Immigrati, l’Europa contraria al pugno di ferro

18/06/2002



18.06.2002
Immigrati, l’Europa contraria al pugno di ferro

 Sergio Sergi


 DALL’INVIATO
LUSSEMBURGO – Ha cominciato la Francia. Sì la Francia del centro-destra di Jacques Chirac. E, poi, la Svezia e, ancora, la Finlandia. Ma anche il Portogallo e il Lussemburgo. E, per certi versi, anche la Germania. Hanno detto: a che serve il pugno di ferro, il bastone piuttosto che la carota? Uno dopo l’altro, ciascun paese con seri dubbi e contrarietà hanno posto forti obiezioni al progetto di sanzioni nella politica di contrasto all’immigrazione illegale. É così diventato folto il gruppo di paesi dell’Unione che non se la sentono di mostrare un volto feroce e punitivo ai paesi terzi considerati responsabili dei flussi migratori dei clandestini. Negare gli aiuti, sospendere gli accordi di associazione con l’Europa in caso di disimpegno o d’impossibilità a frenare la fuga dei disperati verso l’Europa? La battaglia è tutt’altro che terminata. Le pressioni del trio Spagna-Italia-Gran Bretagna non hanno prodotto l’effetto tanto sperato e le possibilità di un’intesa sono state rinviate al summit europeo di Siviglia che comincia venerdì prossimo nel capoluogo andaluso. I ministri degli esteri dell’Unione (per l’Italia, secondo gli uffici del Consiglio, dovrebbe aver partecipato il sottosegretario Roberto Antonione, in sostituzione di Berlusconi, ma l’emissario del governo italiano non si è presentato ai giornalisti) hanno fatto un buco nell’acqua. La linea dura non ha avuto buon gioco perchè parecchi partner, dopo un primo esame la settimana scorsa da parte dei ministri dell’Interno (Scajola aveva dato, chissà perchè, tutto per approvato) compresa la Germania che sarebbe anche disposta a far passare il provvedimento, hanno riflettuto sull’utilità effettiva di una minaccia di sanzioni. “Non siamo qui per minacciare nessuno”, ha dovuto dire, entrando nella riunione, Javier Solana, Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza. E Joscka Fischer, ministro degli esteri tedesco, ha consigliato: “Sarebbe meglio modificare ulteriormente il testo in vista di Siviglia. Le sanzioni sono misure da contemplare soltanto come ultima istanza”. Fischer ha richiamato la “grande tradizione umanitaria” dell’Europa che fa a pugni con una visione che punta maggiormente alla repressione.
Lo scontro sulla gestione comune dell’immigrazione clandestina ha al centro il programma, definito alla presidenza spagnola e sostenuto dall’Italia, che mira a negoziare accordi di riammissione degli immigrati irregolari nei Paesi di provenienza. Si tratta di una proposta non nuova e che è stata rilanciata, nel quadro delle intese di cooperazione che prevedono un sostegno finanziario ai paesi in via di sviluppo, da quelli del bacino mediterraneo a quelli più lontani, come la Cina. Il documento, che costringerà praticamente l’Ue a rinegoziare tutti gli accordi per quest’aspetto, contiene due paragrafi della discordia, contrassegnati dai numeri 11 e 13. Il primo invita la Commissione europea a “rivedere i finanziamenti” nei riguardi dei paesi che “non cooperano”, nel rispetto degli accordi già presi. Il secondo paragrafo stabilisce che in tutti i nuovi accordi stipulati con i “paesi d’origine o di transito” degli immigrati ci sia una “clausola” che riguarda la cooperazione nella gestione comune dei flussi. Inoltre, in questo stesso paragrafo, ci sono tre righe che annunciano le sanzioni e la “possibile sospensione” dell’accordo. Il ministro francese, Dominique de Villepin, ha chiesto di abolire del tutto l’ultima frase. La Svezia ha sostenuto questa proposta: “Noi vogliamo – ha spiegato il ministro degli esteri Anna Lindh – che ci sia un giusto equilibrio tra carota e bastone. Se si mette troppa enfasi sulle sanzioni, la proposta sarebbe del tutto controproducente”.
Il ministro britannico, Jack Straw, ha confermato la linea dura ma con un tono più difensivo: “Dobbiamo adottare delle regole adeguate per essere sicuri che i paesi terzi faranno del loro meglio per il rientro degli immigrati illegali. Non si tratta di togliere gli aiuti ma di sottometterli a delle condizioni in vista di un’azione positiva”. Una precisazione che non è servita a mitigare le critiche di Amnesty International e di altri gruppi in difesa dei diritti umani che denunciano una deriva europea per far piacere alle pulsioni dell’estrema destra. Le perplessità sulla sospensione degli aiuti (l’Ue eroga, secondo le cifre del commissario danese, Nielson, 9,3 miliardi di euro allo sviluppo) è venuta ampliandosi perchè gli eventuali provvedimenti punitivi colpirebbero paesi che sono storicamente alleati occidentali: dalla Turchia, peraltro membro della Nato, all’Egitto e al Marocco, solo per citarne qualcuno. Per l’Unione europea sarebbe quantomeno imbarazzante, dal punto di vista politico, tagliare i fondi a partner ritenuti sempre affidabili. Certo, anche per l’Italia sarebbe difficile spiegare un giorno, per esempio al presidente algerino Bouteflika con il quale Berlusconi vanta ottimi rapporti,

Non se ne fa nulla. Almeno per ora. Poco fa s’è conclusa la riunione dei ministri degli esteri europei e non è riuscita a trovare l’intesa sulla bozza di documento preparato da Aznar – la Spagna è presidente di turno della comunità in questo periodo. Si sta parlando dell’ennesima proposta sull’immigrazione. L’idea di Aznar, subito sposata – va ricordato – da Silvio Berlusconi e da Tony Blair, è quella di congelare gli aiuti economici a quei paesi del terzo mondo che si rifiutino di cooperare con i paesi europei per il rimpatrio degli immigrati clandestini espulsi.
Su questa linea, già l’altro giorno le delegazioni europee non erano riuscite a trovare un accordo. E l’accordo non è stato trovato neanche oggi. Contrarissime la Finlandia e la Svezia, contraria anche la Francia. E dubbi, tanti dubbi ce li ha anche la Germania.

Che ufficilamente ha chiesto di poter approfondire la questione ma che si è già espressa col proprio ministro degli esteri, Fisher. Il responsabile della politica estera di Berlino s’è detto contrario a questa inutile strategia della mano dura, che reputa, oltrettutto, inefficace.
E ora? Ora è tutto rinviato all’ormai prossimo vertice di Siviglia. Ma anche lì’, c’è da credere, ci sarà battaglia. E c’è già chi dice che la proposta ultrademagogica verrà, finalmente, accantonata.