Il Welfare rifà i conti: vola l’assistenza

19/02/2003




Mercoledí 19 Febbraio 2003
STATO SOCIALE
Il Welfare rifà i conti: vola l’assistenza

Stato sociale – Nella riclassificazione di Brambilla pensioni più leggere ma i costi totali (25-27% del Pil) superano la media Ue


ROMA – Un costo del Welfare oscillante tra il 25,4% e il 27,5% del Pil, sensibilmente superiore a quello ufficiale, pari al 24,4%, e forse anche della media Ue. Una spesa pensionistica non superiore all’11,6% del prodotto interno lordo, più bassa di almeno 3,5 punti dei valori Eurostat, e sostanzialmente in linea con l’Europa. Un "peso" dell’assistenza maggiore di quasi tre volte quello contabilizzato attualmente: 50 miliardi € invece di 18. Una bomba praticamente innescata, da 20 miliardi l’anno, chiamata contribuzione figurativa. Sono questi i lineamenti del sistema italiano di protezione sociale che scaturirebbe dall’applicazione del nuovo metodo di classificazione della spesa pensionistica e delle voci dello Stato sociale, contenuto in uno studio (dati ’99) elaborato dal sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla. Studio che sarà illustrato oggi al Cnel alla presenza, oltre che di Pietro Larizza, del ministro Roberto Maroni e dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. E che, privo di ricette politiche o ipotesi di intervento, ha il solo obiettivo di aprire un dibattito sui sistemi di classificazione delle uscite per il Welfare: anche perché all’interno della stessa Ue vengono utilizzati modelli diversi. Di qui la necessità di «gettare un sasso nello stagno» e aprire un nuovo fronte di discussione, anche in vista del semestre di presidenza italiana della Ue nel corso del quale quello delle pensioni sarà un tema centrale. E proprio sulle pensioni è arrivato il parere della commissione Bilancio della Camera, in cui sostanzialmente si chiede al Governo di "vincolare" ai pareri delle commissioni parlamentari i decreti attuativi della delega Maroni, soprattutto per la copertura finanziaria. Viene poi suggerito di abolire il limite minimo della decontribuzione sui neo-assunti (la forbice scende di fatto da 3-5 punti a 0-5 punti, spianando la strada a un taglio soft) e di introdurre progressivamente la "totalizzazione". La Cgil intanto torna all’attacco: i ministri Maroni e Tremonti stanno preparando un blocco delle "anzianità". «La sclerosi» dei conti. Nel rapporto Brambilla si parla di una «sclerosi» della comunicazione, nella classificazione europea (almeno in parte) e in quella nazionale delle voci di Welfare: l’Istat, ad esempio, continua a classificare i dati sulle pensioni senza tenere conto della distinzione tra previdenza e assistenza. Dati non corretti che vengono utilizzati dalla Ragioneria nella Relazione generale sulla situazione economica del Paese e poi forniti a Eurostat che li prende a riferimento. Separare previdenza e assistenza. Brambilla sostiene che occorre separare le voci previdenziali da quelle assistenziali: Tfr (nel ’99 ammontava a circa 15 miliardi €), indennità, una parte delle invalidità, integrazioni al minimo e "reversibilità" «non hanno la caratteristica di "pensioni"». Il sottosegretario considera grave la mancata contabilizzazione delle contribuzioni figurative e giudica sottostimate la spesa assistenziale degli enti locali, la spesa pubblica per la casa e i sostegni alla famiglia e contro l’esclusione sociale. Spostando queste voci, il costo dell’assistenza nel ’99 salirebbe dall’1,6% al 4,5% del Pil, la funzione disoccupazione dallo 0,4% all’1,76%, le uscite per la famiglia dallo 0,9% al 3,18% e quelle per l’esclusione sociale da quasi zero allo 0,34% del Pil. Il minor peso della previdenza. I dati Eurostat ’99 attribuiscono alla spesa complessiva per pensioni un’incidenza sul Pil del 17,2% (il 70,6% dell’intero costo del Welfare), che scende a quota 15,1% prendendo a riferimento la voce «spesa per pensioni e rendite». Per l’Istat invece le uscite complessive hanno raggiunto il 14,6% del Pil (59% del totale). Ma, applicando il metodo Brambilla, i dati mutando sensibilmente: la spesa per pensioni e rendite scende all’11,66% del Pil (il 47,8% del totale Welfare) e, nel computo complessivo, al 12,6% del Pil (51,69% del totale). Spese più alte per il Welfare. A salire sarebbe la spesa per il Welfare. Che dal 24,4% del Pil calcolato ufficialmente nel ’99 lieviterebbe al 27,5% (26,4% la media Ue) o, al netto dell’incidenza fiscale, al 25,4 per cento.
MARCO ROGARI