Immigrati, niente sanzioni l´Europa sceglie il compromesso

24/06/2002


SABATO, 22 GIUGNO 2002
 
Pagina 4 – Esteri
 
IL VERTICE DI SIVIGLIA
 
Immigrati, niente sanzioni l´Europa sceglie il compromesso
 
Ma Berlusconi insiste: "Punire i paesi che non collaborano"
 
 
 
Decisi incentivi per le nazioni che "freneranno" le partenze dei clandestini
Al vertice di Siviglia i Quindici pronti a firmare oggi l´accordo finale
 
DAL NOSTRO INVIATO
FRANCO PAPITTO

SIVIGLIA – A metà pomeriggio della prima giornata del vertice europeo di Siviglia rimasero in tre – lo spagnolo Aznar, il danese Rasmussen e Silvio Berlusconi – a parlare di «sanzioni» contro i paesi che rifiuteranno di collaborare con l´Ue nella lotta all´immigrazione clandestina. Jacques Chirac giurava che «mai e poi mai la Francia potrebbe accettare di colpire paesi già poverissimi». «Dobbiamo chiedere cooperazione e non minacciare sanzioni», diceva il presidente francese. Jack Straw, il ministro degli Esteri britannico, negava inorridito che Tony Blair avesse «mai sostenuto l´idea di punire i paesi economicamente». Il premier svedese Goran Persson definiva «una proposta stupida» quella delle sanzioni mentre Romano Prodi riaffermava la linea tradizionale della sua Commissione europea: «Nessuna punizione, nessuna condizionalità degli aiuti. Non repressione ma cooperazione». E Pat Cox, il presidente dell´Europarlamento, definiva le sanzioni «controproducenti» perché «impoverirebbero di più i paesi d´origine dei flussi migratori; questi ultimi aumenterebbero invece di diminuire». L´Europa, secondo Cox, «deve usare la carota e non il bastone».
Sottoposta a tanta pressione, la presidenza di turno spagnola annacquava molto le sue posizioni e presentava un progetto di testo che evitava accuratamente il termine «sanzioni», sottolineava la necessità della «cooperazione» fra paesi d´origine, di transito e di destinazione dei flussi, diluiva in sette righe l´originario concetto di «sanzioni» coprendolo sotto una valanga di parole. Allora: in avvenire dovrà essere il Consiglio europeo a «constatare all´unanimità un´assenza non giustificata di cooperazione da parte di un paese terzo nella gestione comune dei flussi migratori». Se e quando avrà raggiunto questa unanimità, «il Consiglio potrà adottare, conformemente alle regole dei Trattati, misure o posizioni nel quadro della Politica Estera e di Sicurezza Comune e delle altre politiche dell´Unione europea, ma rispettando gli impegni sottoscritti dall´Unione e senza rimettere in causa gli obiettivi della cooperazione allo sviluppo». Non si può certamente dire che sia un esempio di chiarezza. Nel generalmente complesso, faticoso e oscuro linguaggio comunitario, qui si batte ogni record di opacità. Inoltre, la necessità di raggiungere l´accordo di tutti nel constatare l´«assenza non giustificata di cooperazione» renderà questa clausola inoperante.
Ma Silvio Berlusconi non si rassegnava alla mala parata. Mentre tutti prevedevano che nella notte i testi sarebbero stati ancora più edulcorati per consentire la loro approvazione stamane, il premier italiano incontrava i giornalisti per sottolineare che, almeno nel caso in cui un paese rifiuti di riprendersi i suoi cittadini emigrati clandestinamente, «ci dev´essere naturalmente una sanzione». Fra gli astanti nascevano subito due «scuole di pensiero»: la prima interpretava le parole di Berlusconi come un´indiscrezione sul contenuto del testo sottoposto dalla presidenza spagnola all´esame del Consiglio europeo; la seconda riteneva che si trattasse di un auspicio del premier. In ogni caso, diverse fonti confermavano che, pur di ottenere un accordo stamattina alla ripresa dei lavori, la Spagna non insisterà più sulle sanzioni: se Berlusconi le vuole, stamane dovrà sostenersele da solo.
Poco entusiasmo ha poi suscitato ieri l´idea berlusconiana di creare una polizia di frontiera europea per il controllo dei confini esterni dell´Unione. Secondo «alcuni Stati membri», ha riferito ieri sera il ministro degli Esteri spagnolo Josep Piqué, «la sorveglianza delle frontiere è un´attività sovrana che non si può cedere ad alcuna istanza superiore». Piqué non ha specificato chi si fosse opposto al progetto che è stato approfondito dall´Italia in uno studio di fattibilità presentato alla fine di maggio. Era però già noto che gli scandinavi, e in genere i paesi nordici, sono contrari per ragioni che riguardano la sovranità ma anche per motivi finanziari. In ogni caso – ha osservato il capo della diplomazia spagnola – «si tratta di un´ipotesi che può concretizzarsi solo nel medio-lungo periodo».