Il Turismo in difficoltà chiede sgravi fiscali

18/09/2002

            18 settemre 2002

            Secondo i dati Fiavet calano i visitatori stranieri nel nostro Paese mentre gli italiani riducono le vacanze e spendono sempre meno
            Il Turismo in difficoltà chiede sgravi fiscali

            Marco Tedeschi

            MILANO L’estate è trascorsa senza
            ridare ossigeno al settore del turismo
            in crisi e gli operatori del settore
            chiedono ora aiuto al governo
            sul fronte degli sgravi fiscaliu.
            Secondo i dati diffusi dalla Fiavet
            (la Federazione Italiana Agenzie
            di viaggi e turismo), nei primi
            sette mesi dell’anno si sono registrati
            ben 186mila turisti americani
            in meno in visita a Roma
            (-20% delle presenze). Assenti nella
            capitale anche i giapponesi,
            80mila in meno (-19%) rispetto al
            trend tradizionale. Non è valso ad
            equilibrare l’apporto in termini valutari
            l’andamento positivo degli
            arrivi dai paesi dell’Ue e dall’Europa
            orientale.
            Ad influire su questo andamento
            altalenante hanno influito,
            oltre all’effetto 11 settembre e ai
            venti di guerra Stati Uniti-Iraq, la
            crisi economica di diversi paesi, le
            ipotesi di attentati terroristici e,
            per finire, le condizioni meteorologiche,
            che spesso hanno determinato
            partenze anticipate.
            Gli italiani, inoltre, hanno viaggiato
            di meno verso località lontane
            e a medio raggio anche, secondo
            Antonio Tozzi, presidende di
            Fiavet, «per una minore capacità
            di spesa: in questo senso, abbiamo
            registrato 8.800 milioni di euro di
            ricavi valutari in meno nei primi
            cinque mesi del 2002 rispetto allo
            stesso periodo dell’anno passato».
            Gli italiani hanno scelto vacanze
            alternative e poco costose: campeggi
            e agriturismi hanno riscosso
            successo, sia pure con una crescita
            inferiore rispetto al passato, così
            come gli itinerari enogastronomici
            e i soggiorni-benessere nelle
            beauty farm.
            Particolare interesse è stato rilevato
            verso le regioni del Sud, scelte
            da un italiano su tre. Gettonate
            la Puglia e soprattutto la Calabria
            (per questa si parla di incrementi
            vicini al 20-25%). Per la prima volta,
            inoltre, nel panorama delle regioni
            italiane a vocazione turistica,
            si è affacciata la Basilicata. Tra
            le mete estere, la più venduta è
            stata la Spagna, seguita dalla Grecia
            e dall’Egitto. La ripresa dei viaggi
            verso gli Stati uniti e l’America
            del Nord è stata invece modesta.
            Per risollevare il settore, la Fiavet
            lancia alcune proposte di modifiche
            legislative. «Dobbiamo essere
            più competitivi – ha precisato
            Tozzi – e allinearci ai costi degli
            altri paesi europei». Per questo, la
            Federazione chiede, in particolare,
            la riduzione dal 20% al 10%
            dell’aliquota Iva per le attività di
            organizzazione di viaggi e soggiorni
            da parte delle imprese. Per questo
            intervento la copertura finanziaria
            necessaria è stimata in 20
            milioni di euro.
            «Gli sconti fiscali – ha sottolineato
            Tozzi – in favore del settore
            auto per aiutarlo ad uscire dalla
            crisi, sono stati davvero il massimo
            e ciò dimostra ancora una volta
            la sperequazione degli interventi
            dello Stato tra settore e settore.
            Perchè il governo non si decide a
            prendere in considerazione la possibilità
            di allineare l’aliquota a
            quella di altri paesi dell’Unione europea
            nostri diretti competitori,
            nei quali l’Iva applicata agli stessi
            servizi varia dal 5 all’8%».
            Infine una stoccacta a i sindaci
            delle isole minori italiane: «non
            credano che inserendo una gabella
            per l’ingresso dei turisti si possa
            rilanciare il settore».