Il Vaticano: siamo sull’orlo di uno scontro tra civiltà

25/03/2003




              25/3/2003

              Grido d’allarme di Ruini, presidente della Cei
              Il Vaticano: siamo sull’orlo di uno scontro tra civiltà
              «I vescovi sono totalmente solidali con il Papa e con i suoi appelli in favore della pace» Il cardinale Martini: purtroppo i disastri di questa guerra erano facilmente prevedibili

              CITTÀ DEL VATICANO
              E´ la guerra di civiltà, il timore che aleggia fra i vescovi italiani, un timore a cui ha dato voce ieri il Presidente della Cei, il cardinale Camillo Ruini, mentre Giovanni Paolo II incassava il «grazie» del mondo islamico italiano, e riceveva una delegazione di evangelici luterani d´America in udienza in Vaticano. «In una situazione mondiale piena di pericolo e di insicurezza, tutti i cristiani sono chiamati a unirsi nel proclamare i valori del Regno di Dio. Gli avvenimenti dei giorni recenti rendono questo dovere solo più urgente». Gli ha fatto eco, da Gerusalemme, il cardinale Carlo Maria Martini, in una dichiarazione affidata alla Radio vaticana: «Purtroppo il Papa ci aveva ammonito ampiamente nei mesi e nelle settimane scorse sui disastri di una guerra e adesso stiamo assistendo giorno per giorno a ciò che si poteva prevedere, cioè disastri, morti, feriti, prigionieri, bombardamenti, città a fuoco. Cose spaventose. Ci accorgiamo di essere di fronte a qualcosa che nega tutto ciò che l´umanità deve e vuole essere». Purtroppo ha concluso Martini, la pace comporta «sacrifici» e «gesti di buona volontà da parte di tutti, che purtroppo non ci sono stati». E non appare chiaro neanche ai diplomatici in talare quanto e se sia percorribile adesso questa strada. Ma la richiesta, e l´auspicio, è evidente, e l´ha espresso ieri il cardinale Ruini: «Come Vescovi italiani siamo totalmente solidali con il Papa – ha detto – e nelle ultime settimane abbiamo ripetutamente unito, e continueremo ad unire, la nostra preghiera alla sua preghiera, la nostra voce alla sua voce, affinché il conflitto abbia termine al più presto, siano risparmiate le vite umane e siano ristabiliti costruttivi rapporti internazionali». Lo spettro che più preoccupa a lunga scadenza è quello del conflitto mondiale: «Alla base dell’impegno che condividiamo con il Santo Padre c’è anche la preoccupazione profonda di evitare uno scontro di civiltà, che per di più potrebbe tragicamente richiamarsi a malintese motivazioni religiose». Senza dimenticare che anche in un conflitto fra la coalizione, e l´Iraq laico e «baathista» potrebbero pescare elementi diversi. Non a caso il Presidente della Cei ha citato l’Angelus di domenica 23 febbraio, in cui il Papa dichiarava: «E’ doveroso per i credenti, a qualunque religione appartengano, proclamare che mai potremo essere felici gli uni contro gli altri; mai il futuro dell’umanità, mai, mai potrà essere assicurato dal terrorismo e dalla logica della guerra». Ruini ha poi espresso il timore che la guerra in Iraq abbia «indebolito l’attenzione per il conflitto che continua ad infiammare la Terra Santa e che invece fa parte di un medesimo contesto di crisi, ed anzi è la fonte forse principale di quegli odi e contrapposizioni che rendono tanto temibili gli scenari di uno scontro di civiltà». E´ interessante in questo contesto il documento dell´Unione delle comunità musulmane (Ucoii) che loda Giovanni Paolo II, i vescovi cattolici e le gerarchie delle chiese protestanti presenti in Italia per le loro «inequivocabili posizioni» a favore di una soluzione pacifica della crisi irachena, recepite dai credenti con «impegno e continuità ammirevoli». I musulmani ringraziano «la misericordia divina» per il fatto di trovarsi «in un Paese in cui la stragrande maggioranza della popolazione si è schierata contro la guerra e in cui, nonostante le posizioni assunte dal governo, milioni di cittadini sono impegnati quotidianamente in una testimonianza attiva della loro disapprovazione e della loro opposizione». A questo proposito il cardinale Ruini ha invitato però al discernimento, «affinché l’impegno per la pace non sia confuso con finalità e interessi assai diversi, o inquinato da logiche che in realtà sono di scontro». In futuro, «all’impegno per porre finalmente termine a questo conflitto deve al più presto aggiungersi uno sforzo grande e concordato per stabilire nuovi e costruttivi rapporti con i Paesi islamici, per aiutare lo sviluppo dei popoli più poveri e per favorire, in maniera pacifica ma non per questo meno stringente e concreta, i processi di democratizzazione nelle nazioni ancora oppresse da talvolta feroci dittature».

              Marco Tosatti