Immigrati, «la circolare Maroni istiga al lavoro nero»

20/06/2003

    venerdì 20 giugno 2003

    Cgil, Cisl e Uil di Milano presentano ricorso al Tar contro la direttiva del ministro sulle regolarizzazioni: «Impedisce di uscire dall’irregolarità»
    Immigrati, «la circolare Maroni istiga al lavoro nero»

    Luigina Venturelli
    MILANO «Un’istigazione al lavoro nero». Questa la sostanza della regolarizzazione prevista dalla legge Bossi-Fini ed integrata dalla circolare Maroni. Questa la ragione per cui Cgil, Cisl e Uil di Milano hanno ieri depositato un ricorso al Tar del Lazio per chiedere la sospensione ed
    il successivo annullamento del provvedimento emanato dal ministro del welfare sulle richieste di subentro.
    Per gli immigrati necessitati a cambiare lavoro in corso di sanatoria, infatti, non era stata inizialmente prevista alcuna disciplina. Una lacuna che, inserendosi nelle già lente ed intricate trame della procedura, aveva rigettato nel mondo dell’irregolarità quanti avevano nel
    frattempo perso il posto, molto spesso per la morte del datore di lavoro (ipotesi piuttosto frequente nel caso delle badanti) o perché illegittimamente licenziati.
    Per questo le parti sociali del capoluogo lombardo avevano trovato lo scorso 25 marzo un accordo, che riconosceva l’eventuale subentro immediato di un nuovo datore di lavoro.
    Una soluzione troppo semplice ed efficace per il governo: il ministro Maroni ha così varato
    una circolare per impedire a questi extracomunitari di lavorare fino alla consegna del permesso di soggiorno, sconfessando il patto di Milano e relegando le persone coinvolte nella clandestinità. A tutt’oggi, le richieste di subentro dei nuovi datori di lavoro nella provincia di Milano sono oltre 1.500: di queste pratiche solo 400 sono pervenute da Roma e per poco più della metà è stata avviata l’istruttoria. «A due mesi e mezzo dal provvedimento – ha affermato Graziella Carneri della Cgil – non si è concluso nemmeno un subentro. Questa è tutta gente che lavora in nero, perché priva di una via d’uscita legale dall’irregolarità».
    Una lentezza cronica che riguarda l’intera procedura di regolarizzazione.
    «Delle 87mila richieste presentate in provincia di Milano – ha ricordato Fulvio Colombo della Cisl – ne sono tornate da Roma circa la metà e si è proceduto alla sottoscrizione di 26mila contratti. Appena il 29% del totale».
    Ritardi burocratici dalle gravi conseguenze: «Gli stranieri in attesa di regolarizzazione – ha ricordato Pierluigi Paolini della Uil – sono in stato di residenza coatta in Italia. Non possono recarsi nei luoghi d’origine nemmeno per casi gravi o per lutti familiari. E’ un fatto inaccettabile in un paese civile come il nostro».