Il Welfare punta sulla mobilità

09/02/2005

    mercoledì 9 febbraio 2005

    sezione: ITALIA-POLITICA – pagina 15

      COMPETITIVITÀ – Maroni punta su un’indennità per i disoccupati pronti a recarsi fuori Regione Allo studio incentivi per emersione e reimpiego
      Il Welfare punta sulla mobilità
      Premio di risultato per le agenzie di collocamento Aliquota sostitutiva per il lavoro straordinario

        LINA PALMERINI

          ROMA • La traduzione pratica del welfare to work — la nuova strategia del ministero di Maroni — sarà anche più mobilità territoriale. Cioè, incentivi per i disoccupati che decideranno di accettare un nuovo posto fuori dai confini regionali. In sostanza, un disoccupato che percepisce un’indennità di mobilità o di cassa integrazione senza possibilità di rientro in azienda (i casi di fallimento, cessione di ramo d’azienda, chiusura) potrà capitalizzare la propria dote assistenziale se accetta un nuovo lavoro lontano dalla sua residenza. È questa una delle strade a cui stanno pensando al Welfare per trasformare l’assistenza in un rendimento, in un piccolo capitale finanziario da affidare al disoccupato che intende traslocare per motivi di lavoro. Ed è anche una delle soluzioni a quella immobilità che è stata uno dei difetti del mercato del lavoro italiano, incoraggiata da precedenti norme che "autorizzavano" il rifiuto di un posto troppo distante da casa.

          È questa una delle misure che sarà all’attenzione del ministro dell’Economia Siniscalco — in vista del provvedimento sulla competitività — e che sarà inserita in un pacchetto ribattezzato dal Welfare "legge Biagi 2". Ma questo pacchetto diventerà prezioso soprattutto a Palazzo Chigi, diventato il luogosimbolo di tutte le crisi industriali italiane. Perchè ora gli ammortizzatori non bastano più a raffreddare un clima sociale che sta diventando incandescente. E allora al Welfare puntano a far "fruttare" i soldi spesi sugli ammortizzatori come fossero un investimento, per creare nuova occupazione. Ma pensano anche di estendere le casse integrazioni in deroga sulla scia di quanto fatto dagli artigiani (vedi intervista accanto). In questo scenario, si abbandona anche la logica per cui il disoccupato che trova un posto perde il sussidio. Piuttosto, ora si sta pensando di accompagnare le due strategie come fossero un tandem: l’indennità che porta verso una nuova occupazione. Succede così che, chi vorrà mettersi in proprio, potrà capitalizzare l’indennità di mobilità o di cassa integrazione. Con la stessa logica, si sta pensando di non cancellare più il sussidio (come accade ora) se il disoccupato accetta un posto a tempo determinato. Nelle nuove misure, quel sussidio viene solo sospeso per la durata del contratto per poi continuare a erogarlo fino alla scadenza. Un principio che si vuole applicare perfino ai contratti a tempo indeterminato se, per alcune ragioni, vengono interrotti. E si fa strada anche l’idea di una cumulabilità tra sussidio e retribuzione: se un disoccupato trova un lavoro saltuario, può cumulare l’indennità con il salario purché non superi il reddito percepito precedentemente.

          Al momento si tratta solo di idee scritte in una bozza di cui il ministro Maroni sta discutendo con il suo entourage. Più scontata appare la parte degli sgravi sul costo del lavoro per le aziende che assumeranno i disoccupati in mobilità. Un ruolo più aggressivo avranno invece le agenzie di collocamento che potranno contare su un "premio di risultato" se riusciranno a far assumere quei lavoratori espulsi dalle aziende e "mantenuti" dalla mobilità o dalla cassa integrazione straordinaria. Inoltre si lavorerà sull’articolo 13 della legge Biagi, facendo leva sulle agenzie di somministrazione. Si sta pensando anche a figure ibride, cioè, agenzie sociali che siano in parte pubbliche, in parte private.

          Altro capitolo è l’emersione, ma qui comincia una salita durissima. Una delle più importanti novità — ma anche la più difficile da realizzare — è l’emersione del lavoro straordinario che oggi, soprattutto al Nord, viene pagato in nero o, come si dice, "fuori busta". Oggi lo straordinario, fiscalmente, si cumula con la retribuzione ma al Welfare vorrebbero proporre un’aliquota sostitutiva secca, solo per l’extra-lavoro. Non è detto che la norma passi, non solo per i costi ma anche per l’impatto che una fiscalità differenziata potrebbe avere sul sistema. Sempre sul fronte dell’emersione si lavorerà molto sui voucher, cioè sui lavori accessori che verranno liberalizzati sia sulle tipologie di lavoro che sulle imprese che potranno occuparli (oggi riguarda solo le famiglie). Si pensa in particolare a tutto il settore del commercio e del turismo che hanno bisogno di figure professionali saltuarie.

            Sgravi contributivi, infine, per i salari bassi: una vecchia idea che ora ha buone possibilità di diventare una nuova norma. I conti sono la nota dolente ma al Welfare mostrano sicurezza. «La copertura c’è per l’80%», ha dichiarato Maroni spiegando che verrebbero trasferiti i fondi che oggi finanziano il Ddl 848 bis verso il provvedimento sulla competitività (circa 600 milioni di euro all’anno). Ma i conti li faranno all’Economia.