“ilBuco” Il Tesoro si piega al pressing Ue

17/10/2005
    sabato 15 ottobre 2005

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    L’ORIGINE DEL BUCO-ENTRATE IN CALO IN ATTESA DI CONDONI E IL FALLIMENTO DEL FRENO ALLE SPESE

      Il Tesoro si piega al pressing Ue


        Stefano Lepri

          ROMA
          Non è che i conti pubblici si siano messi a peggiorare all’improvviso. La tendenza negativa era in atto da mesi, prevista da diversi centri studi. A spingere il governo al varo di una manovra-bis, prima smentito fino alla noia, è stato – si sente dire – un calcolo sull’appuntamento di verifica con le autorità europee, fissato per il 12 gennaio. A quella data, il principale dato disponibile sarà l’ammontare complessivo del debito pubblico; un suo forte aumento rispetto al prodotto lordo (pur se non calcolabile esattamente, perché il dato del Pil mancherà ancora) costituirebbe una base di discussione assai sfavorevole.

            Così si è deciso di intervenire ancora sui conti del 2005, prima della discussione parlamentare della manovra 2006. Cos’è che non sta andando secondo le previsioni? Un po’ tutto: le entrate fiscali crescono poco, forse anche a causa dell’attesa per un nuovo condono; il freno alle spese non funziona, specie nella sanità (non inclusa nel nuovo taglio). Tanto che dagli esperti vengono fuori stime più pessimistiche di quelle già negative («bilancio in larga misura deludente» della manovra 2005) esposte ieri l’altro dalla Corte dei Conti, e che già comprendevano il grande ritardo nelle vendite di immobili e gli introiti da privatizzazioni molto inferiori all’ambizioso obiettivo fissato.

              «E’ vero che l’economia sta andando un po’ meglio, per fortuna – dice Riccardo Faini, docente all’università di Roma 2, già direttore per l’analisi economica al Tesoro – ma proprio per questo fa riflettere che il governo si sia deciso a questa manovra aggiuntiva. Se avessero in mano una previsione di deficit diciamo al 4,5% del prodotto lordo, rispetto al 4,3% concordato con l’Europa, non credo che si sarebbero mossi; evidentemente temono che si vada verso il 5%. Mi pare grave che siamo a questo punto ad appena sette mesi di distanza dalla Relazione di cassa che riteneva ancora raggiungibile il 3%. Ho la brutta impressione che la finanza pubblica non sia più sotto controllo».

                Una attesa di crescita 2005 a +0,2% invece che zero, come nelle precedenti previsioni, già da sé dovrebbe dare un decimo di punto di deficit in meno. «Ma non stanno andando bene le entrate fiscali – sostiene Salvatore Parlato, ricercatore presso il centro studi Ref di Milano – che sembrano non risentire ancora di questo “rimbalzo”, come lo abbiamo chiamato qui al Ref, della congiuntura». L’andamento fiacco del gettito tributario sarebbe visibile negli ultimi versamenti Iva mensili, che stentano a tenere il passo, come dovrebbero, con l’evoluzione del reddito nominale.

                  Ma già l’autotassazione di giugno era risultata al di sotto delle previsioni, per quanto riguarda il lavoro autonomo e l’impresa minore: forse a causa di un fiasco della revisione degli «studi di settore» per il lavoro autonomo, forse a causa dell’attesa di un nuovo condono (smentito dal ministro Giulio Tremonti). «La spiegazione di questo andamento del gettito non è chiara – afferma Silvia Giannini, docente di economia pubblica all’università di Bologna – perché i dati sono pochi. Vediamo solo che le trattenute sul lavoro dipendente vanno bene mentre i versamenti del lavoro autonomo vanno male, benché la dinamica di questi ultimi redditi sia migliore».

                    La nuova misura fiscale introdotta nel decreto-legge di ieri, in sostituzione della «tassa sul tubo», secondo Faini «invece di colpire aziende che operano in regime di monopolio, rischia di scoraggiare gli investimenti delle aziende che ai monopolisti dovrebbero fare concorrenza». Gli enti colpiti dal taglio alle spese previsto nel decreto potrebbero eluderlo scaricando oneri sul 2006; «una perdita di controllo sulle spese decentrate che si notava negli ultimi mesi – sostiene ancora Parlato del Ref – ma anche dopo la decisione di ieri continuiamo a ritenere quasi impossibile raggiungere il 4,3% di deficit 2005».

                      Per il 2006 il Ref prevede «un deficit tendenziale al 5,6% (quasi un punto in più rispetto al governo, ndr) che la legge finanziaria potrebbe ridurre al 5,3%». Prometeia, istituto concorrente, ritiene invece che la manovra 2006 avrà come effetto un deficit al 4,8%, un punto oltre il traguardo concordato dal governo in sede Ue.