Il turismo soffre l’Iva troppa alta

01/12/2003



      Sabato 29 Novembre 2003

      Turismo
      Il turismo soffre l’Iva troppa alta

      Il business delle vacanze – Allarme degli operatori: gli squilibri tra le aliquote agevolano Francia e Spagna

      VINCENZO CHIERCHIA


      DAL NOSTRO INVIATO

      ABANO TERME – Gli operatori turistici chiedono il rilancio di progetti strategici per il settore, una politica fiscale coordinata tra Ue e Governi nazionali e non nascondono le preoccupazioni per il continuo rafforzamento dell’euro. Queste le principali sollecitazioni emerse ieri al secondo Forum europeo sul turismo organizzato ad Abano Terme (Padova) nell’ambito della presidenza italiana della Ue. La giornata conclusiva del Forum si svolgerà oggi a Venezia. «La marcia della moneta unica europea rischia di essere una palla al piede nel momento in cui il mercato sta ripartendo» commenta Bernabò Bocca, presidente di Confturismo. «Si profila un’ulteriore perdita di competitività – aggiunge Edi Sommariva, segretario generale della Fipe, l’associazione dei pubblici esercizi di Confcommercio – per bar e ristoranti». I rischi relativi all’effetto cambio hanno rinfocolato le polemiche sul fronte fiscale. Gli operatori italiani hanno chiesto un’armonizzazione dell’Iva, a causa dei divari (anche 16 punti, nel caso degli stabilimenti balneari tra Italia e Spagna) con altri Paesi europei. Dal ministero delle Attività produttive, per bocca del sottosegretario Giovanni Dell’Elce, sono arrivati dei segnali di disponibilità a discutere del problema, almeno per quanto riguarda la parte italiana: «Anche il ministro Tremonti deve rendersi conto che il turismo per l’Italia è molto importante». Ma dalla Commissione Ue c’è stata invece una chiusura a prendere in considerazione il problema – come ha sottolineato Steven Bill, dirigente del servizio tasse e dogane della Ue – a causa del ruolo primario svolto dai Governi nazionali. «L’Europa deve farsi carico di una azione più efficace nei confronti dei Governi dei vari Paesi, altrimenti – ha detto Bocca – fallisce il confronto europeo e si perpetuano gravi forme di distorsione della concorrenza». «Il problema della competitività è fondamentale e urgente – ha affermato Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federturismo-Confindustria – e i divari sull’Iva tra i vari Paesi Ue sono decisamente penalizzanti proprio per l’Italia, nel momento in cui dobbiamo fronteggiare un aumento dell’euro rispetto alle grandi aree ad alta potenzialità turistica come gli Usa, da un lato, e l’Asia dall’altro». Tutte aree che ricadono nell’influenza del dollaro. Tra l’altro le attese sono concentrate sulle potenzialità del bacino cinese, stimato in oltre cento milioni di potenziali turisti per l’Europa nei prossimi anni, e sul rilancio degli arrivi dagli Usa: solo il 15% degli americani, ha affermato Umberto Ottaviani, presidente dell’Enit, ha il passaporto e viaggia all’estero. «Il turismo in Europa deve diventare un vero e proprio settore produttivo con regole chiare e condivise e un’organizzazione adeguata – ha rilevato Gaetano Orrico, presidente di Assoturismo -. Il primo passo da fare è l’inserimento del turismo nel testo della Convenzione Ue. Inoltre non è più possibile che in Europa si adottino regimi Iva molto differenziati, falsando la concorenza interna». Ma come rileva una analisi di Confturismo i divari sono enormi: nel comparto alberghiero l’Italia è al 10% e la Francia al 5,5%, la Spagna al 7 per cento. Nella ristorazione l’Italia è sempre al 10% contro il 7% della Spagna. «E Francia e Spagna – dice Bocca – sono diretti concorrenti. Opportune poi le agevolazioni Iva sul turismo d’affari, congressi e sulle agenzie di viaggio».