e di un reddito annuo derivante da fonti lecite (non necessariamente da lavoro) per la determinazione del quale si tiene conto anche del reddito annuo complessivo dei familiari conviventi con il richiedente. Il cittadino extracomunitario può chiedere il ricongiungimento per i seguenti familiari:
a) coniuge non legalmente separato;
b) figli di età minore ai 18 anni, a carico, anche del coniuge o nati fuori dal matrimonio, non coniugati ovvero legalmente separati, a condizione che l’altro genitore, qualora esistente, abbia dato il suo consenso. I minori adottati o affidati o sottoposti a tutela sono equiparati ai figli;
c) figli maggiorenni a carico, qualora non possano per ragioni oggettive provvedere al proprio sostentamento a causa di un’invalidità totale;
d) genitori a carico, qualora non abbiano altri figli nel Paese di provenienza ovvero genitori ultra sessantacinquenni qualora gli altri figli siano impossibilitati al loro sostentamento per documentati gravi motivi di salute.