Il vicepremier disse ad Angeletti: accetterebbe un disarmo bilaterale?

11/12/2003





11 dicembre 2003
RETROSCENA

E il vicepremier disse ad Angeletti: accetterebbe un disarmo bilaterale?
Lo stupore del ministro Tremonti, che in serata chiede se si è convinta anche la Cgil

      ROMA – All’inizio i sindacati pensano che sia una trappola, poi Gianfranco Fini prende in mano la partita, evita la rottura e pone le premesse per una possibile trattativa. Al primo piano di Palazzo Chigi, l’incontro con i leader di Cgil, Cisl e Uil è introdotto dai ministri del Lavoro, Roberto Maroni, e dell’Economia, Giulio Tremonti. Maroni difende strenuamente la riforma delle pensioni presentata in Parlamento, arrivando ad affermare che in essa ci sono tutte le risposte alle questioni poste dal sindacato. Tremonti aggiunge che, proprio per questo, non c’è alcuna possibilità che il governo ritiri le sue proposte, come vorrebbero Cgil, Cisl e Uil e che se le tre confederazioni vogliono presentare una proposta alternativa, questa deve essere equivalente, deve cioè sempre far risparmiare spesa previdenziale per un valore pari allo 0,7% del prodotto interno lordo. È in quel momento che Guglielmo Epifani (Cgil), Savino Pezzotta (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil) pensano che la riunione volga al peggio. Oppongono quindi le loro tesi a quelle del governo, cercando di spiegare perché sono contrari alla riforma che alza da 35 a 40 anni il minimo di contributi per la pensione di anzianità e perché, invece, si dovrebbe fare una discussione più ampia, su tutto lo Stato sociale. «Da una parte c’è il bianco e dall’altra il nero», sintetizza Fini. Come dire: posizioni inconciliabili. Poi, il passaggio chiave. Angeletti dice che, a certe condizioni, il sindacato è interessato al confronto. Fini prende la palla al balzo: «Lei sta proponendo un disarmo bilaterale?». «Esattamente», ribatte il segretario della Uil. Serve una pausa. Il sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta, da consumato mediatore, annuncia che il governo deve allontanarsi per un problema sorto sulla Finanziaria. I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil e i loro più stretti collaboratori restano soli e discutono di come tenere aperto il tavolo senza fare concessioni al governo. Paolo Pirani (Uil), propone che la riunione riprenda in forma ristretta, cioè solo col vicepresidente del Consiglio. Fini accetta e si chiude nel suo studio con Epifani, Pezzotta e Angeletti.
      A un certo punto, stupito, Tremonti chiede agli altri sindacalisti rimasti fuori: «Avete convinto anche Epifani?». Sì, il leader della Cgil, impegnato a tenere l’unità con Cisl e Uil, ha accettato. A una condizione: che col governo non cominci ancora una «trattativa», ma solo «un confronto». Significa che per ora il sindacato, formalmente, non rinuncia all’idea che Berlusconi ritiri la sua riforma. Ma intanto accetta di preparare una sua proposta. Che, se affronterà anche il nodo della spesa previdenziale (compresa l’età di pensionamento), aprirà le porte alla trattativa e all’accordo. Via via gli altri ministri entrano nello studio di Fini e si conclude quella che Pezzotta definisce «una tregua armata». Fino al 10 gennaio.
Enrico Marro


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