Immigrate col voucher

04/09/2002


      04 Settembre 2002
      Immigrate col voucher
      Chi paga i «costi d’emersione» di colf e badanti per gli anziani poveri?


      MANUELA CARTOSIO


      MILANO
      La Caritas del Triveneto prevede che una «badante» su cinque non sarà regolarizzata con la sanatoria. Analoga la stima della Filcams Cgil di Bergamo. L’emersione dal nero e dalla clandestinità alza almeno di un terzo il «costo» di colf e badanti immigrate. Per un tempo pieno contributi previdenziali e oneri aggiuntivi si aggirano sui 300 euro al mese. Furbi e taccagni preferiranno evitare la spesa (o cercheranno di accollarla alla lavoratrice). Diverso il caso degli anziani che campano con la pensione e qualche risparmio. La badante la metterebbero in regola più che volentieri, ma per loro 300 euro in più al mese sono una cifra proibitiva. Che fare in questi casi? Una legge intelligente avrebbe dovuto porsi in anticipo il problema, afferma don Giancarlo Perego della Caritas italiana, e risolverlo con «misure di sostegno perché la sanatoria non sia un’occasione sprecata». Si sa che gli anziani non autosufficienti sono un esercito, che non navigano nell’oro, che le case di riposo sono poche e che le rette incidono in parte quando non per intero sulle casse dello stato. Fatta la brutta Bossi-Fini, partita la sanatoria, si «scopre» che tanti vecchietti non ce la fanno a sostenere il costo della regolarizzazione. Così si rincorre il problema nell’unico modo possibile: si bussa a regioni e comuni, soggetti primi nell’assistenza degli anziani, perché contribuiscano alla regolarizzazione di colf e badanti.

      Come lo stato, regioni e comuni piangono miseria. Le probabilità che ci mettano del loro non è altissima. Devono capire però, insiste don Perego, che un piccolo contributo per regolarizzare una colf è un anziano in meno in una casa di riposo, «un risparmio per loro». Su questa strada si è mossa la Cisl in Lombardia dove si stanno sperimentando in due Asl i «voucher socio-assistenziali». Ha chiesto alla giunta Formigoni che il voucher si possa utilizzare per «acquistare le prestazioni rese dalle badanti che assistono a domicilio persone non autosufficienti». Le badanti devono essere «accreditate», iscritte in un apposito albo. «Per dare un voucher di 300 euro al mese a un numero significativo di anziani non autosufficienti», osserva il segretario regionale Cisl Franco Giorgi, «le risorse andrebbero almeno raddoppiate». Sarebbe già qualcosa e, inoltre, il metodo sarebbe veloce, «dal 1 gennaio molti anziani avrebbero quel che basta per versare i contributi alla badante sanata». Un’altra richiesta la Cisl l’ha fa al governo: raddoppi la cifra (ora 1.559 euro) che chi versa i contributi previdenziali per una badante può detrarre dalle tasse.

      Alla Cgil i buoni e i voucher per cui Formigoni va pazzo non sono mai piaciuti. «Creano clientele politiche, sono un alibi per non fare i servizi sociali pubblici e per privatizzare quelli che ci sono», sostiene Giorgio Roversi, responsabile politiche sociali della Cgil lombarda. Però, aggiunge, la difficoltà di diversi anziani a sostenere il costo della sanatoria è reale. Di fronte all’emergenza e per far salire sul treno della sanatoria il maggior numero possibile di colf e badanti, un po’ di pragmatismo ci può stare, si usino anche i voucher. Risolverebbero, comunque, poche migliaia di casi, mentre la corsa al kit dimostra platealmente che «la nostra società, la nostra economia, le nostre famiglie si reggono sul lavoro di cura degli immigrati». Una realtà di simili dimensioni e il numero crescente di anziani non autosufficienti impongono di ragionare non su palliativi come i voucher, ma sulla fiscalità generale. «Per l’assistenza agli anziani occorrono tasse di scopo», non le mutue alla Sirchia. Il rischio che molte colf restino tagliate fuori dalla sanatoria, e non per cattiva volontà delle famiglie – dice Betti Leone, segretaria nazionale dello Spi-Cgil – sollecita «un’assunzione di responsabilità pubblica». Certo, per evitare di fare regali a chi non ne ha bisogno, il controllo sulle disponibilità economiche dell’anziano deve essere rigoroso: «ma un aiuto in molti casi va dato». Solo che chiederlo a un governo che annuncia una finanziaria lacrime e sangue sembra accademico.



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