Immigrati in sciopero

23/02/2010

Assemblee, riunioni, fermento. Un po’ in tutta Italia senza lasciare indietro – sulla falsariga della rete che ha lanciato l’iniziativa – anche i piccoli «nodi»: Comuni in cui la presenza di immigrati è molto alta, di cui non si parla mai, e che invece il 1 marzo saranno in prima linea per lo «sciopero degli immigrati». L’iniziativa nata in Francia e rilanciata in Italia da un gruppo di persone italiane e di origine straniera attraverso il potentissimo Facebook sta camminando con i propri piedi. Dopo un’iniziale irrigidimento delle grandi strutture – spaventate da una parola d’ordine così impegnativa – la giornata del primo marzo si è trasformata in uno spazio pubblico, un grande foglio bianco in cui tutte le realtà impegnate nella difesa dei diritti dei migranti scriveranno qualcosa.
L’ambizione dello sciopero classico, dell’astensione dal lavoro per l’intera giornata lavorativa, è caduto praticamente subito. Nessuna organizzazione sindacale si sente in grado, oggi come oggi, di garantire un risultato di questo tipo. Ma la «provocazione» internettiana ha avuto come innegabile merito di far entrare questo argomento in agenda. «Noi ci stiamo preparando per lanciare uno sciopero generale sulla questione dell’immigrazione ad ottobre», spiega Aboubakar Soumahoro, responsabile Immigrazione delle Rdb. Il primo marzo per il sindacalismo di base sarà una giornata centrale all’interno della «Carovana dei diritti» che da diverse settimane sta girando in tutti i luoghi di lavoro proprio per «affrontare un tema centrale su cui costruire una nuova unità dei lavoratori: l’utilizzo strumentale degli immigrati per abbassare i diritti dei lavoratori, attraverso le leggi che regolano le migrazioni in Italia e in Europa», spiega Soumahoro. Intanto per la giornata del primo marzo sono previste diverse iniziative: a Torino, ad esempio, alle 17 si terrà un presidio davanti al Lingotto.
Argomento pesante quello dell’uso delle leggi sull’immigrazione per scardinare i diritti dei lavoratori, ma ineludibile soprattutto dopo la «stangata» della crisi economica. Tra l’altro è proprio la crisi a impedire che forme di astensione dal lavoro si moltiplichino per il primo marzo, laddove sarebbe possibile nonostante lo scarso preavviso, come in alcune fabbriche del nord dove gli immigrati rappresentano spesso la maggioranza o la quasi totalità dei lavoratori. Adam M’Bodj, segretario generale della Fiom (organizzazione che ha aderito ufficialmente) di Biella spiega: «Avevamo intenzione di scioperare in due ferrerie, ma proprio oggi abbiamo firmato al cassa integrazione straordinaria per una di queste. Però stiamo verificando con assemblee nei posti di lavoro la possibilità di mettere in piedi delle iniziative. Vogliamo partecipare». Dove si susseguono riunioni e assemblee (ad esempio nelle scuole di italiano) è in provincia di Alessandria. Anche qui a parlare è il segretario della Fiom, Antonio Olivieri: «Abbiamo avuto due assemblee molto partecipate in Comuni come Sale e Castelnuovo di Scrivia, in cui sono state lanciate le parole d’ordine: i bambini non andranno a scuola, non si farà la spesa, non si telefonerà e si girerà con un nastrino giallo appeso agli abiti (il simbolo della giornata, ndr)».
E la Cgil? Il sindacato che conta un milione di immigrati iscritti, giudicato il grande assente per la giornata del primo marzo, in realtà finisce per essere arruolato in moltissime realtà locali come spiega il responsabile nazionale immigrazione, Piero Soldini: «E’ naturale, la giornata del primo marzo per noi è un appuntamento importante, il giorno da cui parte la primavera dei diritti. Con onestà abbiamo detto sin da subito che uno sciopero "classico" secondo noi non era praticabile. Ma il primo marzo parteciperemo ai cortei e ai presidi, e se ci saranno delle astensioni dal lavoro ben vengano». L’immigrazione d’altronde sarà uno dei tre punti su cui la Cgil convoca lo sciopero generale del 12 marzo. Tra le iniziative più interessanti preparate per il 1 marzo, quella dell’Arci a Rosarno: assemblea pubblica con Laura Boldrini (Unhcr), Fausto Bertinotti, lo scrittore Pap Khouma e l’economista Tito Boeri.