Immigrati, 800mila in più nel 2002

14/05/2003
           
          MERCOLEDÌ, 14 MAGGIO 2003
           
          Pagina 24 – Cronaca
           
          I dati della Caritas: gli extracomunitari sono il 4,2% della popolazione. Più vicini alla media europea
           
          Immigrati, 800mila in più nel 2002 è boom di "regolarizzazioni"
           
           
           
          I nuovi contratti agli stranieri nelle aziende hanno ormai superato di parecchio il 10%
           
          GIANCARLO MOLA

          ROMA – Ottocentomila persone in più, in un solo anno. Una crescita del cinquanta per cento. E un totale che non è molto distante dai due milioni e mezzo. Bastano pochi numeri, per spiegare che l´Italia è diventata ormai un paese ad alto tasso di immigrazione e che la distanza rispetto agli stati membri dell´Unione europea – enorme fino a pochissimi anni fa – si sta praticamente azzerando. Gli extracomunitari regolarmente residenti nella penisola costituiscono ormai il 4,2 per cento della popolazione e la percentuale di cittadini stranieri assunti da imprese italiane ha abbondantemente superato il dieci per cento dei nuovi contratti di lavoro.
          La fotografia dell´immigrazione in Italia nel 2003 arriva dalla Caritas, che ieri ha anticipato parte del consueto dossier annuale. A determinare il balzo in avanti c´è la regolarizzazione varata con la legge Bossi-Fini (della quale, si stima, approfitteranno alle fine almeno 600mila persone). Ma non solo: già prima della sanatoria il numero dei soggiornanti è salito di quasi 150mila unità, a cui devono sommarsi i minori e coloro che hanno richiesto un permesso di soggiorno non ancora registrato (altre 50mila persone). La somma è semplice: se a inizio 2002 in Italia c´erano un milione e 600mila extracomunitari, esattamente un anno dopo il numero è salito a quota 2.395.000.
          All´appello mancano i clandestini, la conta dei quali è controversa. «Al termine della regolarizzazione, stimavamo che si trattasse di 150mila persone, ma in questi mesi, soprattutto a causa del blocco dei flussi programmati, gli irregolari sono probabilmente raddoppiati», spiega don Giancarlo Perego, responsabile area nazionale della Caritas. Che aggiunge: «L´immigrazione, insomma, è diventata, nel nostro paese, un elemento strutturale».
          In un solo anno, infatti, la percentuale di extracomunitari regolari è passata dal 2,8 al 4,2 per cento della popolazione. Un solo punto in meno rispetto alla media europea, dove però i flussi sono molto più stabili. L´Italia ha superato paesi a solida tradizione multietnica come Gran Bretagna e l´Olanda (dove gli immigrati sono, rispettivamente, il 3,9 e il 4,1 per cento dei residenti). Ed anche la Francia (che si attesta al 5,6 per cento) non è più così lontana.
          I riflessi sull´occupazione sono ancora più evidenti. Nell´ultimo anno – nonostante la crisi economica – le assunzioni di extracomunitari sono passate da 467mila a 659mila. In soldoni, 11 nuovi lavoratori su cento non sono italiani, con una punta addirittura del 17,7 per cento nel Nord-Est.
          Il problema, adesso, è gestire il fenomeno. Che è destinato a crescere. «Le imprese – prosegue don Perego – chiedono di riaprire il flussi e se il governo non provvederà rischiamo di trovarci fra due anni con una nuova emergenza clandestini. Nel frattempo i regolarizzati approfitteranno dei ricongiungimenti familiari. Non si può stare a guardare: servono politiche incisive e investimenti, che partano dalla scuola e finiscano con l´abitazione, per integrare queste persone nel rispetto delle leggi e della dignità umana».