Immigrati: lavorano di più, pagati di meno

01/02/2010

Fa turni pesanti, spesso notturni, lavora in nero, anche il sabato e la domenica, guadagna meno di 5 euro l´ora. Eccolo l´identikit dell´immigrato irregolare: salario basso, lavoro pesante. Manodopera a basso costo, «spesso funzionale alla nostra economia».
A fotografare l´opaco mondo degli invisibili è un´indagine condotta tra ottobre e novembre 2009 dall´economista Tito Boeri per la Fondazione Rodolfo Debenedetti. I primi risultati sono stati presentati il 29 gennaio a Bologna, nel corso del "Forum sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro", organizzato dalla fondazione Alma Mater. Cosa ne emerge? Innanzitutto una smentita all´equazione tra immigrati e criminali, cara al premier Silvio Berlusconi. Gli irregolari (422mila secondo l´Ismu) lavorano di più e guadagnano di meno rispetto a chi ha i documenti in regola. Insomma, sono una risorsa per molti imprenditori privi di scrupoli. Il 66% degli irregolari, infatti, ha un lavoro, nonostante sia privo di un titolo legale per rimanere in Italia. È impiegato in nero e fa turni molto pesanti: l´80% non si ferma neppure il sabato, il 31,8% lavora di domenica e il 38% fa anche turni notturni (contro il 22% degli immigrati regolari).
Lavorano tanto, ma guadagnano poco. «Il 40% di chi non ha il permesso di soggiorno – spiega Boeri – guadagna meno di 5 euro l´ora, mentre fra i regolari la percentuale scende al 10%». Chi non è in regola guadagna in media il 12,4% in meno di chi lo è. Ancora peggio va alle donne prive di permesso di soggiorno: loro guadagnano fino al 17% in meno. «Questi risultati – prosegue Boeri – spiegano perché gli immigrati irregolari continuano a venire in Italia: trovano facilmente lavoro, anche senza permesso di soggiorno. E i datori di lavoro possono pagarli ancor meno di quanto pagherebbero i regolari».
Non è tutto. I lavoratori immigrati sono anche i più soggetti a infortuni. «Le morti bianche – racconta Boeri – aumentano fra gli stranieri (+8% dal 2005 al 2007) e calano fra gli italiani». Nel presentare i dati sull´andamento infortunistico in Italia il presidente dell´Inail, Marco Fabio Sartori, ha infatti dichiarato che «in termini relativi, l´incidenza infortunistica risulta più elevata per gli stranieri: 44 casi denunciati ogni 1000 occupati, contro i 39 degli italiani. I motivi sono spesso riconducibili all´impiego di questi lavoratori in attività più a rischio, connotate da una forte componente manuale e in assenza di un´adeguata formazione professionale». Nel 2008 gli infortuni di immigrati, denunciati all´Inail, sono stati oltre 143mila e di questi 176 mortali.
In base all´ultimo dossier Caritas/Migrantes, in totale gli infortuni occorsi agli stranieri rappresentano il 16,4% di tutti gli eventi registrati in Italia. Insomma, ogni sei operai feriti o uccisi mentre lavorano, uno è straniero. Un dato che va letto alla luce del fatto che gli immigrati rappresentano solo il 7% della forza lavoro.
Un aspetto centrale negli infortuni agli immigrati è inoltre il persistere di livelli di sottodenuncia e di incidenti che sfuggono a ogni controllo. L´opacità è massima tra gli irregolari, che denunciano molto raramente infortuni più o meno gravi per paura di perdere il lavoro o di venire identificati ed espulsi. «Abbiamo raccolto molti casi di immigrati irregolari che dopo aver denunciato il loro datore di lavoro, in seguito a un infortunio, hanno visto consegnarsi dalla questura un decreto d´espulsione – sostiene l´avvocato Marco Paggi dell´Asgi (Associazione di studi giuridici sull´immigrazione) – e col reato di clandestinità le cose possono solo peggiorare».
«È per questo ancora più grave – afferma Boeri – che la scorsa settimana il Senato abbia negato il permesso di soggiorno agli irregolari che denunciano lo sfruttamento da parte dei datori di lavoro e che, anche questa volta, le associazioni imprenditoriali non abbiano fatto sentire la loro voce. Forse perché tante piccole e medie imprese continuano a beneficiare proprio dell´irregolarità».