“IlPresidente 2″ Perché ha scelto il registro della politica

16/05/2006
    marted� 16 maggio 2006

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    UN DISCORSO CHE RIVELA LE IDEE E LA STORIA DEL NEO PRESIDENTE

      Perch� ha scelto il registro della politica

        Riccardo Barenghi

          Poteva essere pi� istituzionale, pi� prudente, pi� generico, meno esposto se vogliamo. Poteva limitarsi a elencare i principali problemi del Paese, garantendo – come peraltro ha fatto – l’imparzialit� costituzionale della sua funzione. Invece Giorgio Napolitano non si � fatto condizionare n� dalla carica appena assunta n� dalla sua elezione avvenuta a maggioranza. E ha scelto un altro registro per il suo primo discorso da Presidente della Repubblica: il registro della politica.

            E quando un politico di lungo corso, in particolare uno che si � formato nel dopoguerra e tantopi� nel partito comunista, parla di politica viene fuori la sua storia, ci� che � stato e ci� che � oggi. Soprattutto viene fuori quel che pensa. Il Capo dello Stato ha ovviamente fatto molta attenzione a non sovrapporre le sue idee alla sua funzione. Ma ha anche voluto far capire nettamente quali siano le sue idee. Cos� ha fatto quando ha parlato della Resistenza, quasi invitando tutte le forze politiche a dare per scontata la sua decisiva importanza per la nascita della Repubblica. In altre parole, la pacificazione si fa a patto che la memoria condivisa cominci da l�. E cos� anche quando ha parlato della Costituzione, che si pu� anche cambiare ma non nel suo spirito. I suoi principi fondamentali, ha detto in sostanza Napolitano, possono allargarsi per accogliere �nuove istanze�, ma non possono essere cancellati.

              Ma soprattutto, la politica del Presidente viene fuori quando affronta le questioni di oggi. L’Europa, ovviamente, la pace, la guerra, il terrorismo, la povert� di mezzo mondo, gli immigrati che �contribuiscono alla prosperit� del Paese�. Su ognuna di queste il Capo dello Stato spiega chiaramente cosa pensa. Da antico europeista (e qui cita Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli) pensa che l’Europa, per quanto in crisi, sia comunque il territorio del futuro: non a caso cos� lo vivono le nuove generazioni. Si inchina alle vittime di Nassiriya e di Kabul ma chiude il discorso dando ormai per acclarata la decisione del ritiro delle nostre truppe dall’Iraq. Si allarma per il fenomeno del terrorismo islamico ma invita a �non cedere allo scontro di civilt�. Un conservatore, mettiamo Marcello Pera, non avrebbe fatto questo discorso.

                Cos� come non avrebbe giudicato �essenziale il laico disegno dei rapporti tra Stato e Chiesa, ognuno nel proprio ordine indipendente e sovrano�. In un momento storico in cui la frontiera tra fede e politica viene spesso oltrepassata, e proprio nello stesso giorno in cui il cardinal Ruini insiste contro l’aborto e i Pacs (una legge dello Stato e un’altra che forse lo sar�), che il Presidente della Repubblica inauguri il suo mandato con un discorso che riafferma il valore della laicit� dello Stato non � irrilevante.

                  E tantomeno lo �, il discorso di Napolitano, quando affronta quello che il centrosinistra considera il problema dei problemi della nostra epoca: la precariet� del lavoro, l’insicurezza sociale. Nelle parole del Presidente non c’� solo la segnalazione di un nodo, di una difficolt�, non � solo una fotografia della realt� insomma, ma c’� l’invito chiaro ad andare nella direzione di �pi� giustizia e coesione sociale� mentre crescono �le diseguaglianze e le nuove povert�. Invito fatto ai politici e ai sindacati naturalmente, ma soprattutto alle �forze imprenditoriali� richiamate all’ordine della solidariet�. Una sorta di gentile monito contro l’egoismo.

                    Non c’� bisogno di leggere tra le righe insomma per capire quanta politica e quanta storia della sinistra italiana – con tutte le sue differenze e contraddizioni – ci sia nel discorso di Napolitano. Che ha voluto rassicurare tutti che sar� il Presidente di tutti ma anche segnalare a tutti che lui la pensa in un certo modo.