“Immigrati 1″ Immigrati, 43 milioni ai sindacati

15/02/2005
    del lunedì
    lunedì 14 febbraio 2005

    pagina 6

    LAVORO • Sono le trattenute effettuate sui 334mila iscritti, importo che lievita grazie ai rimborsi a Caaf e patronati
    Immigrati, 43 milioni ai sindacati
    Aumenta la presenza degli stranieri, ma la loro rappresentatività nei contratti non cresce in proporzione

    ANTONELLO CHERCHI
    SERENA UCCELLO
    A leggere solo i numeri, la presenza dei lavoratori immigrati nel sindacato confederale ha la dimensione ancora di una minoranza: 334mila stranieri contro un esercito di oltre 11,5 lavoratori italiani. Basta però confrontare le 334mila presenze degli immigrati con i lavoratori attivi nella Triplice — che, tenuto conto che gli aderenti alle confederazioni dei pensionati sono 5,4 milioni, diventano 6,1 milioni — per vedere che i numeri acquistano uno spessore diverso, passando da una media del 3% a quasi il 5,5 cento. Solo qualche punto percentuale che però segna la crescita di un fenomeno — nel Duemila gli immigrati iscritti al sindacato confederale erano 220mila — e la presenza di una nuova linfa per il sindacato.

    Crescono i finanziamenti. Ma non è solo una questione di presenze. Gli iscritti stranieri, infatti, garantiscono ai sindacati confederali entrate per 43,5 milioni di euro sotto forma di quote di iscrizione. La cifra lievita a quasi 55 milioni se si considerano sia i rimborsi che i Caaf sindacali ricevono dallo Stato — per i servizi resi ai lavoratori immigrati si può stimare un importo vicino ai 2 milioni — sia lo stanziamento statale garantito ai patronati, ai quali spetta assistere i lavoratori nei rapporti con gli enti previdenziali ( la parte riferibile agli immigrati si può considerare di circa 9 milioni).

    Sono i risultati di una ricerca condotta dalla redazione del sito www. stranierinitalia. it. L’indagine rileva che il contributo fornito dai lavoratori stranieri al sindacato non è controbilanciato da un’adeguata rappresentatività degli immigrati in sede di contrattazione.


    La ricerca. Sui versamenti che i lavoratori stranieri effettuano ai sindacati non esistono cifre ufficiali. Quelle calcolate nella ricerca sono, dunque, stime. Per quanto riguarda le ritenute sulle iscrizioni alla Triplice, le cifre sono state ottenute partendo dallo stipendio medio dei lavoratori stranieri — che è di circa mille euro mensili — e applicandovi la ritenuta sindacale, che solitamente è nell’ordine dell’ 1% ogni mese e va calcolata anche sulla tredicesima.

    La rappresentatività. La scarsa rappresentatività è stata fotografata da uno studio dell’Ires Cgil, che ha esaminato 350 contratti collettivi, evidenziando come solo 30 trattino materie connesse agli immigrati ( permessi per ricorrenze religiose, ferie continuative per permettere il ritorno nei Paesi d’origine, formazione linguistica). Numeri ancora più bassi per quanto riguarda la contrattazione aziendali: gli accordi che fanno riferimento agli immigrati sono solo 8 su 850, 16 su 200 invece nel caso dei contratti territoriali.

    Le reazioni. Le stime economiche vengono bollate dal sindacato come inattendibili. « Bisognerebbe capire meglio — dice Carmelo Barbagallo della Uil — come è stata fatta la valutazione. Se, infatti, consideriamo tutti i servizi di assistenza che svolgiamo gratuitamente per gli immigrati, alla fine le cifre si equilibrano » .

    Quella dell’attenzione alla platea degli immigrati come bacino di raccolta per le casse dei confederali è una logica che Oberdan Ciucci della Cisl rigetta con decisione. E pone l’attenzione su un altro punto: l’integrazione e il ruolo del sindacato in questo processo. Processo « che— dice Ciucci— nel caso della Cisl è in costante crescita: rispetto al 2003, nel 2004 abbiamo avuto circa 30mila iscritti in più. E a conferma del lavoro di integrazione che cerchiamo di fare, ogni anno formiamo nella nostra scuola di Firenze trenta dirigenti immigrati » .


    Proprio il ruolo degli stranieri ai vertici del sindacato è il punto di debolezza su cui, secondo Pietro Soldini della Cgil, i confederali segnano un certo ritardo e devono lavorare. Rispetto agli iscritti, i delegati sindacali stranieri, infatti, sono appena 2mila e 300 i sindacalisti a tempo pieno. « La presenza degli immigrati negli organi direttivi del sindacato è ancora troppo esigua e questo rappresenta sicuramente un limite » , spiega Soldini.
    Che però rilancia: « Quale altra organizzazione della sfera dell’associazionismo o della politica può vantare una presenza di lavoratori immigrati pari a quella del sindacato?»