Il ventaglio dalla crisi al crack

16/07/2010

Dopo 34 anni su Viaggi del Ventaglio cala il sipario. E nel modo peggiore: col fallimento. Ieri sera il tribunale di Milano ha dichiarato il crack dello storica compagnia turistica: è la prima volta che un giudice in Italia manda in fallimento una società, per di più quotata (finora c’erano state richieste, come nel caso di Risanamento e Mariella Burani Fashion Group, ma senza che si arrivasse a tanto).
Un crack destinato a sollevare pesanti strascichi e un vortice di conseguenze: da possibili indagini penali su un’eventuale bancarotta, al destino di viaggiatori e vacanzieri che hanno prenotato la loro villeggiatura con il tour operator. Su Ventaglio pendeva già una class action che ora si aggrava ancora di più. A ieri sera la situazione non era ancora ben chiara. Dentro Viaggi del Ventaglio, che era finita in procedura concorsuale dallo scorso febbraio nell’estremo tentativo di salvataggio, ci sono numerosi marchi (Best Tours, Columbus, Ventaclub) e non è chiaro se anche questi, oggetto di procedure concorsuali separate rientrano nel fallimento dichiarato ieri. E cosa succede quindi anche a tutti quei pacchetti vacanze che fino a ieri sono stati venduti nelle agenzie. Così come il ruolo della superterna di liquidatori capitanata da Franco Tatò, che stava gestendo il faticoso salvataggio di quel poco di buono che era rimasto.
A sei anni dal crack Parmatour, a un anno da quello di Todomondo un altro pezzo di turismo italiano scompare. La dichiarazione di fallimento, che era stata avanzata dal Pm Luigi Orsi e accolta dal Tribunale, implica lo stato di insolvenza che a sua volta presuppone in linea teorica una bancarotta (semplice o fraudolenta): toccherà al curatore fallimentare stabilire se ci sono gli estremi per aprire un fascicolo d’inchiesta. E in prospettiva c’è anche un rischio revocatorie. Si fanno fosche le prospettive anche per la famiglia Colombo: il passo indietro di febbraio non è servito a nulla e ora il patron Bruno Colombo e i suoi figli vede sbriciolarsi il suo impero (di cui era ancora azionista per la parte in liquidazione) mentre all’orizzonte si profila il rischio di un’indagine penale sul dissesto.
Ventaglio è finita in fallimento schiacciata da un buco da 200 milioni di euro e perdite cumulate per oltre 100 milioni e senza più un euro di patrimonio netto (in deficit di 50 milioni) negli ultimi anni. Anni in cui il gruppo ha arrancato nelle difficoltà, tra tagli al personale e stipendi non pagati: non hanno portato alcun beneficio gli innumerevoli tentativi di salvataggio tra operazioni finanziarie (tra cui l’ingresso del controverso fondo Cornell, come testimoniato dal Sole 24 Ore del 9 dicembre 2006), vendite dei gioielli del gruppo (vari villaggi turistici in giro per il mondo e la compagnia aerea charter Livingston) e la ricerca (sempre fallita) di nuovi soci: l’ultimo cavaliere bianco in ordine di tempo, Poligest, composto da ex soci di BluVacanze, si era ritirato all’ultimo momento aprendo di fatto la fase terminale della crisi di Ventaglio. Crisi culminata con la messa in liquidazione e l’ammissione al concordato preventivo. Le acque sembravano essersi calmate.
La procedura, però, era stata bocciata ai primi di luglio dal commissario giudiziale, Giuseppe Verna, che aveva chiesto al Tribunale la revoca dell’ammissione al concordato per la società. A rendere nota la cosa era stata la Casa del Consumatore, denunciando una serie di conflitti di interesse e presunte operazioni poco chiare: primo, da ottobre 2009 ad aprile 2010 la società ha peggiorato i conti. Secondo, ai creditori privilegiati la proposta di concordato nega un pagamento in denaro che sarebbe loro dovuto per legge. Terzo, il valore delle nuove azioni della newco che verrebbero date ai creditori è indeterminabile. Quarto, il concordato rischia di essere approvato dagli stessi amministratori. Quinto, le modalità di ricapitalizzazione della società rischiano di lasciare il controllo del Ventaglio ai vecchi azionisti. Da ultimo, i proventi della vendita di alcuni immobili verrebbero incassati dagli stessi liquidatori/amministratori.