Immigrati, lavoro, pregiudizi: l´Alsazia dà lezioni al Nordest

28/10/2002


 
SABATO, 26 OTTOBRE 2002
 
Pagina 26 – Cronaca
 
Gli industriali veneti portano in giro per l´Europa 80 amministratori locali per dimostrare che l´integrazione è possibile. Con benefici per tutti
 
Immigrati, lavoro, pregiudizi l´Alsazia dà lezioni al Nordest
 
I sindaci in trasferta: non possiamo più far finta di niente
 
 
 
Due regioni simili per territorio, storia e rapidità di sviluppo Ma con risultati diversi
In Francia le istituzioni non cavalcano la protesta, cercano di eliminarne le cause
 
DAL NOSTRO INVIATO
PAOLO RUMIZ

STRASBURGO – Che sberla al sindaco di Treviso Gentilini, il falchetto leghista impomatato che gli immigrati li sloggia con le ruspe. Che risposta al presidente della provincia Luca Zaia, altro nordista doc, che ha remato contro fin che ha potuto. Sono partiti per la Francia in ottanta su novantacinque i sindaci della provincia più ricca d´Italia, per sapere come si gestisce l´immigrazione là dove la sanno più lunga. Ulivisti, berluscones e persino leghisti hanno risposto alla grande alla leva in massa di Unindustria e Camera di commercio. Forse hanno capito che, dopo la sbronza di una crescita record durata trent´anni, non si poteva continuare ignorando il problema e remando contro le imprese. Tanto, con o senza la Bossi-Fini, quelli entrano comunque. E l´economia ha bisogno disperato di loro.
Parte allegra la razza Piave, va al check-in come una scolaresca in gita; il charter per Strasburgo la inghiotte con le sue ciacole e il suo trillo di telefonini, decolla su un territorio dilapidato, un´anarchia di capannoni, mais, villette, cimiteri, camion, discariche, e già Sergio Bellato, presidente degli industriali, ti spiega che causa quel gigantesco ingorgo «i prodotti perdono il sei per cento di competitività appena fuori dai cancelli», e che «è giunta l´ora che i tre motori dello sviluppo – società, enti locali e imprese – comincino ad andare nella stessa direzione». Soprattutto sulla questione immigrati. Perché accade esattamente il contrario. L´industria li vuole, loro vogliono una casa, la legge impone che l´abbiano per contratto prima di arrivare, ma i Comuni – tranne poche eccezioni – quelle case non le danno, perché la gente non si fida di Alien ed è lì che si gioca il consenso. Difatti sbuca Gentilini, che esaspera il pensiero becero. E tutto si blocca.
La Francia è dietro l´angolo, ma per questa gente che esporta in tutto il mondo, già Strasburgo è un altro pianeta. Atterri tra foreste, villaggi intatti, zone industriali come campus universitari, dignitose periferie di maghrebini e turchi, con prati curati e immondizie zero. Una dimensione dove la mano pubblica offre un supporto all´impresa impensabile in Italia. E dove i Comuni, anziché litigare per strade e smaltimento rifiuti, si consorziano per darsi non cento, ma una sola zona industriale. E così, quando Alain Bertrand, della Camera di commercio di Strasburgo, manifesta la sua curiosità per «come voi di Treviso avete risolto il problema dello spazio», la sala si riempie di un mormorio divertito. Brusio che significa: «Intasandolo, caro amico francese».
Alsazia-Veneto, che confronto! Condizioni di partenza simili. Stesso spazio pedemontano contiguo a grandi fiumi e popolato di vigne. Stesse memorie tragiche della Grande Guerra. Stessa storia contadina che negli ultimi decenni si trasforma in storia industriale. Eppure, che diversità di soluzioni. Che senso più profondo della cosa pubblica. Michel Reverdi, insegnante di urbanistica all´università Marc Bloch di Strasburgo declina parole sconosciute ai sindaci della Marca: «Schemi di coerenza territoriale», «piani intercomunali», «economia di gestione», «protezione ambientale che non significa solo qualità della vita ma offerta di un´identità comune a chi abita il territorio». Non sa, il francese, che sono terapie impossibili per un malato terminale come lo spazio pedemontano veneto.
«Da noi i danni sono già fatti – lamenta Piergiorgio Davì, sindaco An di Valdobbiadene – ora dovremmo consorziarci, ma non c´è nessun ente che abbia la forza di farlo. In una situazione simile, con gli immigrati abbiamo crescenti difficoltà di assorbimento, i costi di gestione aumentano, le regioni ci danno sempre più responsabilità. Ma anche sempre meno «schei». Per Diego Bottacin, primo cittadino ulivista di Mogliano, «non se ne esce senza uno schema intercomunale. Ma da noi è difficile, perché tutti vogliono potere e pochi fanno politica». E´ così che rischia di fondere il turbodiesel del Nordest.
Applaudono e si lasciano dire cose anche difficili i sindaci della terra di Gentilini. Segno, forse, che nessuno in Italia – nemmeno la Sinistra – ha tentato di dirgliele. Per esempio che non c´è affinità culturale che tenga quando c´è di mezzo il pregiudizio. Racconta loro il sociologo Maurice Blanc: «Gli italiani che immigravano in Francia erano cattolici e parlavano pure una lingua latina, ma subivano gli stessi odiosi pregiudizi che oggi subiscono i maghrebini». E la razza Piave applaude, calorosa. Lascia demolire i suoi falsi miti senza opporre resistenza.
In Francia non c´è pregiudizio? C´è eccome, anche in Francia la gente non vuol vedere minareti sotto casa. La differenza sta nelle istituzioni, che semplicemente non cavalcano quel pregiudizio. E offrono, anzi, gli strumenti per abbatterlo. Costruzione di punti di contatto interculturale, assistenza economica e legale ai rifugiati politici, collegamenti pubblici efficienti tra periferie e centro città, sussidi agli stranieri impossibilitati a trovare alloggi sul mercato proprio a causa di un pregiudizio etnico dimostrabile.
Il leghista Elia Puiatti, sindaco di Oderzo, ammette che «il problema non è criminale. E´ capire come fanno Francia e Germania a restare se stesse nonostante milioni di immigrati. Dobbiamo imparare a rapportarci con loro, cercare dei mediatori culturali, insegnare le regole. Soprattutto, non possiamo far finta che non esistano». Ma il mal di pancia, sotto sotto, è in agguato. Gildo Salton, sindaco azzurro di Casòn, si accarezza il baffetto da sparviero: «L´immigrazione? La xe un mal necessario. Non possiamo farne a meno, siamo cresciuti troppo in fretta». Dietro ai sindaci in gita nella Francia di Chirac, resta la paura della gente, il voto ai Gentilini e agli Zaia. Il pensiero medio che vede gli immigrati un po´ come i rifiuti. Roba che inquina. Da smaltire o da nascondere.