“ilSabato” P.Guindani: «Con l’orario elastico stipendi più pesanti»

06/12/2005
    martedì 6 dicembre 2005

    Pagina 18

    intervista
    a Pietro Guindani

      TLC GUINDANI, AD DI VODAFONE: NON È PIÙ L’ERA DEL CLASSICO DALLE 9 ALLE 17


        «Con l’orario elastico stipendi più pesanti»

          LUIGI GRASSIA

          I 120 mila lavoratori delle telecomunicazioni hanno sottoscritto un contratto nazionale (da sottoporre ora alle assemblee) che prevede importanti elementi di flessibilità negli orari, nell’organizzazione del lavoro e nelle tipologie di assunzione. Per l’Asstel, che federa le imprese del settore, ha guidato le trattative il presidente Pietro Guindani, che è anche l’«ad» della Vodafone Italia.

            Dal punto di vista della flessibilità, in questo accordo che cosa c’è di peculiare del settore Tlc e che cosa invece può fare da battistrada per altri comparti?

              «Nelle telecomunicazioni si lavora 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno, inoltre le esigenze cambiano in quantità e in qualità di ora in ora, perché la richiesta dei servizi è diversa negli orari lavorativi e in quelli serali come pure in occasione di campagne promozionali e di offerte di nuovi servizi. Quindi la flessibilità è necessaria affinché la domanda del mercato trovi corrispondenza nel numero di persone presenti e nel tipo di prestazione che possono offrire».

                Questo vale solo per le Tlc?

                  «Molti altri settori hanno esigenze produttive basate su turni che vanno al di là del classico orario “dalle 9 alle 5”. E anche in comparti molto diversi l’andamento della domanda è assai mutevole, per cui tutte le modalità del contratto Tlc che consentono all’impresa di variare l’utilizzo della forza-lavoro in funzione del mercato sono utilmente replicabili. Faccio notare che questo contratto sarà firmato anche da Confindustria e dunque credo che le imprese degli altri settori lo esamineranno e valuteranno se estenderne le disposizioni ad altri contratti».

                    Più flessibilità non rischia di pesare sui lavoratori?

                      «La flessibilità crea valore ed è questo che ci ha permesso di trasferire alle buste paga un importo maggiore di quello che sarebbe risultato dagli accordi del 1993. I sindacati hanno capito che si crea valore e occupazione se si sostiene la produttività».