Il vecchio custode non abita più qui

26/01/2011

Milano – Mille portinai a tempo pieno in meno a Milano dal 2006 a oggi Al loro posto dipendenti di agenzie. Oppure aiuti part time
C’era una volta il portiere. Anima del palazzo, prezioso fac-totum, collante tra i condomini. Aiuto per gli anziani, guardiano dei bambini, controllore di anonimi andirivieni. Affidabile presidio nei cortili all’ingresso delle case. Ma perché oggi spesso il custode non è previsto, o è contemplato solo per poche ore la mattina? Semplice: sempre più spesso questa figura viene messa in discussione per amor di risparmio. Aiuto in condivisione In tempo di crisi è facile lasciarsi tentare dalla soluzione più immediata: «Un portiere a tempo pieno costa sui 22 mila euro l’anno, 12-13 mila se part-time, meno ancora se addetto esterno: il risparmio può essere notevole» , valuta Stefano Rossi di Assoedilizia. Nelle costruzioni popolari storiche non gestite dall’Aler la figura del custode a tempo pieno è quasi scomparsa. Nell’area di Santa Giulia, dove le prime a essere realizzate sono state le case in edilizia convenzionata, pochi portinai son assunti in pianta stabile. E in altri quartieri come Bicocca, Bovisa, Portello, Certosa o Porta Nuova sono spesso in condivisione tra vari super condomìni. «Se una volta il custode badava a una ventina di nuclei al massimo e aveva con ciascuno un rapporto anche umano e di supporto, oltre che strettamente funzionale, ora siamo attorniati da grattacieli ed alveari giganteschi che mancano di una figura di riferimento simile» , riassume Piera Urso di Filcams-Cgil Milano. Secondo i dati di Ebinprof (ente bilaterale costituito da Confedilizia con Cgil-Cisl-Uil) l’anno scorso a Milano i custodi sono aumentati del 5%(500 sugli 11.000 registrati). «Alcuni stabili senza più portinaio si sono resi conto di averne invece bisogno» , interpreta Renzo Gardella di Confedilizia. Ma Urso non sembra convinta: «Si tratta per lo più di figure part time. La perdita di reddito per la categoria resta rilevante. Quando un portiere va in pensione spesso non viene rimpiazzato o è sostituito da collaboratori esterni. Noi abbiamo una percezione poco rassicurante: mille posti a tempo pieno persi nel giro degli ultimi tre-quattro anni» . Questione di sicurezza Eppure l’esigenza di un custode, in primis per ragioni di sicurezza, a Milano c’è, forse anche più di prima: «Parecchi portieri, specie se extracomunitari (gli stranieri sono il 65-70%del totale secondo Confedilizia), vengono assunti con contratti part-time ma prestano servizio molte ore in più» , afferma Giampiero Savastano di Ascf (Associazione per servizi di condominio e fabbricato). In alcuni quartieri, già da qualche anno, il Comune ha precettato dei «custodi sociali» per rispondere al bisogno di figure di coesione negli stabili più popolosi. E in molti palazzi, soprattutto quelli adibiti uffici, aziende terze svolgono mansioni del tutto analoghe a quelle dei portinai. «Ragion per cui — dice Gardella — sarebbe opportuno estendere il contratto anche a queste figure» Cosa che verrà presto discussa in sede di trattativa per il rinnovo del contratto collettivo, scaduto lo scorso 31 dicembre. Evoluzione possibile, anzi socialmente utile: «Forse si è perso il senso d’insieme di questo lavoro» , dice Urso. Gli impegnativi servizi di base, certo (pulizie, smistamento della posta, rifiuti, sorveglianza), ma anche il prezioso contributo al fluido svolgersi della vita di condominio. Legami da preservare All’estero, a Londra e New York, i portieri sono figure altamente specializzate, seguono corsi di formazione e diventano veri e propri manager dello stabile» , rileva Savastano. «L’affidabilità di una persona nota ai condomini a disposizione tutto il giorno non è sostituibile con una professionalità diversa, presente a singhiozzo» , gli fa eco Marisa Freschi di Sunia-Cigil. «Avere il portinaio fisso è rassicurante non solo per i condomini meno autonomi, ma per tutti: è una garanzia di controllo, supervisione e continuità» , aggiunge ancora Rossi. Come a dire che se questa nostra grande metropoli vorrà tornare un po’«umana» , dovrà rivitalizzare i cortili e preservare il legame delle case coi loro abitanti. Partendo, forse, proprio da qui: da un coraggioso investimento su di loro, gli angeli «custodi» dei palazzi.