Immigrati, il governo ci ripensa “Impronte digitali per tutti”

15/07/2002


LUNEDÌ, 15 LUGLIO 2002
 
Pagina 9 – Interni
 
LE SCELTE DEI PARTITI
 
Immigrati, il governo ci ripensa "Impronte digitali per tutti"
 
 
 
Il sottosegretario all´Interno Mantovano: "L´ipotesi è quella di cominciare a prenderle a quei cittadini che avranno la nuova carta di identità elettronica"
L´annuncio del ministro Giovanardi. Sospesa la protesta delle comunità ebraiche
Il provvedimento sarà inserito nel decreto-sanatoria in arrivo per gli irregolari delle aziende
 
GIOVANNA CASADIO

ROMA -Inversione di rotta. Il governo ammette che le impronte digitali è meglio prenderle a tutti, italiani inclusi, e non introdurre la schedatura solo per gli immigrati.
La Bossi-Fini, la nuova legge sull´immigrazione approvata giovedì scorso tra le contestazioni del centrosinistra ma che ha provocato anche profonde lacerazioni nella coalizione di governo proprio sulle impronte per gli extracomunitari che chiedono o rinnovano il permesso di soggiorno e sulla sanatoria degli irregolari, sarà integrata. E dovrebbe essere il decreto-legge con cui si estende il condono agli immigrati che lavorano "in nero", annunciato dallo stesso premier Berlusconi, a contenere un articolo sulle impronte. I tempi saranno perciò brevi, entro agosto il provvedimento "sanatoria-impronte per tutti" potrebbe essere varato.
Il Viminale è al lavoro in questo senso, come conferma il sottosegretario Alfredo Mantovano, braccio destro del vice premier Fini, e colui che ha seguito passo passo la nuova legge sull´immigrazione. Le nuove carte d´identità elettroniche, che saranno introdotte in 80 città italiane entro la fine dell´anno, registreranno anche l´impronta digitale.
Ma è il ministro dell´Udc, Carlo Giovanardi a dare per primo ieri la notizia della misura per l´estensione delle impronte, bloccando così le contestazioni degli ebrei italiani. Gli ebrei infatti avevano deciso di mettersi in fila davanti al ministero dell´Interno lasciando provocatoriamente le loro impronte digitali. Ma la protesta non ci sarà. Non oggi, almeno. L´Unione delle comunità ebraiche (Ucei) incontrerà invece domani mattina il ministro Giovanardi. «Il consiglio dell´Ucei ha deciso di sospendere la protesta. Ho avuto un contatto chiarificatore con Giovanardi che ha prospettato una volontà di affrontare in termini molto aperti il problema da noi denunciato», spiega Amos Luzzatto, il presidente dell´Unione delle comunità ebraiche. Conferma Giovanardi che l´intenzione c´è, o meglio «c´è sempre stata». Sicuramente da parte dei centristi della Casa delle libertà che avevano anche presentato un emendamento in proposito, non discusso però durante l´esame della Bossi-Fini, perché giudicato «non pertinente». Il ministro, reduce con il suo partito dal lungo braccio di ferro contro la Lega e Bossi per il "condono" agli immigrati irregolari, preferisce restare sul generico. «Il governo ha previsto e detto subito che l´obiettivo era prendere le impronte digitali a tutti i cittadini; quale sarà il provvedimento, se un disegno di legge o cos´altro, si vedrà», frena Giovanardi. «Giusta la decisione dell´Ucei di sospendere la protesta, restano da chiarire i tempi di quello che viene annunciato come un disegno di legge», commenta Gad Lerner che oggi sarebbe stato in piazza a dare le proprie impronte. Il sottosegretario Mantovano che sta lavorando in concreto al provvedimento, chiarisce: «Un ordine del giorno durante il voto della legge alla Camera ha già impegnato il governo all´estensione delle impronte a tutti gli italiani. L´ipotesi di cui stiamo discutendo è quella di cominciare a prenderle ai cittadini che avranno la carta d´identità elettronica».
Sulla tessera in policarbonio simile a una carta di credito e dotata di banda ottica in grado di memorizzare una grande quantità di dati, ci sarà quindi anche l´impronta digitale. E della notizia diffusa nei giorni scorsi di escludere calciatori e preti extra Ue dalla rilevazione dattiloscopica, considerandoli di identità più certa rispetto agli altri loro concittadini? «Non ne so nulla», replica Mantovano. Le impronte per tutti renderebbero difficile giustificare esoneri di questo tipo. Per la Lega, Roberto Calderoli, vice presidente del Senato: «Non c´è ragione di vederla come una cosa umiliante prendere le impronte. Va bene anche per gli italiani, chi ha mai detto il contrario?». E per la verità, il senatore lumbàrd, Piegiorgio Stiffoni ha preferito rispondere con una goliardata alla protesta anti discriminazione dei colleghi Ds, Aleandro Longhi e Angelo Flammia. A loro che avevano installato a Palazzo Madama un banchetto per raccogliere le impronte digitali dei senatori mentre si votava la Bossi-Fini, Stiffoni ha lasciato non una ma cinque impronte, le dita del suo piede.