Il turismo perde quote di mercato

20/09/2005
    martedì 20 settembre 2005

      ECONOMIA ITALIANA – pagina 17

        L’INDUSTRIA DELLE VACANZE • A Napoli il rapporto del Centro studi Confindustria sulle strategie per rilanciare il comparto

          Il turismo perde quote di mercato

            In Italia il peso del settore cala, in Francia e Germania cresce

              VINCENZO CHIERCHIA

                DAL NOSTRO INVIATO
                NAPOLI • Il settore turistico perde quota sul Pil in Italia, mentre negli altri Paesi aumenta, gli investimenti pubblici non reggono il passo di Francia e Spagna. Il Belpaese sembra un ricordo: arrivano sempre meno visitatori (-7% quest’anno) dall’estero, mentre la domanda interna langue e manca una strategia del Governo.

                Per affrontare il declino del settore Confindustria lancia oggi da Napoli quello che si può definire come «un progetto Paese per il turismo» .
                A preoccupare gli imprenditori è la caduta verticale di competitività dell’Italia sullo scenario turistico internazioanle. Tra il 1990 e il 2004 il movimento turistico globale è passato da 450 a 750 milioni di persone.
                L’Italia ha invece drasticamente perso quote di mercato, come rileva il Centro studi Confindustria. Da essere il Paese leader mondiale nel turismo nel 1970, l’Italia ha oggi una quota del 4,9% appena mentre la leadership spetta alla Francia (9,9%), seguita da Spagna (7,1%), Stati Uniti (6,1%) e, da ultimo, Cina (5,5%) che ha superato quest’anno di slancio il nostro Paese.

                Peraltro tra i Paesi avanzati l’Italia è l’unico che, nell’ultimo decennio, ha visto calare dal 6,13% al 5,68% l’incidenza del settore turistico in senso stretto sul Prodotto interno lordo, mentre altri Paesi come Croazia, Tunisia, Spagna, Francia, Germania e Gran Bretagna hanno visto il comparto turistico accrescere la proprio ruolo sul Pil.

                L’indagine CsC ricorda poi che l’Italia perde anche il confronto degli investimenti pubblici. Secondo le rilevazioni 2005 la Francia investe, a livello aggregato, circa 17,8 miliardi (di dollari) nel comparto turistico pari all’ 1% del Pil e per il periodo 2006-2015 si prevede un incremento annuo degli investimenti nell’ordine del 2,1%. La Spagna, che negli anni 80 ha nettamente sorpassato l’Italia, investe (sempre stime 2005) 12,9 miliardi di dollari e per i prossimi anni si stima una crescita media annua dell’ 2,2% degli investimenti. E in Spagna gli arrivi dall’estero crescono oggi del 6% l’anno.

                Sta poi puntando massicciamente sul turismo anche la Gran Bretagna che investe 14,3 miliardi di dollari (0,8% del Pil oggi) e si prepara a incrementare gli investimenti del 2,9% all’anno entro il 2015. Per l’Italia invece si stimano interventi per 13 miliardi (0,8% del Pil) ma l’incremento atteso per i prossimi anni si attesta solo sull’ 1,6 per cento.
                La competizione nel Mediterraneo si farà sempre più dura. Egitto, Marocco, Tunisia, Croazia stanno accelerando gli investinenti a tassi che arrivano anche al 5% l’anno come nel caso dell’Egitto.

                Invece, dal 2000, l’Italia ha già perso circa 5 milioni di turisti stranieri, buona parte dei quali dall’area tedesca che ha rappresentato per anni più di un terzo di tutti gli arrivi.

                Sotto accusa i prezzi alti, l’analisi del CsC rileva che i prezzi degli hotel a Milano (156 euro) e Roma (148) sono nettamente superiori a quelli di Barcellona (112), Berlino (88) o Bruxelles (99).

                  Un ruolo chiave per il rilancio sarà infine giocato dalle Regioni che hanno competenza piena sul turismo. «C’è un clima di collaborazione con il Governo — commenta Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni —. Ci vogliono risorse adeguate per rilanciare il turismo e questa Finanziaria dovrà dare indicazioni chiare» . Errani boccia invece il progetto del Governo da 140 milioni per creare un maxiportale turistico italiano. «È una iniziativa isolata — spiega — che rischia solo di creare confusione e disperdere risorse, mentre servono progetti di sistema per il Paese» .