Il turismo cerca di uscire dalla crisi

17/02/2003




Domenica 16 Febbraio 2003
TURISMO
Il turismo cerca di uscire dalla crisi

L’industria delle vacanze – Recuperato a fatica il crollo del 2001 ma le previsioni per quest’anno indicano una stagnazione


MILANO – Il turismo italiano si è ripreso dalla batosta del settembre 2001, ma ancora non riesce a ritrovare una solida via di sviluppo, anche per "colpa" delle tensioni internazionali. Così ieri a Milano, primo giorno della Borsa del turismo (Bit), che quest’anno vede impegnati 5mila espositori, il clima non era di gran festa. La Bit non è semplice vetrina. Qui si misura lo stato di salute dell’economia turistica nazionale, ormai riconosciuta come risorsa primaria del sistema Italia, che con un fatturato di 75 miliardi di euro e 2 milioni di occupati contribuisce al 7% del Pil. Il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, inaugurando la manifestazione ha sottolineato che l’industria del turismo «ha fatto fronte alla crisi seguita agli attentati dell’11 settembre assorbendo il calo delle partenze intercontinentali con il rafforzamento di quelle intracontinentali». Il settore, ha aggiunto, è riuscito a tenere perché «viaggiare è ormai diventata un’irrinunciabile forma di libertà profondamente radicata nel Dna dei cittadini». Il ministro ha poi elencato le iniziative che il Governo intende adottare nel corso del 2003, a partire dal tentativo di "dirottare" fondi europei sul settore. Marzano ha anche evidenziato l’importanza di una collaborazione tra governo centrale e Regioni: «Stiamo preparando una commissione intersettoriale sul turismo cui parteciperanno i ministri dei Beni culturali, Attività produttive, Infrastrutture e trasporti, Ambiente e Sanità, affiancati dai rappresentanti degli Enti locali». Sul rischio dello scoppio della guerra in Irak, e sulle possibili conseguenze per il settore (e più in generale dell’economia nazionale) Marzano ha osservato che «se la guerra dovesse esserci, l’importante è che sia breve in modo che venga così dissipata ogni incertezza e tutto torni alla normalità». Il riferimento è al calo della produzione nel 2002 sul quale, ha aggiunto Marzano, hanno pesato la crisi economica in Germania, il prezzo in forte crescita del petrolio e i numerosi «scioperi fatti per ragioni diverse da quelle che attengono ai rapporti di lavoro». Sul pericolo guerra è intervenuto anche il presidente di Confcommercio, Sergio Billè: «Il 2003 – ha osservato – si apre all’insegna della massima incertezza, il fattore più preoccupante per il turismo resta il crollo della domanda americana», insostituibile per volume di spesa. A margine del suo intervento, il ministro ha anche risposto alla proposta del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, di introdurre dazi antidumping per tutelare l’economia italiana dall’arrembaggio di prodotti stranieri a prezzi stracciati, affermando che «i dazi provocano ritorsioni degli altri Paesi, il modo migliore per proteggere la produzione italiana è accrescere la competitività del sistema Paese». Ieri Confturismo (Confcommercio) ha poi presentato il bilancio 2002 dell’industria vacanziera italiana e le previsioni per il 2003. «Ci lasciamo alle spalle un’annata all’insegna della stagnazione – ha detto il presidente, Bernabò Bocca – in cui il recupero registrato a fine anno si spiega se confrontato con la disastrosa chiusura del 2001, avvenuta sotto l’effetto 11 settembre». Il comparto alberghiero ha registrato una diminuzione dei pernottamenti dello 0,2%, male anche i campeggi (-1,8% gli arrivi), mentre si può definire disastroso il bilancio degli stabilimenti balneari che hanno patito un calo del 50% delle presenze. In controtendenza ristoranti e bar, che hanno registrato un +0,5% nei consumi e i residence (+0,5% dei pernottamenti). Le agenzie di viaggio, oltre a perdere clienti hanno registrato anche mancate assunzioni. Secondo la Fiavet è cresciuto (+13,4%) il numero di agenzie dove l’attività operativa viene svolta, senza dipendenti, direttamente dal titolare. La bilancia valutaria ha risentito della riduzione di arrivi da Usa e Giappone segnando un calo delle entrate del 3%. Il 2003 dovrebbe essere l’anno della ripresa. «Ma la guerra in Irak – ha sottolineato Bocca – resta un’incognita pesante: la gente preferisce aspettare a prenotare, ha paura di trovarsi lontana da casa quando la guerra scoppierà».
NICOLA DI MOLFETTA