“Immigrati 3″ La partita si gioca in azienda

15/02/2005
    del lunedì
    lunedì 14 febbraio 2005

    pagina 6

    Storie / Dentro l’organizzazione
    La partita si gioca in azienda

    A. CHE.

    Un problema di rappresentatività c’è, ma questo non oscura il fatto che i sindacati abbiano fatto e continuino a fare molto per la dignità degli immigrati. « Di certo — spiega Aly Baba Faye, per anni in Cgil e ora coordinatore nazionale del Forum " Fratelli d’Italia" dei Ds — non esiste una proporzione tra i lavoratori stranieri iscritti al sindacato e il numero dei dirigenti espressi dagli immigrati. Al riguardo non esiste una regola formale, ma è consuetudine che ogni mille iscritti si abbia diritto a un rappresentante. Invece le cifre sono, per quanto riguarda i lavoratori stranieri, inferiori » .

    Questa situazione si riflette anche in sede di contrattazione. Anche se Aly Baba Faye avverte: « I contratti nazionali devono rappresentare tutti i lavoratori, senza distinzione. Diverso, invece, il discorso per quanto riguarda la contrattazione di secondo livello, dove possono trovar spazio le rivendicazioni anche di carattere " etnico", come i pasti, i posti per la preghiera, i corsi di insegnamento di italiano. Per esempio, solo a livello aziendale si possono trovare soluzioni per contemperare le necessità del ciclo produttivo e le esigenze di lavoratori stranieri che intendono osservare il mese di Ramadan » .


    Si tratta di problemi che l’ex sindacalista senegalese conosce bene, pur essendo ormai fuori dalla Confederazione. Nella Cgil, infatti, Aly Baba Faye ha lavorato per 13 anni, lavorando nel coordinamento immigrazione e, negli ultimi anni, in quello dell’agroindustria.


    Anche Alioune Guye — pure lui di nazionalità senegalese — è stato per anni in Cgil: dal 1990 al ‘ 97 come responsabile territoriale a Ravenna e dal ‘ 97 al 2002 come responsabile nazionale dell’immigrazione. Dopodiché ha scelto di fare altro.
    « Non penso esista un vero e propri problema di rappresentatività — afferma — anche se sono d’accordo che si possa fare di più. Per quanto, poi, riguarda il fatto di rivendicare le nostre esigenze in sede di contrattazione, questo può darsi solo per gli accordi di secondo livello. Quelli nazionali devono valere per tutti » .