Immigrati, più flessibilità

15/12/2004

    mercoledì 15 dicembre 2004

      sezione: ECONOMIA ITALIA - pagina 16

      Pronto il Documento programmatico del Governo in attuazione della Bossi-Fini
      Immigrati, più flessibilità
      In arrivo selezione mirata degli ingressi e maggior ricorso ai permessi stagionali

      MARCO LUDOVICO

        ROMA • Immigrazione più flessibile e più qualificata. Con un sistema di quote «privilegiate» che dovrebbe garantire non solo il controllo del numero degli immigrati, ma anche dei loro requisiti: il titolo di studio, la competenza professionale, l’esigenza dichiarata dal mondo delle imprese, settore per settore e regione per regione. Con un maggior ricorso ai permessi di tipo stagionale e un’attenzione particolare di fronte a un fenomeno sicuramente in crescita: il tasso di disoccupazione degli immigrati.

        È questa l’impronta più evidente del «Documento programmatico» per le politiche dell’immigrazione messo a punto dal Governo, già passato dalla riunione preliminare del Consiglio dei ministri e in dirittura d’arrivo per la prossima riunione dell’Esecutivo. Un testo di 120 pagine — bocciato dalla conferenza unificata Regioni, Province, Comuni — che, in attuazione della legge Bossi-Fini, detta l’agenda della politica per l’immigrazione fino al 2006.

        Di fronte a tutte le polemiche sorte anche all’interno della maggioranza e del Governo sull’immigrazione, va sottolineato innanzitutto quello che il documento non dice. Nel programma di Palazzo Chigi non c’è nessuna abolizione del sistema delle quote che però, si dice, va «ripensato»; e non c’è neanche traccia di norme penali più severe nei confronti degli immigrati irregolari, nonostante le richieste a gran voce di Lega e An. Di più: il documento afferma sicuro che «la pressione migratoria illegale verso l’Italia risulta in diminuzione» anche se «continua a destare preoccupazione il flusso diretto in Sicilia proveniente dalle coste libiche». Le novità maggiori arrivano dall’analisi e dai progetti governativi delle politiche del lavoro per gli immigrati. Si prevede, dunque, di «favorire in via preferenziale» l’accesso al mercato del lavoro dei cittadini dei dieci Paesi appena entrati nell’Unione europea: Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia, Lituania, Lettonia, Slovenia, Estonia, Cipro e Malta. Si punta, in generale, sulla scelta di «destinare una parte degli ingressi per lavoro subordinato ai lavoratori con qualifica di dirigente o comunque di personale altamente qualificato». Con il regolamento di attuazione della Bossi-Fini — in dirittura d’arrivo dopo una gestazione lunghissima — si stabiliranno le procedure per dare «titoli di prelazione» nei flussi di ingresso agli stranieri che, nella nazione d’origine, faranno formazione professionale e corsi di lingua italiana prima di venire in Italia.

        Il testo non manca di avanzare alcune critiche nei confronti delle previsioni fatte dal mondo delle imprese che, si sostiene, «tendono a sottostimare la domanda di lavoro stagionale e a sopravvalutare quella di lavoro non stagionale». Il documento sottolinea poi come gli extracomunitari «non possano diventare una componente stabile della forza lavoro» in agricoltura perchè «aspirano a condizioni più stabili e remunerative». Oltre all’industria, all’edilizia e ai servizi (colf, badanti) c’è una particolare richiesta nel campo degli infermieri professionali e anche in alcune specializzazioni mediche. Il Governo intende ricorrere di più ai «permessi per lavoro pluristagionale», che richiedono una sola autorizzazione per un triennio.

          Un ampio capitolo è dedicato alle attività di integrazione attraverso la formazione degli immigrati, dei loro figli, le iniziative del ministero dell’Istruzione, la tutela sanitaria, le politiche contro la discriminazione, le agevolazioni per le abitazioni. Proprio su questi temi si concentrano alcune delle maggiori critiche dei Comuni che denunciano la richiesta, da parte dello Stato, «di ingenti sforzi aggiuntivi senza oneri aggiuntivi». Mentre le Regioni osservano che il testo «non affronta minimamente il tema della governance, del rapporto tra Stato, Regione ed Enti locali, in materia di integrazione, e il ruolo che si intende assegnare alle forze sociali, dell’associazionismo e del volontariato».