Immacolata e precaria, la festa dei manganelli

09/12/2010

Doveva essere una festa dell’Immacolata all’insegna della pacifica mobilitazione e invece si è conclusa con due arresti, con processo per direttissima questa mattina. La repressione, a Milano, Roma o Napoli, si abbatte su ogni dissenso. La mattinata era cominciata all’università Orientale con la proiezione del film I cento passi, sui titoli di coda era arrivato in una sala strapiena Luigi Lo Cascio, in città con lo spettacolo La diceria dell’untore, al Teatro Mercadante. Tagli alla cultura, tagli all’università, una discussione plurale sulla quale irrompe la notizia delle cariche. In contemporanea, a piazza del Gesù, dove troneggia l’obelisco della Madonna dell’Immacolata in ristrutturazione, erano in corso i festeggiamenti religiosi: il cardinale Crescenzio Sepe, il sindaco Rosa Russo Iervolino, il governatore Stefano Caldoro e duecento disoccupati del progetto Bros, con cui le autorità hanno improvvisamente troncato ogni dialogo. Circa 4 mila precari, formati per fare bonifiche e raccolta differenziata porta a porta in una città che muore di rifiuti, da novanta giorni senza sostegno (596 euro mensili) e senza dialogo: dopo tredici anni e tavoli di concertazione direttamente al ministero, gli unici che li accolgono sono i poliziotti in assetto antisommossa. E anche ieri c’erano gli uomini in divisa, oltre cento, a fare scudo alle autorità. Più lontano un gruppetto di universitari e una ventina di ragazzi della Ciclofficina "Massimo Troisi": erano nella discesa di calata Trinità Maggiore, a due passi dalla piazza, a cambiarsi gli abiti al centro sociale Ska. Sono gli attivisti della Critical mass, si battono per una mobilità sostenibile. Ieri si preparavano al flash mob «Il presepe morente», biciclette colorate e abiti da pulcinella. Sono stati loro a finire sotto i manganelli della polizia, buttati giù dalle bici e picchiati. Alfonso Borelli, 28 anni, e Ana Paula Barbosa Rezende, una venticinquenne brasiliana, sono stati portati via dalle forze dell’ordine. L’accusa è di resistenza e violenza a pubblico ufficiale e di inottemperanza all’ordine di sciogliere la manifestazione. Quando gli amici, increduli, hanno cercato di seguirli è
partita la seconda carica. «Eravamo con il nostro striscione – racconta Roberta, studentessa dell’Orientale – “Anche l’obelisco è precario”, accanto ai ragazzi in bici, defilati rispetto alla piazza. La polizia è arrivata già con i manganelli in mano, nessuno si aspettava la carica, soprattutto i compagni della Critical mass che semplicemente volevano andare in giro per il centro storico». La violenza gratuita ha innescato la risposta, con cassonetti rovesciati e dati alle fiamme. «I ragazzi sono stati picchiati brutalmente », racconta Paola del progetto Bros, 48 anni e 25 di inutile iscrizione al collocamento: «Le forze dell’ordine ormai fanno solo disordine, hanno creato il panico tra i turisti per picchiare dei ragazzi che chiedono le piste ciclabili! Noi siamo abituati a questo: quando ci presentiamo, le istituzioni si nascondono dietro la polizia, la loro strategia è intimidirci. Ma qui nessuno si fa spaventare». Oltre duecento persone si sono radunate dall’una del pomeriggio davanti la questura per chiedere il rilascio dei fermati, la digos ha impedito agli avvocati di incontrarli. Cosa particolarmente grave per la ragazza che, non essendo italiana, non aveva riferimenti per nominare un difensore di fiducia. «Possono bloccarci – spiega Stella Arena che, con Ivana Zarrelli, ha assunto la difesa del ragazzo – ma non succede sempre. Quando siamo arrivate ci hanno detto che, secondo i dirigenti, non c’era bisogno degli avvocati». Forze dell’ordine con la mano pesante.
La scorsa settimana a finire sotto i manganelli sono stati gli studenti e gli orchestrali del Teatro San Carlo, la prefettura poi ha dato un ulteriore segnale vietando sitin e iniziative che bloccano la viabilità. Vietato anche fermare il traffico intorno al palazzo della regione, a Santa Lucia, e proibizione assoluta di cortei notturni tra le 22 e la 10 di mattina. Le istituzioni scelgono di rispondere con le maniere forti ma operai, studenti, disoccupati, comunità locali hanno imparato a saldare le proteste: stamattina presidio al Tribunale, sabato a Terzigno per un altro piano rifiuti, il 14 dicembre a Roma contro il governo.