Il turismo traina la crescita dei servizi

03/09/2004


        sezione: ECONOMIA
        data: 3 settembre 2004 – pag: 28
        Il turismo traina la crescita dei servizi
        MILANO – A trainare la crescita del settore servizi, il più vivace dal punto di vista occupazionale, è, stando ai dati diffusi ieri dall’Istat, il comparto turistico. Ma lascia intravedere buone prospettive di sviluppo anche il credito: in particolare, le assicurazioni rappresentano una valida promessa.
        La vera nota dolente, invece, sono i trasporti. Secondo l’Istat c’è stato un incremento dello 0,1% degli occupati a giugno scorso, un dato che non trova d’accordo Ubaldo Pacella della Fit-Cisl. Eppure anche i trasporti stanno vivendo una stagione di profondo cambiamento, che nel medio e lungo periodo dovrebbe dare respiro al settore.

        Ma secondo Pacella, la situazione è più complessa: il riassetto richiederà
        ancora molto tempo, «direi che solo le ferrovie sono a buon punto e dal 2005-2006 potrebbero aprirsi degli spiragli. Ma per quanto riguarda trasporto pubblico locale e trasporto aereo, siamo ancora in alto mare.
        Il dato Istat parla di una variazione talmente esigua, che noi non l’abbiamo
        nemmeno percepita; in generale il settore continua a vivere un momento di stagnazione se non di decremento».

        I bilanci delle società assicurative, invece, parlano di grandi utili, il dato Istat rileva una diminuzione degli impiegati dell’1,3% ma, commenta Riccardo Treu della Cgil, «le riduzioni, considerata la fase di transizione del comparto sono molto contenute. Ci sono dei buoni segnali per il futuro: sono in crescita i call center, cioè la stipula dei contratti assicurativi per telefono, e la previdenza complementare. Vale a dire le assicurazioni per malattia, le tutela in caso di catastrofi naturali e il "long term care", ossia le forme assicurative che coprono la vecchiaia, e sono effettive da quando non si è più autosufficienti».

        Commercio e turismo sono i settori che offrono più possibilità di ssunzione.
        Il turismo, dice Brunetto Boco (Uil), «non sta andando male, certo bisogna
        fare i conti con una diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie, con l’aumento dei prezzi e, con una stagione estiva che non può essere paragonata a quella record dello scorso anno».

        Il problema, sottolineano Cisl e Uil, sta nel fatto che in questo più che in altri settori, c’è una forte presenza di contratti a termine e di part-time e quindi la vivacità del settore può anche significare la fuoriuscita di lavoro stabile. Per quanto riguarda il commercio (+2,7%), il presidente della Fipe-Confcommercio Edi Sommariva ha lamentato ieri la mancanza di lavoratori per i pubblici esercizi. In generale, in questo settore va fatto un ulteriore distinguo fra lavoro dipendente e lavoro autonomo.

        Se si considera il solo lavoro dipendente l’occupazione è incrementata, grazie soprattutto allo sviluppo della grande distribuzione.

        SILVIA ORTONCELLI