Il veltronismo fa breccia nella Cgil

02/07/2007
    sabato 30 giugno 2007

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    WELFARE – RIFORMISTI E MUSSIANI SONO CON LUI

      Il veltronismo fa breccia nella Cgil
      Minoranze filo-Prc escluse, s’intende

        di Ettore Colombo

          Piace parecchio, il sindaco di Roma, al sindacato italiano. Molto in casa Cgil, discretamente in casa Cisl (dove un suo fan è il segretario generale aggiunto Pieroaolo Baretta), poco o nulla in casa Uil, il cui segretario generale, Luigi Angeletti, intemde partecipare (anche se «a livello personale») alla Costituente socialista di Boselli e De Michelis. Dunque, nonostante Veltroni non abbia lesinato critiche al sindacato, sia nel suo discorso di Torino sia ieri, quando è tornato a indicare nell’innalzamento dell’età pensionabile «un obiettivo assolutamente da raggiungere», i commenti di molti cigiellini sono più che favorevoli.

          Tutti pazzi per Walter. Il segretario generale Epifani – ieri sera protagonista di un confronto a Serravalle col ministro degli Esteri Massimo D’Alema – si è rigirato tra le mani il suo discorso di Torino, l’altro giorno. Apprezzandolo in larga parte, ma mantenendo intatte tutte le sue perplessità, sul progetto del Pd, come ha spiegato alcuni giorni fa all’Unità. E che quelli di Veltroni non fossero attacchi ma «critiche costruttive» lo pensano in molti, dentro la Cgil, dalemiani compresi. Agostino Megale, presidente dell’Ires-Cgil e che dalemiano lo è nel midollo, definisce quello di Veltroni un discorso «di grande rigore politico, dove la tutela dei giovani e la lotta alla precarietà sono le priorità, al pari della lotta ai "fannulloni"». Il segretario confederale Achille Passoni, ex cofferatiano oggi democrat a tutto tondo e che ieri si trovava a Bologna per un attivo del Pd sul lavoro, è netto: «Intanto, c’è un forte riconoscimento di ruolo, per il sindacato, nelle parole di Veltroni; c’è lo stimolo a guardare i cambiamenti sopraggiunti nella società, grazie all’idea-forte dell’uscita dal post-fordismo. E le domande su rappresentanza e democrazia il sindacato deve farle proprie».

            Anti-Pd: Fiom e non solo. Tutto bene, dunque? Mica tanto, come sempre, in Cgil. Da un lato, c’è una parte di corso Italia che sta all’opposizione dura e pura, contro Epifani e contro ogni ipotesi di accordo, con il governo, sulle pensioni. Sia quelli (la "Rete 28 aprile") che fanno opposizione vera (pur se ultra-minoritaria, nei numeri) alla Cgil, capeggiati dal fiommino Giorgio Cremaschi, che la Fiom tout court. Il cui segretario generale Gianni Rinaldini ha però tenuto un discorso molto critico ma anche misurato (non "cremaschiano", cioè), nell’ultimo direttivo della Cgil, sul braccio di ferro in corso, insistendo soprattutto sulla richiesta di referendum «tra tutti i lavoratori», sull’accordo. Referendum che cisarà di certo e che la Fiom perderà: del resto, faceva notare ieri proprio Epifani a Repubblica, «anche sulla riforma Dini la Fiom votò contro». Sottinteso: la riforma fu fatta e passò. Pure la (rediviva) minoranza di "Lavoro e Società" è entrata in fibrillazione sia contro il Pd (vissuto al pari di una peste bubbonica che infesterà «l’autonomia» del sindacato da tutte le minoranze) che contro «mediazioni al ribasso» sullo scalone.

              I mussiani. «È importante che il Pd abbia trovato un leader vero e che si rafforzi, al fine di vincere le prossime elezioni», dice secco il segretario confederale Paolo Nerozzi, capofila dei mussiani doc dentro la Cgil, «ma accanto al Pd ci vuole una forte sinistra», diceNerozzi. Convinto, peraltro, che «la discesa in campo di Veltroni non porterà via energie da Sd, dentro e fuori la Cgil». Non resta che aspettare e stare a vedere.