Immigrati, é legge il nuovo apartheid

12/07/2002



12.07.2002
Immigrati, é legge il nuovo apartheid
di 
Nedo Canetti


 146 voti a favore 89 contrari, 3 astenuti. La proposta Bossi-Fini sull’immigrazione è legge dello Stato. Il voto definitivo al Senato, in terza lettura, al termine di una settimana di votazioni sulle centinaia di emendamenti dell’opposizione, tutti respinti, di qualche interruzione per mancanza di numero legale, di scontri verbali, a tratti molto aspri. Il testo, votato alla Camera il 4 giugno non è stato modificato. Le norme, che l’Ulivo e Prc considerano pessime, entrano in vigore. Non ci sono state sorprese, nel voto finale. A favore tutti i gruppi della Cdl; contrario l’Ulivo; Rifondazione ha abbandonato l’aula, annunciando che chiederà a Ciampi di non firmare la legge. «Riteniamo questa legge assolutamente sbagliata – ha commentato il presidente dei senatori ds, Gavino Angius- anche l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati afferma che questo provvedimento calpesta e nega diritti fondamentali della persona».

«Ci sembra – ha aggiunto – un giudizio più che sufficiente per rispedire al mittente un provvedimenti cinico, razzista, indegno di un Paese civile com’è il nostro». Gli ultimi fuochi dello scontro si sono ieri accesi attorno alla nota vicenda della regolarizzazione dei lavoratori dipendenti presenti irregolarmente in Italia (una vera e propria sanatoria che la Cdl non vuole chiamare così, per non far intendere che su qualche cosa ha ceduto). Per non aprire nuovamente il fronte con l’Udc, è stato votato l’ennesimo odg che impegna il governo in questo senso. Impegno che doveva concretizzarsi, con un decreto, nel Consiglio dei ministri, ma del quale nemmeno si è parlato, come ha candidamente confessato, Rocco Buttiglione. Un’ennesima beffa per i centristi della Cdl, che continuano a subire, a votare e ad aspettare…con un Francesco D’Onofrio, capogruppo a Palazzo Madama, che addirittura rivendica che la legge venga chiamata Bossi-Fini-Udc(!).

Applausi a scena aperta, manifestazioni di giubilo, dichiarazioni entusiaste del Polo e soprattutto della Lega all’annuncio del voto. «Oggi si volta pagina» ha proclamato il capogruppo di Fi, Renato Schifani. «Obiettivo raggiunto» inneggiano i leghisti. «Dietro questa legge – ribatte Angius – c’è una logica assolutamente lontana da quella dell’integrazione, una logica che vede lo straniero come un estraneo, un ospite precario da sfruttare fino a che serve, un limone da spremere e buttare». «Una legge feroce, sbagliata e ingiusta» incalza Massimo Brutti, che ha annunciato in aula il voto contrario dei ds. Duri i commenti dei Verdi, sottolinea il capogruppo, Stefano Boco: «È prevalsa la logica di una nevrosi paranoide nei confronti degli stranieri». I senatori dell’opposizione non si sono limitati ad affermazioni di principio, hanno discusso puntigliosamente ogni norma, cercando, invano, di modificare le parti più odiose, dalle impronte digitali all’uso della marina militare. Luciano Guerzoni, Tana De Zulueta, Walter Vitali, Luigi Viviani per i ds; Natale Ripamonti, Loredana De Petris, per i Verdi (propensi al referendum); Paolo Giaretta, Patrizia Toia, Alessandro Battisti per la Margherita sono ripetutamente intervenuti mettendo in luce le incongruenze della legge, il suo carattere propagandistico e punitive.

E sul merito ha insistito Brutti. «Questa legge – ha spiegato – conduce solo alla precarietà della vita e del lavoro degli immigrati che lavorano in Italia, senza aggiungere nulla: viene ridotta alla metà la durata del permesso di soggiorno: ci vorranno 6 anni per ottenere la carta di soggiorno; una figlia di 18 anni non potrà ricongiungersi con la famiglia in Italia, i nonni non potranno accogliere i nipotini, perché, in questi casi, il ricongiungimento è impossibile». Secondo i fautori della legge, le nuove norme serviranno per combattere la clandestinità; ne creeranno, invece, di nuova, più consistente. Lo ha rimarcato Guerzoni, lo ha ribadito Angius. «Questa legge – ha affermato – non solo mina alla base principi di convivenza civile, ma è anche pericolosa perché renderà più difficile l’ingresso regolare di chi viene in Italia a lavorare onestamente, creando così nuova immigrazione clandestina». «Una torta avvelenata – bolla l’esponente della Quercia- con ciliegine come la richiesta delle impronte e l’uso della marina per sparare sulle carrette del mare». La Lega esulta. Ha ragione, dal suo punto di vista. La legge porta il suo timbro, ricorda Brutti, il timbro «di una forza politica che è contro gli italiani del Mezzogiorno in cerca di lavoro al nord, contro gli immigrati extracomunitari più poveri, contro gli stranieri» E ci sono anche tre senatori padani che si lamentano per il «permissivismo» delle norme. Raffica di reazioni negative dal volontariato. Legge «ingiustificata e intollerante». Così la boccia don Luigi Ciotti, annunciando una raccolta di impronte digitali dai referenti regionali (1054 associazioni della società civile) di Libera, l’associazione fondata dal sacerdote, che verranno consegnate alla questura di Roma. «Una legge – ha aggiunto – che rischia di ratificare un’immagine dello straniero come soggetto pericoloso o di un potenziale delinquente». Per il presidente dell’Arci , Tom Benetollo «viene sancito istituzionalmente l’imbarbarimento del rapporto tra Stato e migranti». L’Arci continuerà la battaglia a fianco degli immigrati, per «impedire, con azioni di disobbedienza, l’attuazione di una legge ingiusta». Per il responsabile immigrati della Cisl, Oberdan Ciucci «non procurerà alcun effetto contro l’immigrazione clandestina, anzi rinunciando allo sponsor e relegando il permesso di soggiorno al lavoro, aumenterà notevolmente gli irregolari». «Delusione» per Loretta Caponi, presidente del Forum delle comunità straniere in Italia , che parla di inseguimento del «consenso della xenofobia diffusa». «Legge apatheid», la definisce il presidente dell’associazione «Senzaconfini», Dino Frisullo.