Immigrati, è boom badanti ma spesso lavorano in nero

21/09/2007
    venerdì 21 settembre 2007

    Pagina 9 – Interni

    Immigrati, è boom badanti
    ma spesso lavorano in nero

      In dieci anni la presenza è cresciuta quasi del 600%
      Iscritte all’Inps 248mila, ma nel Paese sono almeno 330mila

        di Vladimiro Frulletti / Firenze

        SONO L’ESERCITO, spesso nascosto, che si cura dei nostri anziani. Quelli che le famiglie non possono più accudire, ma non possono neppure lasciare soli. Quelli per cui nelle case di riposo non c’è posto. È la nuova faccia di un pezzo importante del welfare italiano. Volti non noti e troppe volte pagati in nero che hanno casa, marito e figli da un’altra parte. È l’esercito delle badanti che in Italia ha cominciato a emergere nei suoi grandi numeri dopo il 2002 con la sanatoria che seguì alla legge Bossi-Fini sull’immigrazione.

        Si calcola che quelle iscritte regolarmente all’Inps (va usato il femminile perché la stragrande maggioranza sono donne) siano circa 248mila. Ma di “lavoratori domestici” (categoria in cui rientrano però anche le colf) la Caritas ne ha contati (utilizzando i dati Inps del 2003) oltre 333mila. Cioè quasi il 70% di tutti i “domestici” (485mila) che ufficialmente lavorano in Italia. E di questa massa di lavoratori stranieri che ci aiutano a tenere in piedi un pezzo stato sociale italiano, curando notte e giorno i nostri nonni, più dell’86% è rappresentato da donne. In certe zone d’Italia come a Gorizia, fa notare la Caritas, si arriva anche a punte del 96%. Ma nella sua ricerca del 2006 sulla situazione dell’immigrazione in Italia l’associazione cattolica fa rilevare due cambiamenti importanti registrati nel fenomeno “domestici” negli ultimi 10 anni. Da una parte il loro vero e proprio boom con una crescita fra il 1992 e il 2003 del 588,7%. Dall’altra il fatto che se prima gli immigrati facevano soprattutto i “filippini” cioè i domestici in casa, adesso vi si ricorre sempre di più come «assistenti e accompagnatori di anziani» . Un ruolo per cui sembrano particolarmente predisposte le donne che vengono dai paesi dell’Est europeo. Rumene soprattutto.

        Il problema è che i numeri scritti sopra sono quelli ufficiali. Quelli dei “fortunati”. E cioè delle badanti che sono state regolarizzate, che hanno una posizione Inps, che ricevono stipendio e contributi. In media queste persone “costano”, contributi compresi, poco più di mille euro al mese. Cifra che per una famiglia che deve far assistere l’anziano non-autosufficiente è comunque competitiva con quella delle rette della case di riposo che viaggiano sui 50 euro al giorno. Si tratta però spesso di contratti non vere. fatti per un numero di ore inferiore a quelle effettivamente lavorate. La badante il più delle volte vive con l’anziano. Sta in casa con lui 24 ore su 24 e ha un giorno libero alla settimana.

        Poi ci sono quelle ancor meno tutelate. Lavorano al nero per circa 800 euro mensili, senza contributi, diritti e tutele. Eppure fanno un lavoro particolarmente delicato. In Italia sono ovviamente la maggioranza. Ben 620mila.

        Regolarizzarle, farle emergere, dare loro un futuro meno nero è l’obiettivo che si è posta la Toscana che conta 27mila badanti iscritte all’Inps e 40mila in nero. del resto la Toscana (con Liguria e Umbria) è una delle regioni col più alto indice di invecchiamento d’Italia. Il 23% dei toscani ha più di 65 anni, cioè 829mila persone su una popolazione di 3 milioni e 600mila abitanti. Fra questi anziani ci sono ben 80mila non autosufficienti e fra questi 40mila sono molto gravi, cioè da soli non sono in grado di muoversi, di mangiare, di lavarsi. 28mila hanno più di 80anni. Le risposte dei servizi sociali ci sono, ma sono insufficienti. Le case di riposo ospitano 9mila persone. E quelle in lista d’attesa sono 3mila. Altre 25mila hanno un aiuto a casa, ma si tratta di qualche decina di ore all’anno. Da qui il progetto voluto dal presidente Claudio Martini che a regime prevede un investimento di 150milioni di euro nei prossimi tre anni. Una serie di interventi per aprire nuove residenze per anziani (oltre 1200 posti in più entro il 2010), per dare un bonus di 250 euro mensili a famiglia e soprattutto per regolarizzare le badanti. Si tratta di azioni che prevedono aiuti diretti alle famiglie (da 250 a 600 euro mensili in base alla gravita dell’anziano e al reddito della famiglia) e la creazione di un vero e proprio “albo” delle badanti a cui queste lavoratrici potranno accedere dopo un corso di formazione. In questa maniera la Toscana si pone l’obiettivo di aiutare circa 20mila famiglia e di far emergere dal nero migliaia di badanti straniere.

        Il progetto però ha bisogno di soldi. In Toscana chiedono al governo di incrementare il “fondo sociale” istituito dalla finanziaria dell’anno scorso. E anche di questo si discuterà a Firenze oggi e domani nella prima conferenza annuale sull’immigrazione organizzata dal ministero dell’interno e dall’Anci. Alla due giorni di Palazzo Vecchio ci saranno non solo il ministro all’interno Giuliano Amato e quello al welfare Paolo Ferrero, ma anche Alain Touraine, Klaus Bade e Trevor Phillips.