Il welfare riemerso (per ora) delle badanti

04/12/2002
il Riformista
 



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4 Dicembre 2002


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SANATORIA. UN SUCCESSO LIMITATO NEL .
DI COSTANZO RANCI
Il welfare riemerso (per ora) delle badanti

La "sanatoria" prevista dalla legge Bossi-Fini costituisce la più imponente misura
di emersione del lavoro nero svolto da lavoratori immigrati. Una gigantesca operazione
di regolarizzazione che riguarda per una parte considerevole (circa il 40 % delle istanze
di sanatoria registrate, pari a 300 mila famiglie) la categoria delle colf e "badanti".
E’ così venuto alla luce un fenomeno di dimensioni assai più ampie di quanto previsto
dallo stesso governo. Non ci voleva molto, in realtà, per rendersene conto: bastava consultare
l’Istat, secondo cui sono almeno 750.000 le famiglie italiane con un anziano che ricorrono ad
un servizio domestico o di cura individuale (in pratica, una ogni dieci). Metà di queste assumono,
appunto, una badante, ovvero una persona adibita alla cura personale di un soggetto non
autosufficiente. La stragrande maggioranza delle badanti, secondo l’Istat, è costituita da donne
immigrate, e quasi tutte erano, prima della sanatoria, irregolari e clandestine.
Un dato imbarazzante, se si pensa a quale sia l’immagine di "clandestino" veicolato da alcune
forze al governo. Ci voleva dunque la sanatoria per scoprire che l’attività delle badanti costituisce,
dopo l’impegno diretto dei familiari, il servizio di welfare più utilizzato dalla popolazione non
autosufficiente, a cominciare da quella anziana. (…)
Solo pochi anni fa le badanti erano il pallido ricordo di un’epoca passata, in cui le famiglie

facoltose assumevano e portavano in casa personale a pagamento per assolvere alle diverse
mansioni di servizio. Che cosa ha determinato l’esplosione di oggi? Vi ha contribuito senz’altro
la massiccia migrazione degli ultimi anni. L’incremento di offerta ha abbassato i prezzi,
rendendola accessibile anche a famiglie di reddito medio e medio-alto. Ma anche le politiche
pubbliche hanno fatto la loro parte. Non solo perché non si è investito a sufficienza nei servizi
pubblici a domicilio, per i quali restiamo da decenni il fanalino di coda dell’Europa. Ma anche
perché da anni si insiste su programmi fondati esclusivamente sulla distribuzione di indennità e
di sussidi monetari alle famiglie, lasciando che esse provvedano da sole a fornire le cure di cui
gli anziani necessitano. (…) Esse hanno finito per alimentare il mercato nero delle badanti. (…)
La grande quantità di richieste di regolarizzazione costituisce un successo della recente riforma?

Indubbiamente sì, se si considera che tali richieste spettano esclusivamente ai datori di lavoro e
non ai lavoratori e che esse comportano per i primi un onere economico una tantum non
indifferente (330 euro nel caso delle badanti) e un aumento considerevole del costo del lavoro
rispetto all’assunzione in nero (stimabile tra il 35% e il 50%, comprensivo di contributi, ferie,
tredicesima, liquidazione, ecc.). Sulla sua efficacia protratta nel tempo, tuttavia, non possiamo
non nutrire forti dubbi:
l’assenza di vincoli specifici e di controlli lascia supporre che una quota delle regolarizzazioni

riguarderà stranieri che non svolgono di fatto attività domestiche o di cura;
l’attività delle badanti è per sua natura a tempo determinato e soggetta facilmente a turn over;

essa richiede dunque un’elevata mobilità dei lavoratori, che è possibile solo con procedure
semplificate che prevedano tempi assai rapidi di assunzione; la complessità delle procedure
previste per la regolarizzazione, nonché il blocco perentorio e totale delle regolarizzazioni per
le badanti non ancora in regola, potranno incentivare in futuro il ritorno all’assunzione irregolare;
la riforma scarica tutti i costi della regolarizzazione sulle famiglie che assumono le badanti, senza

offrire in cambio alcun incentivo economico (in forma di deduzione fiscale, di minore contribuzione,
di voucher, ecc.); perché un cittadino anziano dovrebbe assumersi un costo mediamente superiore
del 35-50% per assicurarsi un’attività del tutto simile a quella che avrebbe attraverso un’assunzione
irregolare? E’ possibile che nell’immediato la pressione dei lavoratori e il timore di denunce abbia
fatto propendere per la regolarizzazione… Probabilmente il costo iniziale della regolarizzazione
(i 330 euro) è stato assorbito in gran parte dai lavoratori. Cosa accadrà quando la prevedibile
difficoltà di operare controlli renderà meno forte il timore?
Mossa da obiettivi di contenimento e di legalizzazione dell’immigrazione clandestina, la
regolarizzazione determinerà senz’altro un miglioramento delle condizioni di lavoro delle badanti,
che godranno ora di maggiore legittimità e di più chiari diritti. Diritti, tuttavia, che dipenderanno in
parte dalla disponibilità delle famiglie italiane a sobbarcarsi costi e procedure amministrative
altrimenti facilmente eludibili, in parte dalla possibilità per i lavoratori stranieri di subire, al fine di
coprire il costo della regolarizzazione, una riduzione del loro salario.
da www.lavoce.info



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