Il Welfare ora studia altri incentivi

01/03/2004



        Domenica 29 Febbraio 2004




        E il Welfare ora studia altri incentivi


        ROMA – Incentivi, anche fiscali, per favorire lo sviluppo della previdenza integrativa. Un coinvolgimento più diretto delle parti sociali nella stesura del nuovo testo unico in materia previdenziale. Sono le due misure alle quali sta lavorando il ministero del Welfare per completare il pacchetto di emendamenti alla delega Maroni, che in parte (Tfr, decontribuzione e abbassamento dello "scalone") è già approdato in commissione al Senato. I due nuovi correttivi potrebbero anche essere presentati direttamente in Aula a Palazzo Madama. Intanto continua l’attacco dei sindacati al piano del Governo.
        Guglielmo Epifani torna a criticare il meccanismo scelto per alzare l’età pensionabile ma il ministro Antonio Marzano resta ottimista e dice di non credere a un muro contro muro.
        Roberto Calderoli (Lega) ribadisce che prima di portare la delega previdenziale alla discussione in Aula al Senato sarà «più conveniente per tutti» concludere il primo passaggio della riforma federalista.
        E aggiunge che il Carroccio presenterà il sub-emendamento per ammorbidire ulteriormente lo scalone (pensionamento con 57 anni di età e 38 di contribuzione) anche se la modifica riguarda un provvedimento presentato dal ministro del Welfare Roberto Maroni. Quest’ultimo si limita a dire: «Quando la Lega presenterà l’emendamento sarà valutato. Al momento non ho nulla da dire».
        Il leader dell’Udc, Marco Follini, ripete che la riforma delle pensioni va fatta, «al contempo però si deve portare la spesa sociale a ridosso della media europea».
        I nuovi correttivi. I ministeri del Welfare e dell’Economia stanno valutando le risorse necessarie (e conseguente copertura) per far scattare nuove agevolazioni, anche fiscali, per favorire il decollo della previdenza integrativa. Resta poi da sciogliere il nodo delle compensazioni da garantire alle imprese, soprattutto medie e piccole, per la perdita del Tfr che, anche con il meccanismo del "silenzio-assenso", sarà significativa. Una volta ultimati i conti, il ministero del Welfare definirà il correttivo che potrebbe anche essere presentato quando la delega approderà in Aula al Senato insieme ai ritocchi sul testo unico in materia previdenziale. In quest’ultimo caso, anche per recepire alcune delle indicazioni arrivate dai sindacati, il Welfare è intenzionato a prevedere un coinvolgimento più attivo delle parti sociali nella stesura del testo.
        La Lega insiste su "57+38". Il "mal di pancia" nella Lega non sembra cessare. Dario Galli, responsabile lavoro del Carroccio, ribadisce che mercoledì sarà presentato il sub-emendamento per consentire il prensionamento anche con 57 anni e 35 di contributi, «che rappresenta la posizione della Lega, suffragata da un Bossi che ha messo in evidenza che 60 anni è un limite troppo rigido per i lavoratori del Nord. Crediamo che il ministro Maroni avrà particolare sensibilità in questo senso». Sindacati all’attacco. Epifani afferma che il giudizio della Cgil sulle pensioni «non cambia perché l’innalzamento dell’età è ingiustificato». E aggiunge: «Bisogna cambiare in profondità, non si può obbligatoriamente lasciare i lavoratori quattro anni a lavorare a partire dal 2008.
        È una misura contro ogni buon senso».
        Anche Pezzotta ribadisce che che la riforma «non è accettabile per quanto riguarda l’innalzamento dell’età pensionabile» e per questo – aggiunge – il 10 marzo nell’assemblea dei delegati «faremo una proposta di mobilitazione».

        MARCO ROGARI