Immigrati, il Polo spaccato pensa alla fiducia

22/01/2002











Immigrati, il Polo spaccato pensa alla fiducia

Ufficialmente è per evitare gli oltre mille emendamenti presentati dall’Ulivo. In realtà è guerra aperta fra centristi, Lega e An sulla sanatoria per chi è già in Italia.



ROMA - Spaccata in tre fra centristi, leghisti e An, la maggioranza sta pensando addirittura alla fiducia qualora l’opposizione continuasse nell’offensiva sulla riforma della legge sull’immigrazione e se questa opposizione assumesse platealmente la forma dell’ostruzionismo.

 Domani alla commissione Affari costituzionali del Senato inizierà l’esame degli emendamenti, ma più che gli oltre 1.000 gia’ presentati dall’opposizione, a mettere in imbarazzo sono quelli che il governo stesso dovrebbe presentare recependo un accordo di maggioranza che ancora non c’è. E su questo stanno lavorando sia il ministro del Welfare Maroni, sia il sottosegretario agli interni Alfredo Mantovano. La richiesta avanzata ieri dal ministro Rocco Buttiglione di una sanatoria per tutti gli immigrati irregolari che hanno un lavoro in nero ha oggi ricevuto due stop da parte dei suoi colleghi di Governo Umberto Bossi e Maurizio Gasparri: ”Buttiglione può dire quello che vuole – ha detto il leader della Lega – La legge sull’immigrazione parte degli accordi preelettorali, guai se non venissero rispettati. Non c’è spazio per altre sanatorie”. 

Per il ministro delle Comunicazioni ”non si possono regolarizzare tutti: bisogna fissare un limite”, per esempio le colf, ”ma gli altri, tutti quelli che lavorano in nero nelle fabbriche o nei cantieri se ne devono andare via”. Posizione, quest’ultima, appoggiata nel pomeriggio da un altro esponente del Carroccio, il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, respinta invece dallo stesso Buttiglione. E qui emerge un equivoco sull’interpretazione di un precedente accordo. In effetti, prima di Natale, il centrodestra aveva deciso di delegare i ministri Maroni e Tremonti di studiare eventuali provvedimenti di ”emersione” del lavoro nero di immigrati, in base al principio cardine della legge Fini-Bossi, su cui tutti sono d’accordo che ha diritto a un permesso chi ha un lavoro.

Buttiglione lo interpreta in chiave retroattiva e chiede quindi di regolarizzare tutti i clandestini che hanno un lavoro, An e Lega considerano valido questo principio per il futuro: quanti invece nel passato sono entrati in Italia senza permesso devono tornare a casa. Il responsabile immigrazione di An, Giampaolo Landi, ha tentato una mediazione partendo da un dato: il costi sociali che avrebbe l’espulsione dei circa 300.000 clandestini con un lavoro nero che, bene o male, hanno già una certa integrazione con il tessuto sociale.

Quindi ”senza pregiudizi ideologici” si può pensare a una ”ampia regolarizzazione” dei stranieri che già lavorano in nero in Italia, bloccando poi per due o tre anni i decreti che definiscono i nuovi flussi. In serata il vicepremier Gianfranco Fini ha messo un punto alle polemiche escludendo le modifiche prospettate da Buttiglione:”Non credo siano necessari nuovi interventi al disegno di legge”, ha detto Fini, il quale si è dichiarato più preoccupato dall’eventuale ostruzionismo dell’Ulivo che dalle divisioni della maggioranza. Landi ha evocato la possibilità di ricorrere alla fiducia e anche Calderoli ha richiamato gli strumenti del regolamento del Senato che permettono alla maggioranza di driblare l’ostruzionismo.

Intanto si sono fatte sentire due autorevoli voci che, garbatamente, hanno fatto capire di gradire alcune modifiche al testo base del governo. Il card. Camillo Ruini, nella prolusione al consiglio permanente della Cei, ha chiesto in pratica un allargamento delle maglie per i ricongiungimenti familiari degli immigrati.

(21 GENNAIO 2002; ORE 21:15)