Il turismo teme una nuova crisi

20/03/2003

              giovedì 20 marzo 2003

              Le tensioni internazionali rischiano di pregiudicare la stagione, gli operatori preoccupati per un altro effetto 11 settembre
              Il turismo teme una nuova crisi
              In allarme le compagnie aree internazionali. Piano di austerità per Alitalia

              Bianca Di Giovanni

              ROMA Il vertice Alitalia emana la circolare che avvia il «piano di rigore»
              per affrontare la crisi guerra: blocco del turn-over, stop a straordinari e
              trasferte, blocco di investimenti e delle consulenze esterne, cancellazione di 50 voli giornalieri. Novità dalla compagnia di bandiera anche per i clienti: in caso di inizio del conflitto i passeggeri potranno rientrare anticipatamente alle loro destinazioni di origine senza il pagamento della penale.
              Per i biglietti già emessi per voli futuri, si possono cambiare le prenotazioni entro il 31 maggio, scegliendo una data che non vada oltre il 31 dicembre 2003.
              Così il vettore italiano si attrezza ai tempi di guerra, che potrebbero
              costare alle sue casse circa 100 milioni di euro (stima in caso di conflitto di due mesi). Non a caso la Borsa, che chiude in rialzo, penalizza il titolo (-0,8%). I venti di guerra si abbattono su tutto il settore, con perdite pesanti soprattutto tra le compagnie Usa. Continental annuncia una diminuzione delle destinazioni dal 6 aprile
              al primo maggio, United Airlines una riduzione di capacità del
              10-12%. Le aziende di trasporto aereo, già colpite duramente dopo l’11 settembre, oggi si ritrovano «declassate» da Standard & Poor’s per le prospettive di perdite finanziarie.
              L’agenzia americana «boccia» tra le altre anche alcune europee di «rango» come British Airways, Lufthansa ed anche la statunitense Delta, con cui Alitalia ha un accordo commerciale.
              Il vettore britannico ha già sospeso i voli per Kwait city e per Tel
              Aviv. La Iata (l’associazione del trasporto internazionale) stima fra e il 5 e il 20% a livello mondiale il calo del traffico aereo in caso di guerra all’ Iraq. La cifra è stata ipotizzata sulla base del precedente storico attacco all’Iraq del 1991 (quando il calo fu tra il 10 e il 15% dopo nove mesi), e nel caso in cui la guerra durasse un mese e la riduzione del traffico fosse limitata alla zona mediorientale e verso gli Stati Uniti. Altre cifre le fornisce la Air Transport Association, associazione
              del trasporto aereo Usa, secondo cui lo scoppio di una guerra
              in Iraq brucerà 10,7 miliardi di dollari nel 2003 e circa 40mila posti di
              lavoro.
              Cattive notizie anche sul fronte del turismo, strettamente legato a quello
              del trasporto aereo. Il presidente dell’Enit Amedeo Ottaviani stima che
              l’inizio della guerra in Iraq porterà a una flessione nei voli tra Stati Uniti e Europa del 30-40%, mentre nei viaggi infraeuropei il calo potrebbe essere contenuto tra il 10 e il 15%.
              Quanto a Federalberghi-Confturismo, il presidente rivela che già da un paio di mesi gli operatori italiani stanno assistendo a cancellazioni di voli e di prenotazioni alberghiere, soprattutto nelle città d’arte che vivono principalmente di turismo nord-americano.
              Per quanto riguarda il futuro,già il 30-40% delle prenotazioni di visitatori americani sono state cancellate.
              La «bomba-guerra» arriva proprio sull’alta satgione delle città d’arte, tradizionalmente fissata in occasione delle ferie pasquali. «Le presenze italiane e europee – avverte il presidente Confturismo – non saranno in grado di sostituire la mancata presenza americana e quindi i risvolti economici ed occupazionali temo si faranno sentire».
              Se il conflitto sarà breve e se non ci saranno altri attacchi terroristici,
              la ripresa per l’industria dei viaggi potrà arrivare già in estate, con buone prospettive per fine anno.