Il vicolo cieco del cassintegrato

15/02/2010

C’è un ritornello cantato a più riprese e da tutti gli schermi televisivi dai nostri governanti. Riguarda le soluzioni date alla crisi galoppante. Quella che chiude intere fabbriche e lascia sul lastrico un popolo di operai, impiegati, tecnici, atipici e non atipici, insegnanti o ricercatori. Il ritornello è riassumibile in queste poche parole: non abbiamo lasciato nessuno solo, abbiamo fatto in modo che attraverso la cassa integrazione i lavoratori espulsi dai processi produttivi rimangano comunque collegati alle rispettive aziende. Tutti tranquilli?
Ed ecco che scrive a questa rubrica Salvatore Lai di 45 anni, abitante vicino a Sassari. Uno che è da tre anni in cassa integrazione ed ora è in preda all’angoscia. Non riceve un euro da dicembre e rischia, se per caso lo richiamassero al lavoro, di non poter rispondere all’invito perdendo così il beneficio dell’ammortizzatore sociale. Un vicolo cieco disperante.
È uno dei tanti drammi che si nascondono dietro i messaggi rasserenanti del ministro del welfare Maurizio Sacconi. Salvatore è un operaio responsabile di reparto della fu Palmera Spa di Olbia, ora comprata dall’Asdomar.
Quando tre anni fa fu posto in cassa integrazione si sentì quasi fortunato rispetto ad altri. «Giusto per vedere il bicchiere mezzo pieno», commenta. La cassa integrazione, però, dal settembre dello scorso anno è passata “in deroga”, cioè pagata dall’Inps. I versamenti erano puntuali finché erano a carico dell’ex datrice di lavoro. Ora non più.
Così Lai aspetta ancora il corrispettivo di dicembre. Equi scatta l’altro problema. Se l’Asdomar lo dovesse chiamare come operaio stagionale, non potrebbe accettare. Non avrebbe i soldi per affittare una camera presso il luogo di lavoro. E se non risponderà positivamente all’azienda perderà, come da contratto sottoscritto tra Regione e sindacati, i benefici della cassa integrazione. Una beffa, un vicolo cieco.
Quanti saranno i Salvatore Lai sparsi nel Paese e non solo in Sardegna? Certo qui c’è di mezzo anche un Istituto, l’Inps, che non sente il dovere di attivare norme di emergenza in casi come questi. È scandaloso che si possa lasciare per due mesi un lavoratore senza un euro.
Sono atteggiamenti agevolati, lo ripetiamo, dal comportamento di un governo che ogni giorno impartisce lezioni di ottimismo. Chiude gli occhi e così incita altri a chiudere gli occhi. Mentre intorno fiumi di operai, dalle tante Termini Imerese e dalle tante Alcoa, manifestano e protestano. Sarebbe necessario un grido di allarme, una ricerca collettiva di proposte,untavolo davvero dialogante con i sindacati.
Nulla di tutto ciò. Hanno avuto un solo obiettivo: spaccare i sindacati, tentare di isolare la Cgil. E, nello stesso tempo, isolare gran parte del mondo del lavoro e far perdere autorevolezza al sindacato intero. Che unito oggi avrebbe ben altra voce in capitolo